vogliono mettere i lupi nelle riserve

Vogliono mettere i lupi nelle riserve prendendo come esempio il parco di Yellowstone negli Stati Uniti. Un’idea (assurda) per evitare gli abbattimenti.

Dopo le proposte di abbattimento, di uso dei proiettili di gomma come dissuasori ora viene avanzata l’idea, singolare, di mettere i lupi in riserva, per proteggere gli animali di malghe e alpeggi.

Secondo quanto riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera (leggi qui) il sottosegretario alla pubblica amministrazione Mattia Fantinati, deputato del Movimento 5 Stelle, dichiara che non occorre uccidere i lupi, basta semplicemente confinarli.

 «Vanno create delle riserve, proteggendo gli allevatori per incentivare l’ecoturismo. Gli introiti dell’economia del lupo, nel parco di Yellowstone, sono pari a 35 milioni di dollari». (M. Fantinati al Corriere della Sera).

Il problema, come sempre, sono le predazioni (reali e presunte) che i lupi fanno nei confronti del bestiame d’allevamento. Qualcuno è persino arrivato a ipotizzare che questo avvenga perché i lupi sono troppi e non trovano, nella fauna, sufficienti risorse alimentari. Un’ipotesi davvero surreale perché nel nostro paese certo non mancano gli ungulati selvatici e altre prede.

Lo hanno ripetuto fino alla nausea le organizzazioni venatorie e le regioni per autorizzare gli abbattimenti dei cinghiali e di cervi e caprioli. Quindi eliminiamo dal tavolo il fatto che non ci siano abbastanza prede naturali per i lupi e che, per questo, rivolgano le loro attenzioni nei confronti di vacche, pecore o cavalli.

La realtà è che nell’ultimo secolo le abitudini dei pastori sono cambiate, proprio perché si sono abituati a fare la loro attività senza predatori. I lupi erano stati sterminati e per decenni non se ne sono più visti sulle Alpi e sugli Appennini, salvo i pochi esemplari che vivevano in sparuti gruppi nei boschi del sud.

L’assenza di predatori ha reso inutili le difese che erano da sempre attuate per proteggere il bestiame: cani, pastori sempre presenti sui pascoli e recinti. L’unico vero problema, ancora attualissimo anche se raramente arriva agli onori della cronaca, era rappresentato dall’abigeato, il furto di bestiame. Ancora oggi il numero di capi di bestiame rubati è enormemente superiore a quello dei capi predati dai lupi.

Secondo il rapporto di LAV sulle zoomafie i dati parlano chiaro: circa 150 mila animali vengono rubati ogni anno, molti dei quali per entrare nel circuito della macellazione clandestina, come hanno dimostrato numerose inchieste (leggi qui). Però sembra che tutti i problemi per gli allevatori siano derivanti dalla predazione dei lupi e che siano proprio loro a mettere in ginocchio il settore.

Ma se le predazioni attribuibili ai lupi, quelle reali, coinvolgono esagerando qualche centinaio di capi (mettendoci dentro anche gli animali dispersi o morti per causa degli attacchi, ma non direttamente uccisi dai lupi) come mai si crea tutto questo allarme sui predatori e perché la politica si scalda tanto per i lupi?

Non ci sarebbero altri allarmi sociali di maggior interesse collettivo, come i cambiamenti climatici, solo per fare un esempio?

No, perché la politica ha capito molto bene, e non soltanto da oggi, due concetti cardine della democrazia italiana: che soffiare sul fuoco della paura e presentarsi poi come quelli che possono risolvere i problemi paga in termini di consenso e che il mondo venatorio e quello agricolo rappresentano, storicamente, un bacino di voti che non delude mai!

Per questo i lupi sono diventati il centro di un’attenzione che racconta di una minaccia davvero surreale. Del resto il modo venatorio, contiguo e sovrapposto in moltissimi casi a quello agricolo, ha sempre avversato i predatori, anche i più piccoli come la volpi, e non certo per le incursioni nei pollai.

Infatti non essendo mai scomparse le volpi gli agricoltori hanno mantenuto alte le protezioni nei confronti delle predazioni del pollame. Però le volpi cacciano, come i lupi, e fra le loro prede ci sono molte specie di interesse venatorio, come i fagiani, le lepri, i conigli e le starne.

Se riportassimo la questione con le “zampe” per terra ci accorgeremmo che altri sono i problemi per l’economia di questo paese e che altre sono le soluzioni rispetto a pensare di mettere i lupi in riserve cintate.

Cintate perché, contrariamente a quanto crede evidentemente il sottosegretario Fantinati, la fauna si sposta dove trova cibo e rifugio. Ma se c’è qualcosa che occorre recintare sono i pascoli, proteggendoli con i cani da guardiania e usando le moderne tecnologie.