Tigre uccide l'addestratore

Una tigre uccide l’addestratore durante gli esercizi prima dello spettacolo, coinvolgendo nell’episodio anche gli altri tre felini presenti nella gabbia. L’uomo è morto in ospedale a causa delle ferite riportate mentre il circo era attendato a Triggiano, un paese del barese.

Il mio pensiero sul circo è chiaro da sempre ed è di netta chiusura verso questo tipo di spettacoli, verso la cattività degli animali selvatici e il loro condizionamento. Ma siccome è da tempo che la nostra specie è uscita dalle caverne, che dovrebbe essersi evoluta, acculturata e aver superato la legge del taglione non posso che essere dispiaciuto per la morte del domatore.

Considero il fatto un incidente sul lavoro, al pari di tanti altri che succedono ogni giorno e mi dispiaccio perché questa, come tante altre era una morte evitabile. Sarebbe bastato che l’Italia avesse fatto un passo avanti sui circhi, facendo norme e smettendo di annunciarle, per vietare la detenzione e l’utilizzo degli animali nello spettacolo viaggiante.

Il web si scatena sulla morte del domatore

Scorrendo qua e là i social francamente alcuni commenti pietrificano, per la loro aggressività ma anche per lo spirito di vendetta che denotano. Quasi come se la morte del domatore risolvesse il problema, come se in generale la morte potesse mai risolvere un problema, se non quello di far cessare a volte sofferenze inutili. Come se la violenza fosse vista come il plauso verso il risultato di un combattimento, quasi l’uccisione fosse il frutto di una vendetta della tigre.

Sono comportamenti che dimostrano un’aggressività e una carenza di analisi preoccupante, specchio di una società che troppe volte prima commenta e poi pensa. Mi chiedo se, fra questi falsi difensori dei diritti animali, non vi sia anche qualcuno fra quanti promuovono il razzismo o altre forme di violenza. Con un’empatia ad assetto variabile.

Vorrei che i circhi con animali fossero vietati da domani, per il loro anacronismo, carico di sofferenza inutile e per essere rimasti fermi a conoscenze, metodi e comportamenti che, forse, potevano essere giustificabili all’inizio dello scorso secolo. Vorrei anche, però, che fosse ritenuto un comportamento abominevole, indegno di un essere umano civile, festeggiare per una morte, chiunque sia il morto.

Bisogna pretendere il rispetto, non comportarsi come barbari

I leoni da tastiera che esultano per la morte del domatore, leggendo nel comportamento della tigre una sorta di vendetta, non capiscono che questo vocabolo è sconosciuto agli animali. Certo le tigri si possono ribellare, possono aggredire e uccidere ma, almeno loro, non conoscono la ritorsione, la vendetta.

Il plaudire per la morte del domatore non aggiunge nulla all’avanzata dei diritti degli animali, anzi sottrae consenso verso questo movimento. Gli estremisti non solo avvelenano i social e la vita di ogni giorno, riempiendoli di violenza, ma distruggono senza costruire nulla. Non difendono diritti, non hanno rispetto, cercano soltanto di alimentare il loro ego ipertrofico. Senza capire.

Vorrei una società migliore, più rispettosa e meno violenta, più portata alla riflessione e alla conoscenza piuttosto che all’insulto. Una società differente, più tollerante, potrebbe portare anche la politica a modificarsi, a comprendere il bisogno di comunità, di empatia verso i viventi, di rispetto.

Non voglio vedere più animali in gabbia, nei circhi ma anche nelle case delle persone, prigionieri dei bisogni affettivi dei proprietari, della loro vanità o degli interessi economici. Senza per questo plaudire alla morte del domatore o di chiunque abbia commesso azioni sbagliate. I morti non migliorano i vivi e spesso non liberano neanche le loro vittime. Sono i vivi che devono impegnarsi per cambiare la nostra comunità umana.

Nel caso specifico anche per comprendere quale sarà la sorte di queste quattro tigri, che certo non torneranno libere, non andranno in un santuario ma al più in uno zoo. Con tutti i pericoli del caso.