traffico cuccioli in Europa

Continua il traffico di cuccioli in Europa proveniente dai paesi dell’Est: lo rivela ancora una volta un’inchiesta di Dogs Trust che ha pubblicato un dossier sulla tratta. Nel quale si analizzano realtà del mercato, mezzi e metodi usati per l’importazione illegale di cani provenienti dall’Est Europa nel Regno Unito.

Le storie che si leggono e si vedono nei video sono sempre le stesse, oggetto di diverse inchieste giornalistiche fatte da associazioni, ma anche da organi di informazione come quella realizzata lo scorso anno da RSI, il servizio televisivo della Svizzera italiana.

Inchiesta alla quale avevo partecipato attivamente e sulla quale avevo scritto l’articolo “La tratta dei cani dall’Est Europa”. Le inchieste però non sembrano né fermare i trafficanti, né purtroppo far spingere l’acceleratore ai legislatori europei,  promulgando normative decisamente più restrittive.

Sulla tratta dei cuccioli occorrono nuove norme

Gli scandali sul traffico dei cuccioli, la sua connotazione criminale e le complicità a molti livelli emergono sui media per qualche giorno, ma non consentono alle forze di polizia di mettere in atto attività di repressione del traffico efficaci. Grazie anche alle singole legislazioni nazionali che non sono all’altezza del problema, con troppi condizionali e poche certezze.

Il traffico dei cuccioli, una delle tante tratte criminali, trova il suo cardine principale nell’aggiramento del divieto di far circolare, nei paesi membri della UE, cani che abbiano un’età inferiore ai 3 mesi e mezzo. Considerando la soglia minima in cui è praticabile la vaccinazione antirabbica, rappresentata da una finestra temporale che va dalle 11 settimane ai tre mesi, a cui vanno aggiunti i canonici 21 giorni dalla data della vaccinazione.

Se questa età minima fosse realmente rispettata e fatta rispettare, grazie a misure legislative intelligenti che al momento mancano, il traffico sarebbe più che dimezzato in un sol colpo.

Considerando che le persone sono attratte dai cuccioli molto piccoli, per la tenerezza insita nelle loro caratteristiche somatiche e non comprerebbero con altrettanta e disinvolta facilità animali di qualche mese più grandi. Inoltre più questi cuccioli crescono e più è facile vedere ed apprezzare i difetti rispetto allo standard, dovuti a un allevamento improntato alla produzione massiva di cuccioli, in quelli che sono infatti definiti “cucciolifici”, con poca se non nulla attenzione alla caratteristiche peculiari di ogni razza.

I compratori vogliono cuccioli sempre più giovani

Per questo motivo i cani devono arrivare sul mercato piccoli, sempre più piccoli, a volte di sole 6 settimane, per poter essere venduti rapidamente e poco importa se il numero dei decessi sia elevato, tanto i margini di profitto sono così alti da ripianare queste piccole perdite economiche. Per allevatori, raccoglitori, trasportatori e negozianti non sono cuccioli, sono pezzi che devono arrivare vivi, belli vivi come mi disse un trafficante slovacco.

I venditori hanno imparato che se il cucciolo si ammala e muore bisogna subito scendere a patti con il cliente, ripagando le spese, restituendo il danaro oppure sostituendo il cucciolo: la cosa importante è che l’acquirente non denunci, non attivi una catena di indagini che potrebbe compromettere i loro affari.

Una volta erano molto più arroganti, insultavano i proprietari dei cuccioli morti dopo pochi giorni, non avendo ancora subito il danno del loro comportamento: quelle querele che consentivano alle forze di polizia ed alle guardie zoofile delle associazioni di mettere in atto una serie di attività che culminavano in processi.

In questo modo,invece, tutto rimane sotto traccia, pochi oramai denunciano e se non ci sono controlli ai valichi tutto procede tranquillo. Bisogna poi aggiungere, come ulteriore arma a favore dei trafficanti, lo scarso potere di deterrenza delle sanzioni nel nostro paese e una legislazione che fa acqua da tutte le parti.

Così tanto da non consentire ai giudici, nel corso dei processi, di superare le mille eccezioni dei consulenti dei trafficanti, preparati e ben pagati per allargare ulteriormente le maglie di una legislazione insufficiente, di difficile comprensione e applicazione.

