#StopFoieGras

#StopFoieGras è una campagna contro la produzione e la vendita del Foie Gras, un prodotto ad alto contenuto di sofferenza causata alle anatre usate per la sua produzione. Questa campagna viene ora reiterata in Italia dall’organizzazione Essere Animali, con lo scopo di sensibilizzare consumatori e grande distribuzione sui maltrattamenti ai quali sono sottoposti gli animali.

In Italia, come in altri stati comunitari e in altri paesi del mondo, la produzione del Foie Gras è vietata, ma per un assurdo legislativo ne è consentita invece la commercializzazione.  Questo significa che se da un lato vi è piena consapevolezza che questa produzione rappresenti un grave maltrattamento per le anatre, che sono sottoposte a ingozzamento forzato, necessario per provocare l’alterazione del loro fegato, questa consapevolezza in Italia svanisce quando si parla di prodotto finito: non vogliamo infatti impedire che questa specialità francese possa arrivare sulle tavole dei nostri connazionali. Una contraddizione che si ripete spesso in questioni che riguardano la tutela degli animali, come avviene ad esempio per i collari a impulsi elettrici per i cani, dei quali è vietato l’utilizzo ma è invece, inspiegabilmente,  consentita la vendita senza restrizioni.

 

Essere Animali, unitamente all’organizzazione spagnola Promoviendo el Veganismo, ha realizzato un’inchiesta sulle modalità di allevamento delle anatre destinate alla produzione del Foie Gras, visitando sei allevamenti nei Pirenei francesi dove ha potuto riscontrare condizioni di allevamento vergognose. Dopo la diffusione dei dati dell’inchiesta la catena di supermercati PAM ha deciso di ritirare il Foie Gras da tutti i suoi punti vendita, come già anni addietro aveva fatto la Coop.

ATTENZIONE: il video contiene immagini forti commentate dall’attrice Daniela Poggi.

Le campagne #StopFoieGras sono portate avanti da anni dalle associazioni che si occupano del benessere degli animali in molti paesi del mondo, per contrastare questa tradizione gastronomica di origine francese, che rappresenta una delle produzioni più crudeli nelle pratiche di allevamento degli animali, ma anche come una sofferenza inutile inflitta alle anatre solo per poter produrre un cibo di nicchia.  Per questo appare davvero vergognoso l’atteggiamento pilatesco della Comunità Europea, incapace di dare uno stop deciso e definitivo alla Francia sulla produzione e commercializzazione del Foie Gras.

Anche il nostro paese deve cambiare radicalmente le politiche relative alle attività che possano causare ingenti sofferenze agli animali, vietando non soltanto la produzione, ma impedendo la commercializzazione di ogni prodotto che derivi da cicli produttivi  vietati per la sofferenza causata agli animali o che possa essere impiegato unicamente per generare un maltrattamento grave agli animali, come ad esempio avviene per i collari a scossa elettrica. Non può essere un comportamento eticamente accettabile lasciare che altri paesi siano produttori di cibi come il Foie Gras e che l’Italia, pur consapevole, non ne vieti la commercializzazione, soltanto per non avere problemi di interscambio con paesi amici, come ad esempio la Francia.

#StopFoieGras

La stessa Amazon, ritenuta una società che certo non pone l’etica al primo posto, è stata costretta, messa sotto pressione dalle campagne delle associazioni, ad eliminare il Foie Gras dai prodotti alimentari posti in vendita on-line.

Per fortuna anche alcune catene della grande distribuzione italiana hanno dimostrato di essere più attente alle istanze delle associazioni per i diritti degli animali di quanto non siano Italia e Comunità Europea, rifiutando di mettere in vendita un prodotto che gronda sofferenza. Per correttezza, però, è anche giusto segnalare che il gesto è di grande valore simbolico e pubblicitario, ma certamente con un basso impatto  sui fatturati delle grandi catene, che possono fare una bella figura ad un costo irrisorio. Qualunque sia la motivazione che ha spinto prima COOP e poi PAM a togliere il Foie Gras dai banchi del supermercato il risultato deve essere giudicato come una battaglia vinta in attesa del suo bando definitivo.

Certo la strada da percorrere resta lunga, ma l’obbiettivo è raggiungibile.