Il turismo causa sofferenza agli animali in ogni angolo del globo: dagli asini di Santorini, costretti a condizioni di lavoro impossibili durante la stagione estiva, agli elefanti impiegati per trasportare i turisti in Asia e in Africa. Per arrivare agli squallidi zoo presenti in moltissimi paesi in via di sviluppo e destinati ai turisti.

Troppo spesso i turisti non sanno, non si informano e non vengono informati, sono forse distratti dallo spirito della vacanza, così lo spirito critico si annulla. E chi viaggia non non presta attenzione agli animali impiegati nel settore del turismo, meglio sarebbe dire sfruttati per fornire mezzi di trasporto, emozioni o per essere semplicemente esibiti.

Una realtà che si traduce in un fiume di denaro che alimenta questo settore, arricchendo pochi e costituendo una causa di maltrattamento per molti troppi animali. Naturalmente ci sono delle grandi differenze basate sulla specie animale impiegata, sul fatto se sia un animale domestico oppure selvatico, sulle modalità e le condizioni climatiche, sulle condizioni di vita alle quali sono sottoposti.

Il turismo causa sofferenza agli animali

Il rapporto fra uomo e cavallo ad esempio è considerato un binomio inscindibile in un rapporto assimilabile a quello che abbiamo con il cane e non c’è maltrattamento nel cavallo che viene montato per fare una passeggiata in campagna.

Quando però se il cavallo tira una carrozzella, magari nelle ore più calde dell giornata, senza soste durante la stagione turistica, non è sufficientemente abbeverato, non ha i giusti riposi, come avviene ad esempio a Roma con le botticelle, allora il discorso cambia e in modo radicale.

Queste sono tradizioni di sfruttamento animale che devono scomparire, da Roma come da New York, perché cavalli e carrozze in città rappresentano il contrario del benessere animale, di un rapporto corretto con gli animali, ma anche un pericolo per persone e animali durante la circolazione.

Il discorso cambia ancora con gli asini che si trovano in molte isole greche, in condizioni di salute spesso indecenti, non curati perché tanto a fine stagione il loro destino sarà il macello.

Costretti ad inerpicarsi senza sosta su ripide salite sotto un sole cocente e con in groppa un turista che il più delle volte gli causa ulteriore sofferenza. Per mancanza di consapevolezza, per un uso improprio di briglie e staffe o per semplice non attenzione alla sofferenza animale.

turismo causa sofferenza agli animali

La situazione degli animali selvatici impiegati nel settore turistico, come ad esempio gli elefanti della Thailandia, diventa ancora più tragica, aggiungendo alla sofferenza fisica causata dalle condizioni di vita i trattamenti inumani praticati durante gli addestramenti, che devono portare al loro completo condizionamento.

Gli elefanti non sono animali domestici, definizione che non è applicabile nemmeno se sono riprodotti in cattività. La domesticazione di alcune specie animali è il frutto di un percorso molto  lungo.

I turisti possono fare scelte responsabili

I turisti possono avere un ruolo determinante nel benessere animale, non acquistando pacchetti viaggio in cui siano presenti attività dannose per gli animali.

Protestando con gli organizzatori quando si riscontrano situazioni non corrette e privilegiando quei tour operator che mettono particolare attenzione nei percorsi di viaggio, per ottenere un prodotto eco-sostenibile. Oggi informarsi è facile e un piccolo impegno di attenzione da parte di tutti può davvero fare la differenza.

Ultima raccomandazione riguarda i souvenir: non vanno mai acquistati prodotti realizzati con derivati animali, che potrebbero essere realizzati con specie protette soggette a una regolamentazione prevista dalla convenzione CITES, con il rischio di vederseli sequestrare all’arrivo e di essere denunciati all’Autorità Giudiziaria.