Torna la lince in Italia passando dal confine Est della penisola, come confermano avvistamenti e foto.

Un altro predatore sta colonizzando nuovamente territori che un tempo abitava. Al pari del lupo che dopo essere rimasto per anni confinato ha riconquistato l’Italia.

Il ritorno della lince non è dovuto a un ripopolamento fatto in Italia, ma si tratta semplicemente di un ritorno spontaneo, causato da condizioni ambientali mutate. Nonostante le leggende che inizieranno a nascere.

La lince europea è in buona compagnia: sempre dal confine friulano stanno infatti rientrando anche i castori europei e si sono, da tempo, affacciati gli sciacalli. Dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che gli animali tornano, compaiono o spariscono a seconda delle condizioni ambientali.

Pochi giorni fa è comparsa sui social la notizia, infondata, che in una vallata dell’appennino era stata rinvenuta una cassa, proveniente dal Canada che secondo l’autore della fake news, era stata usata per liberare un lupo canadese. Nell’ambito di un piano di ripopolamento clandestino. L’ennesima stupidaggine messa in giro per alimentare la leggenda della liberazione dei lupi (leggi qui).

Il ritorno di alcune specie animali, così come la nuova colonizzazione di altre, può avvenire per motivi completamente indipendenti dalla volontà umana. Va da se che troppe volte gli uomini non riescano a realizzare, in termini di ripopolamenti, gli scopi che si erano prefissi. Andando incontro a fallimenti incredibili.

Ad esempio la lince fu reintrodotta in Val d’Aosta molti anni fa, ma il tentativo finì malamente, anche a causa di un errore non secondario: anziché una coppia per sbaglio (incredibile) furono liberati due maschi. Entrambi morti in poco tempo.

Fortunatamente non è sempre così e a livello europeo ci sono state reintroduzioni di linci avvenute con successo. Che hanno poi portato esemplari in dispersione anche nel nostro paese. In Italia l’unico ripopolamento di grandi carnivori avvenuto con successo riguarda gli orsi con cui è stato ripopolato l’arco alpino orientale.

Diverso il discorso sul fronte dei ripopolamenti a fini venatori, dove i fagiani non sono mai abbastanza e vengono lanciati più volte all’anno. Si continua a parlare impropriamente di ripopolamenti, mentre si tratta, in realtà,  di fagiani pronta caccia. Sul fronte opposto come dimenticare i cinghiali, introdotti dall’Est perché più grossi e resistenti e poi andati fuori controllo.

Con buona pace della capacità gestionale dei cacciatori. Categoria alla quale, purtroppo, viene affidata in massima parte la gestione faunistica, con risultati davvero pessimi, sotto il profilo naturalistico ma ottimi in termini elettorali per la politica.

Torna la lince in Italia e speriamo che non diventi anche lei, al pari del lupo e in proporzione minore anche dell’orso, un bersaglio per i bracconieri nostrani, sempre poco inclini a dividere le prede con i grandi carnivori.

Questi ritorni dovrebbero far riflettere sulla capacità della natura di compiere atti armonici di rigenerazione, popolando nuovamente territori dove, nel tempo, sono cambiate condizioni ambientali. Aumentando gli ungulati, aumentando le prede e diminuendo l’antropizzazione della montagna si creano nuovi spazi per i predatori.

Agli animali non interessano i confini delle nazioni e hanno un solo scopo: quello di trovare le migliori condizioni per perpetuare la propria specie. Senza altro interesse che sia diverso dalla motivazione principale di riprodursi, che contraddistingue ogni essere vivente.