Un cane non si adotta in mezzo alla strada

Un cane non si adotta in mezzo alla strada, sotto un ponte della tangenziale, in un parcheggio.

Un animale non è una cosa e non basta volergli dare un futuro a ogni costo perché il desiderio si concretizzi.

Ogni volta che scrivo di staffette qualcuno mi scrive che il cane che ha adottato, grazie a un appello strappa lacrime fatto su Facebook, è invece davvero fantastico, che non l’ha pagato e che è arrivato a destino in buone condizioni.

Bene, sono sempre felice per ogni cane fortunato che trova una casa nella quale avrà un futuro sereno. Questo però non sposta di un centimetro il problema e il fatto che un cane non si adotta in mezzo alla strada, per una serie di considerazioni davvero facili: la statistica dice che nessuna azione può concludersi con un 100% di fallimenti, nemmeno quando sia progettata per farlo.

Sempre la statistica dice che in una comunità umana non ci sono solo furfanti e qualche persona per bene, seppur magari con idee che non trovo condivisibili, è per forza presente.

L’ultima certezza è che gli animali non sanno scrivere e che invece gli accumulatori seriali, per esempio, sanno farlo ma non lo fanno, certo non sui social. Altra certezza è che un cane non si adotta in mezzo alla strada.

Certo è vero che la situazione del randagismo al sud è un disastro, indegna di un paese come l’Italia, grazie a decenni di attività non fatte, di corruzione, di cattiva educazione, di mancate sterilizzazioni e chi più ne ha più ne metta. E’ vero che al Sud molto spesso i cani sono considerati meno dei rifiuti, anche se valgono ben più dei rifiuti per chi su di loro specula. E non sono proprio pochi.

Ma nemmeno il nord dell’Italia è un paradiso per gli animali, certo c’è meno randagismo, sicuramente più attenzione verso di loro ma siamo lontani, molto lontani, dal poter affermare che ogni cane che raggiunge il nord sia salvo e con un futuro radioso davanti alle sue zampe. Affermarlo ricorda un po’ le promesse fatte dagli scafisti ai migranti, dove la disperazione rende credibile anche il fatto che l’Italia sia un paese accogliente e senza pregiudizi.

I casi di cani maltrattati, tenuti in stato di abbandono, dimenticati nei canili non sono un’esclusiva del Sud Italia. Gli accumulatori di animali che ne raccolgono a decine, proprio grazie alla rete, sono forse più al nord che al sud, dove la vita sociale è meno sfilacciata e il disagio mentale può contare su reti parentali e amicali più concrete, grazie al cuore grande che spesso hanno le persone del sud.

Prendere un cane dalla strada, da un canile, spesso grazie a veterinari e strutture pubbliche sin troppo accondiscendenti nei confronti dei viaggi della speranza svuota canili non risolve. Come non rappresenta una certezza  metterlo sul furgone, spesso pessimo, del primo staffettista che passa (leggi qui). Questa non è quasi mai una grande idea. Anche se talvolta funziona, anche se uno su cento ce la fa a prendere al volo il suo appuntamento con la fortuna.

Ma che fine fanno, invece, i cani ipercinetici, non socializzati, aggressivi, malati che vengono consegnati a adottanti senza esperienza, a cui era stato promesso un cane equilibrato e che si trovano invece un animale ingestibile o malato? E quelli che finiscono dagli accumulatori, quelli che scappano appena arrivati o due giorni dopo: poveri animali incolpevoli che son arrivati al nord per finire sotto la stessa auto che li avrebbe, forse, investiti al sud?

I cani che fanno bene solo a chi li spedisce, sia che ci guadagnino sopra, sia che servano a gonfiare l’ego dei salvatori oppure il portafoglio di certi staffettisti. Quelli che non sono diversi dai trafficanti di cuccioli, salvo mettersi l’aureola dei salvatori. Salvatori tutti muniti di Postepay però! Che certo non pensano che un cane non si adotta in mezzo alla strada.

Benissimo i cani mandati dal sud al nord, ma solo presso strutture dove chi vuole un cane possa andare e decidere di adottare il soggetto adatto alle sue abitudini di vita, alle sue capacità e esperienza, alla sua età. Le adozioni responsabili costituiscono un vero cambio di vita per gli animali, l’unico possibile perché molto difficilmente quelli fatti adottare in modo serio ritornano in canile.

Non può bastare un preaffido, spesso fatto da persone che non sono in grado di giudicare perché non conoscono il cane che arriverà, perché un accumulatore di animali si organizzerà per nascondere la sua condizione. Talvolta anche semplicemente perché la cosa più importante per alcuni è trovar casa al cane, per il resto ci si affida alla fortuna.

Se tutte queste energie, moltissime delle quali sincere, encomiabili, positive fossero canalizzate per essere informati, per conoscere i propri diritti come cittadini e i doveri dei servizi veterinari e delle amministrazioni comunali (leggi qui), per combattere il malcostume e spesso la corruzione, forse oggi non saremmo messi così male. Per questo occorre cambiare registro, tutti, dai singoli cittadini, alle associazioni e alle istituzioni.

Qualcosa non funziona da troppo tempo nella gestione del randagismo e le uniche cose che invece viaggiano alla perfezione sono le staffette, i canili d’appalto, le amministrazioni pubbliche spesso incapaci, alcune volte colluse. Diamo un nome alle cose perché nemmeno le adozioni del cuore, gli appelli, le mille raccolte fondi hanno risolto il problema. Bisogna cambiare strategia quando le cose non funzionano e i primi a doverlo fare sono lo Stato e le Regioni.

Nel frattempo resta indubbio che un cane non si adotta in mezzo alla strada.