Migrazione di uomini e animali

Migranti in fuga da Agrica

Uomini e animali migrano quando la loro esistenza è in pericolo. Se tutto sembra sul punto di essere perduto, quando in gioco c’è la sopravvivenza non resta altra strada se non quella di dirigersi dove si sa, o anche solo si presume, si possano trovare condizioni di vita migliori che possano far sperare in un futuro diverso.

Uomini e animali sono legati da questo filo comune che possiamo definire con un concetto semplice, proprio di ogni vivente: “istinto di sopravvivenza”.

Ogni anno, guidati dal loro istinto, centinaia di migliaia di erbivori lasciano i territori del parco del Serengeti, in Tanzania, affrontando una lunga migrazione, densa di pericoli. Come l’attraversamento del fiume Mara dove li attendono incidenti e predatori, per portare i giovani nati da pochi mesi verso i  pascoli del Masai Mara, in Kenya, che possono garantire la loro sopravvivenza.

In questo percorso, inarrestabile, le mandrie pagano il loro tributo sacrificando migliaia di capi ai coccodrilli, ai leoni, ma anche alle infezioni causate dalle lesioni causate dai mille pericoli che incontrano sul percorso della migrazione.

La speranza è più forte della paura

Guardando i branchi di gnu che si accalcano sulle sponde del fiume Mara si percepisce la loro paura, il terrore che l’ attraversamento provoca negli animali, ma il loro istinto riesce a fargli vincere ogni ritrosia: alla fine si gettano letteralmente nel fiume.

Molti di loro moriranno annegati a causa della corrente, altri verranno attaccati dai coccodrilli, altri ancora moriranno di stenti a causa delle ferite infette, ma la maggioranza arriverà nella terra promessa, perpetuerà la specie. Guardate il filmato della traversata: testimonia la dimostrazione dell’inarrestabilità delle mandrie nella loro migrazione.

I pascoli del sud si stanno inaridendo e non sono più in grado di sfamare gli erbivori, per questo devono obbligatoriamente mettersi in cammino verso altre praterie.

Questo viaggio coinvolge anche i predatori che si spostano con le mandrie di erbivori, non potendo certamente perdere il contatto con la loro fonte di sussistenza. Dopo qualche mese avverrà la migrazione a ritroso, che li riporterà, come avviene da millenni, dal Kenya alle savane della Tanzania attraversando gli stessi pericoli.

Uomini e animali non possono sopprimere il loro istinto, devono cercare di sopravvivere compiendo anche imprese epiche, disperate, per poterlo fare.

Affrontando pericoli e paure che ben conoscono prima di partire, ma che in uomini e animali, con diversi gradi di consapevolezza, sono ricacciate indietro dall’assenza di alternative e dalla speranza di farcela, di portare a termine con successo l’impresa.

Chi è disposto a salire su quei barconi, a impegnarsi la vita per pagare questi viaggi della morte, vuol dire che ha valutato di non avere migliori alternative.

Ha ritenuto che restare sarebbe più pericoloso che partire, che il rischio vale l’incertezza della sopravvivenza, considerando che il bene più prezioso e importante posseduto da un uomo è la sua vita.

Le migrazioni sono un fenomeno presente da sempre nell’avventura umana

Non si ferma la migrazione degli gnu nelle praterie del Serengeti, non si fermerà la fuga degli uomini dalla miseria, dalle guerre, dalla fame e dalla persecuzione. Non ci sono altri mezzi per interrompere questi viaggi, se non quello di rendere almeno accettabile la loro vita nei paesi d’origine.

Ora le società occidentali stanno pagando il peso di queste migrazioni, dimenticandoci che siamo stati noi ad averle causate, con scelte avventate, per motivi economici, per garantirci un benessere che abbiamo negato ad altri con inquietante indifferenza.

La continua ricerca di profitti esagerati l’abbiamo sempre fatta pagare agli esseri viventi più fragili che popolano la Terra: i poveri, i diseredati, gli animali; per farlo abbiamo spesso distrutto l’ambiente, privandoli anche di quel minimo necessario per sopravvivere.

Non abbiamo voluto vedere la sofferenza, abbiamo trafficato armi e rifiuti, abbiamo disboscato e distrutto, abbiamo messo al potere dittatori corrotti e ora chiediamo a quanti abbiamo strappato il futuro di rassegnarsi, di stare seduti ed aspettare il colpo di un cecchino o una morte di stenti in un campo profughi.

In fondo le nostre società fanno patire ai nostri simili quello che fanno patire agli animali, ad esempio negli allevamenti intensivi: pensateci, le condizioni di vita nei giganteschi campi profughi, che oramai costellano il Medio Oriente e l’Africa, non sono diverse, sicuramente non migliori. Fra noi si annidano predatori spregiudicati, bugiardi e insensibili, uomini di potere che riescono ad accumulare fortune spropositare, se è vero che il 10% della popolazione detiene il 90% della ricchezza del pianeta.

Se non riusciamo a provare empatia per i nostri simili, cosa mai potranno dover aspettare gli animali per affrancarsi dalla sofferenza.? Emma Bonino disse una frase che mi è rimasta scolpita nel cuore e nella memoria: “i cattivi esistono, perché i buoni tacciono”. Credo sia giunto il tempo in cui i buoni smettano di tacere e comincino a combattere seriamente i cattivi.