L’inchiesta fatta da Dogs Trust testimonia, ancora una volta, come nei paesi dell’Est Europa, dall’Ungheria alla Slovacchia, dalla Polonia alla Lituania ed ora anche alla Romania, vengano realizzati passaporti falsi.

Che attestano vaccinazioni antirabbiche mai eseguite, contenenti date di nascita false e altrettanto false visite per garantire la buona salute dei cuccioli, allevati quasi sempre in condizioni di maltrattamento che vengono ignorate dalle autorità locali.

Il Corpo Forestale va in soffitta, ma il traffico cresce ogni giorno

Nonostante questo, nonostante il pericolo sanitario costituito dalla rabbia, malattia mortale anche per l’uomo, il traffico continua senza sosta, l’Europa riflette sul cosa fare, l’Italia manda in soffitta il Corpo Forestale dello Stato senza una reale redistribuzione di competenze: il tempo passa e i trafficanti crescono e si ingrassano.

Nel Regno Unito, nonostante la paura della rabbia, dalla quale l’isola è indenne, i controlli sembrano scarsi e le associazioni come Dogs Trust sono accusate di provocare inutili allarmismi su questo fenomeno, osteggiate anche quando dimostrano con inchieste, serie e attendibili, la realtà di un problema più che concreto, come possiamo vedere in questo filmato:

La colpa di questo traffico, causa di morte e maltrattamenti per migliaia e migliaia di cuccioli, è dell’Europa, dei singoli Stati  che non si dotano di leggi efficaci, dell’avidità dei criminali che gestiscono la tratta, ma non possiamo certo dimenticare di aggiungere a questo elenco il principale protagonista: l’acquirente.

Sono proprio loro, i clienti, che come tante formichine portano i profitti nelle tasche dei trafficanti, comprando cuccioli a 700, 800 ma anche più di mille euro per alcune razze; loro che non si fanno mai domande, se non quand’è troppo tardi e spesso nemmeno questo serve a dissuaderli: il primo cucciolo morto è un incidente, con il secondo andrà meglio, senza preoccuparsi mai di quanto siano corresponsabili di questo ignobile commercio di vite.

Se tanti anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi del traffico di cuccioli, molti erano davvero ignari della provenienza, non conoscevano le condizioni di allevamento e di trasporto, non era noto il calvario che molti di questi acquirenti dovranno percorrere con cuccioli affetti da gravi patologie, oggi non può più essere cosi.

Articoli di stampa, siti internet e inchieste hanno rivelato il lato oscuro che si nasconde dietro i musi dei cuccioli nelle vetrine dei negozi. Eppure tanti fan finta di ignorare il problema, cercano il cane su internet come fosse uno smartphone, al miglior prezzo, senza volersi preoccupare di niente e senza pensare che nei canili ci sono migliaia di cani che cercano casa, non saranno i chihuahua da borsetta, ma sono lo stesso compagni di vita meravigliosi, che non meritano il canile solo per uno sbaglio dell’uomo e non meritano di restarci per il capriccio della moda.

La Romania, fino ad oggi era rimasta un paese molto marginale per il traffico dei cani, eppure ora le cose sembrano essere cambiate e anche da questo paese partono migliaia di cuccioli per essere venduti negli stati della vecchia Europa.

L’aggravante è che questo paese ha un randagismo endemico a cui non riesce a far fronte, non volendo mettere in campo strategie intelligenti per la risoluzione del problema, demandando alle associazioni private di cercare di arginare il fenomeno, come da anni cerca di fare l’italiana Save the Dogs. 

Ma nonostante gli stermini messi in atto nei canili pubblici il governo tollera e non contrasta il sorgere dei “cucciolifici”, visto l’evidente incremento del traffico dei cuccioli provenienti adesso anche da questo paese, come possiamo vedere in questo filmato realizzato da Dogs Trust:

La condivisione dell’informazione è l’unico aiuto che ognuno di voi può dare a questa lotta contro i trafficanti di cuccioli, sostenendo le associazioni che si impegnano contro questo settore delle zoomafie. Per essere costantemente aggiornati consiglio di guardare il sito EU Dog & Cat Allianceorganizzazione alla quale hanno aderito moltissime associazioni europee che si occupano di tutelare gli animali, nel tentativo di mettere in atto un’attività di pressione efficace sul parlamento e sulla Commissione Europea, per ottenere significative innovazioni legislative a livello comunitario.