No all'uso di pelliccia vera

Non capisco gli stilisti che usano pelliccia vera, quando sarebbe più facile usare quella finta. Più economica e bella

Fra poco, pochissimo tempo le strade si riempiranno nuovamente di pellicce, nella quasi totale indifferenza del pubblico, meno attento di una volta incredibilmente a questa sofferenza muta che gronda da ogni pelliccia. L’inconsapevolezza degli acquirenti sulle modalità di allevamento degli animali da pelliccia, sulla crudeltà che viene sistematicamente praticata in queste strutture, ma anche il non voler sapere, il non chiedersi li rende dei consumatori distratti, poco responsabili e soprattutto complici di questa sofferenza.

Se magari nei più giovani vi è poca attrazione verso le pellicce, intese come capi d’abbigliamento, che restano confinate in un target di pubblico più maturo, le bordure di pelo, quasi sempre vero e di specie indefinita, hanno una grande presa anche in quella fascia di età dalla quale ci si aspetterebbe un consumo più critico, consapevole, attento. Quando parliamo di pellicce non stiamo parlando di veganismo, vegetarianesimo o altre scelte che qualcuno potrebbe giudicare oltremodo estreme, stiamo parlando di semplice quanto inutile crudeltà: un animale da pelliccia viene allevato in condizioni di sofferenza per tutta la sua vita, in spazi ridotti, in mezzo alle correnti d’aria per rendere il pelo più folto, fino a quando non viene ammazzato, dovendo sopportare anche in questa fase, le stesse crudeltà che hanno connotato la sua vita. Quando viene privato del prezioso mantello nella stragrande maggioranza finisce in un inceneritore: non destinato all’alimentazione umana e spesso nemmeno a quella animale.

Questo destino accomuna le volpi ai conigli, i visoni ai cincillà, i cani procioni ai cani, proprio quelli che da noi vivono consapevolmente nei nostri salotti e spesso inconsapevolmente nei nostri armadi. Nonostante il divieto di importare capi confezionati o pellicce di cani e gatti nella Comunità Europea è talmente facile aggirare il divieto, per carenza di controlli o usando nomi di specie di fantasia, da renderlo estremamente poco efficace. Quando comprate un capo che abbia delle bordure in pelliccia, anche se di una marca conosciuta, non potete avere la certezza che la legge sia stata rispettata e, peraltro, non bisogna mai dimenticare che la sofferenza di un cane è uguale a quella di un procione, di un visone o di una volpe.

Rispettare gli animali è possibile per tutti

Non tutti sono nella condizione di aiutare gli altri animali, ognuno è nella posizione di non crear loro danno.

Noi oggi non abbiamo più alcuna necessità di vestirci con capi confezionati con pelliccia vera: i tessuti tecnici che sono stati sviluppati in questi anni sono molto più funzionali e offrono maggior protezione di qualsiasi pelliccia animale: è quindi caduta anche la scusa di doversi riparare dal freddo. Non esiste oramai altra motivazione se non quella della vanità per giustificare crudeltà come quelle che si possono vedere nel video realizzato da Igualdad Animal : animali costretti a vivere in gabbie piccolissime, senza aver mai conosciuto nella loro vita nulla di diverso da questo. Basterebbe soltanto contare i giorni che questi animali trascorrono all’inferno per comprendere perchè sia indispensabile chiudere per sempre con l’uso di pellicce, utilizzando quelle sintetiche che non grondano sangue, non sono intrise di sofferenza, sono belle, costano meno e rivelano una scelta etica e un consumo consapevole.

Non usare pellicce, boicottare le grandi firme che usano pellicce, dimostrare anche con gli amici il nostro biasimo verso chi indossa pellicce servirà sul medio periodo a far si che ci sia un’inversione di tendenza, che era iniziata anni fa sotto la pressione delle campagne delle associazioni animaliste. Purtroppo la forza delle campagne si è indebolita prima di raggiungere l’obbiettivo ed ora notiamo nuovamente stilisti che non si fanno problemi a inserire pellicce nella loro collezione o persone che le portano con grande disinvoltura.

Il cambiamento, non violento, deve passare attraverso una mutata sensibilità delle persone ed è per questo che occorre lavorare. 

Piccole scelte individuali possono diventare grandi scelte collettive.