un cinghiale chiamato Agostino

Un cinghiale chiamato Agostino, ma per qualcuno era solo un cinghiale, uno dei tanti che ogni anno vengono uccisi dai cacciatori, quella categoria di persone che con l’immissione selvaggia di cinghiali dall’Est ha creato un problema che oramai è irrisolvibile.

Il cinghiale Agostino per giorni ha beffato chi voleva catturarlo e alla fine è stato abbattuto, molto probabilmente per imperizia di chi avrebbe dovuto addormentarlo con la telenarcosi. L’animale non si è addormentato dopo dosi ripetute di tranquillante, che anziché sedarlo lo ha eccitato; si chiama effetto paradosso.

Un effetto collaterale che si può raggiungere quando si sbaglia la dose del narcotico e si cerca di rimediare con ulteriori iniezioni, con siringhe sparate da un apposito fucile. Il difficile non è soltanto sparare una siringa e fare centro senza causar lesioni, ma saper dosare il farmaco, non improvvisare, sapere cosa si fa. Così il cinghiale Agostino non si è addormentato e un colpo di fucile a palla ha messo fine alla sua esistenza.

Certo qualcuno penserà che è inutile farla tanto lunga, in fondo era solo un cinghiale, un animale invasivo che viene normalmente cacciato e che sta invadendo la penisola. Ma questa semplificazione toglierebbe di mezzo un’altra parte di verità, quella che è fatta di cattiva gestione, d’improvvisazione e che può portare a morte. E’accaduto per Agostino ma è successo anche per Daniza: una telenarcosi non riuscita alla fine, per ragioni diverse, è finita con la morte.

Il punto però è che noi stiamo continuando a credere che l’unico modo per gestire la fauna sia usare il fucile, sia uccidere per risolvere, uccidere per contenere, con poche, pochissime voci che si alzano per dire che, scientificamente, questa mattanza è inutile, crudele e insensata. Non lo dico da animalista ma ne faccio un discorso molto tecnico: i successi sono zero e gli insuccessi sono migliaia. Non si può nascondere.

Non se ne può più di sentir parlare di piani di eradicazione,  di piani di contenimento,  di abbattimenti selettivi raccontando all’opinione pubblica che solo in questo modo la fauna viene tenuta sotto controllo. Agostino è il pretesto per parlare di altro, per allargare l’angolo di visione. Agostino è un simbolo della stupidità umana, poteva finire la sua vita al Pettirosso di Modena e invece è finito in una pozza di sangue.

Le persone si chiedono quanti problemi faunistici sono stati risolti a colpi di fucile, con catture e uccisioni e altre amenità gestite quasi sempre dai cacciatori? Zero su zero! Sono stati fatti piani di contenimento e in alcuni casi di eradicazione contro molte specie animali, con risultati pressoché nulli: cornacchie, piccioni, nutrie, volpi, cinghiali, scoiattoli grigi, procioni, parrocchetti dal collare.

La natura non si gestisce a fucilate e infatti molti di queste specie animali sono aumentate e non diminuite. E quando diminuzione c’è stata, come per i piccioni in città, il merito è delle cornacchie.

Continuando così si buttano soldi pubblici, non si contrastano i fenomeni e si acuiscono le tensioni in tutte quelle situazioni nelle quali un animale passa dall’essere un cinghiale e diventa #Agostino: quando un animale ha un nome diventa un’entità reale, emotivamente concreta, un totem per la sua specie.

Bisogna cambiare completamente strategia nella gestione della fauna. Lo dimostra, anche, un cinghiale chiamato Agostino.