vita da pet non pare sempre fantastica
Foto gentilmente fornite da Daniela Billiani

La vita da pet non pare sempre fantastica, nonostante quello che raccontano i commercianti e gli organizzatori di mostre. Anzi sgomberiamo il campo da dubbi: la vita di molti animali da compagnia è veramente orrenda. Senza possibilità di mettere in atto nulla o quasi di quello che sarebbero i comportamenti naturali, i cosiddetti bisogni etologici.

My Fantastic Pets , una di queste mostre, settimana scorsa era a Pordenone, e poi ci saranno altre tappe di questo discutibile roadshow, legale ma poco accettabile sotto il profilo etico. In contrasto con il claim del sito che recita Una fiera dedicata a tutte le specie animali, per imparare a rispettarle e prendersi cura di loro”. Senza spiegare dove ci possa essere rispetto nel tenere un camaleonte in una teca o un pesce rosso in una boccia.

In rete ci sono foto che fanno ben capire quale sia la traduzione nella pratica del concetto di rispetto: vaschette di plastica contenenti animali pronti per essere ceduti, esposti come le insalate da asporto all’autogrill (non si potrebbe, ma si sa che gli espositori di animali vivi sono riottosi nell’osservar le regole).

Sicuramente sono più contenti organizzatori ed espositori di quanto non lo siano gli animali. A Pordenone dicono di aver avuto 10.000 visitatori, che corrispondono a 80/100 mila euro di soli biglietti. Più tutto l’indotto e le vendite che vengono fatte in queste manifestazioni, grazie anche alla favola che gli animali, pur di vivere nelle nostre case, farebbero qualsiasi cosa. Certo bisognerebbe poterlo chiedere a un criceto o a un pappagallo. Ma anche al gufo esposto in mostra dai falconieri, legato e senza vie di fuga.

Le mostre sono legali ma le informazioni che mandano sono fuorvianti.

Gli organizzatori hanno dichiarato di non comprendere le proteste degli animalisti. Che vengono sempre visti come un manipolo di esagitati, anche se questa definizione potrebbe essere, al massimo, calzante solo per una parte del variegato arcipelago, quella magari più emotiva del necessario (e del giusto). Quella che non ha ancora capito che insultare fa più danni agli animali di quanto immagini. Naturalmente gli organizzatori non potrebbero dire che chi contesta queste mostre abbia ragione, però un po’ di onestà intellettuale sarebbe gradita.

Tutte queste foto di animali belli e felici non corrispondono al vero, proprio come sono false le immagini dei maiali contenti di diventar salami, sui camion dei salumifici. Gli animali che vengono costretti a vivere rinchiusi in gabbie nelle nostre case non possono essere felici e poco importa che siano d’allevamento. Un animale selvatico resta tale e non diventa domestico solo perché è nato in cattività. Rispettare un animale significa non tenerlo prigioniero, non privarlo dei suoi comportamenti naturali.

Il senso della manifestazione del resto appare ben chiaro nel video tratto dalla pagina Facebook degli organizzatori della mostra. Un’attività lecita ma diseducativa, che non insegna il rispetto verso gli animali ma li equipara a oggetti da desiderare, acquistare, tenere prigionieri. Che insegna ai più giovani a non considerare la sofferenza ma solo l’esistenza in vita, quale parametro di felice esistenza. Ma la semplice equazione vita=benessere e ben lontana dalla corretta definizione scientifica.

Non tutto quel che è social corrisponde al vero

Sui social arrivano solo le foto “presentabili” ma qualcuna di quelle impresentabili mi sono state messe gentilmente a disposizione e io le pubblico con piacere.

Vero è che chi esercita un’attività consentita dalla legge ha il sacrosanto diritto di farlo. Cultura e comune sentimento di compassione e empatia verso i viventi dovrebbero però far capire, a un legislatore distratto sui diritti animali, come non sia più tempo per certe attività. Nel frattempo vengano fate rispettare con rigore le regole: ci sono e i pets non sono oggetti inanimati, ma esseri viventi.