Un fagiano non fa primavera ovvero il lancio inutile dei riproduttori

Il proverbio dice che una rondine non fa primavera, intendendo che l’arrivo delle prime rondini dall’Africa pùò anche non coincidere con l’avvento reale della bella stagione. Invece che un fagiano non faccia primavera e talvolta non veda l’estate è una certezza.

Ma poichè il titolo di questo pezzo è proprio “un fagiano non fa primavera ovvero il lancio inutile dei riproduttori”, bisogna raccontare due cose su questo problema, che non riguarda solo i cacciatori. Questi lanci rappresentano, infatti, un modo vistoso, come la livrea del fagiano, di come venga gestita (male) la fauna. E anche del perché i cacciatori non amino i predatori.

In questo periodo vengono lanciati i fagiani da ripopolamento, quelli che dovrebbero essere in grado di riprodursi e conseguentemente ripopolare territori nei quali, in autunno, i cacciatori si dedicheranno alla caccia. Ma questi fagiani vengono allevati in strutture poco differenti dagli allevamenti di polli, certo meno intensivi, ma con un ciclo produttivo abbastanza simile. Così quando vengono lanciati succede che diventino cibo per i predatori o muoiano di stenti, non essendo pronti alla vita libera.

Succede che si trovino in questa stagione fagiani debilitati, che si fanno catturare dai cittadini che li trovano magari nei loro giardini dopo aver fatto qualche voletto in giro. Sono malati? No, molto più probabilmente sono soltanto digiuni, non sapendo alimentarsi con prodotti diversi dal mangime che gli vien dato in allevamento. E succede ovviamente che finiscano con grande facilità in bocca alle volpi o alle faine, perché nulla sanno della vita selvatica.

Anche per questo motivo i cacciatori non hanno simpatia per i predatori: quelli di taglia medio piccola, come volpi, faine, donnole attentano alla vita dei fagiani usati per i ripopolamenti o a ,quelli pronta caccia liberati ai primi di settembre, mentre quelli più grandi come il lupo cacciano gli ungulati, tenendone sotto controlli il numero, inimicandosì così il mondo venatorio. Entrando in competizione, ma con abilità di selezione nettamente maggiori nei lupi.

Senza parlare del fatto che i fagiani non sono nemmeno una specie autoctona, vengono dall’Oriente, ma anche in questo periodo in cui si fa un gran parlare di sterminare tutte le specie alloctone presenti sul territorio, si continuano a liberare fagiani come se piovesse. Che ovviamente non ripopolano proprio un bel niente, visto che ogni anno, per alimentare il bisogno dei cacciatori, devono continuamente essere liberate lepri, starne, fagiani e pernici.

Una volta tanto non lo dice soltanto un mondo come il mio, lontano anni luce da quello venatorio, ma lo mette nero su bianco proprio un sito di cacciatori, che a proposito del lancio dei fagiani riproduttori o pronta caccia scrive:

Ci si trova cioè di fronte a soggetti del tutto inadeguati ad affrontare con successo la vita selvatica, quindi del tutto impreparati a sfuggire alle insidie della predazione. Volendo dare una definizione simpatica di questi riproduttori li potremmo definire dei veri e propri bocconcini per volpi. E’ infatti la totale impreparazione di questi riproduttori ad affrontare i predatori che ne pregiudica, in misura nettamente maggiore rispetto a qualsiasi altro elemento, la sopravvivenza all’interno dell’ambiente naturale nel periodo immediatamente successivo alla loro immissione.
Limitarsi ad aprire i cartoni e ad assistere compiaciuti all’involo dei fagiani è garanzia di sicuro insuccesso. Quale agricoltore metterebbe in piedi un pollaio senza alcuna protezione nei confronti dei predatori? Solo un pazzo o uno sprovveduto. Invece, liberare polli, perché questo e non altro sono i riproduttori al momento della loro liberazione, appare invece, chissà perché, del tutto sensato.

da cacciando.com del 03/09/2017

L’articolo integrale (potete leggerlo qui) mette il dito nella piaga dei ripopolamenti, racconta della loro inutilità e della certezza che questo tipo di attività non contribuisca sicuramente a migliorare la presenza di fauna sul territorio. Tant’è che a settembre, non paghi dei lanci primaverili, si buttano in giro anche esemplari tolti dagli allevamenti poche ore prima. In barba al buon senso, alle norme, ma anche a una corretta gestione di animali e territorio. Guardate che lo dicono i cacciatori…