solo come un cane randagio

Solo come un cane randagio in Russia significa morte, ora che stanno arrivando i campionati del mondo di calcio.

Il destino dei randagi, in tutto il mondo e spesso anche nel nostro paese, è quello di essere considerati un fastidio oppure, loro malgrado, solo una fonte di reddito. Per chi gestisce il randagismo, per chi ci campa sopra.

Puntuale come succede ogni volta che è in calendario un evento capace di evocare un grande clamore mediatico, le città vengono ripulite dagli ultimi degli ultimi: clochard e randagi. Le due categorie capaci di ricordare al mondo che la sofferenza esiste.

E così solo come un cane randagio non è più un modo di dire e non lo è certo per i cani randagi russi. Secondo un articolo pubblicato su The Guardian (leggi quici sono due milioni di cani randagi nelle undici città in cui verranno giocati i mondiali di calcio.

Due milioni di fantasmi che convivono nelle città degli uomini, particolari e intelligenti come lo sono i cani dei Paesi dell’Est. Forse dopo anni di persecuzioni hanno sviluppato non solo un carattere che li rende quasi invisibili, poco aggressivi, ma anche estremamente riconoscenti quando vengono aiutati. Chi conosce i cani di Romania, Ucraina e dei Balcani lo sa bene. Chiedetelo a Save The Dogs.

E se i clochard vengono deportati, trasferiti a forza per non farli vedere al mondo e a chi andrà in Russia a vedere i campionati, per i cani i metodi sono più rapidi, più estremi, senza vie di mezzo. Le soluzioni ritenute da sempre le più spicce e efficaci per ripulire le strade dai randagi: catture o avvelenamenti e soppressioni. Più o meno umane, in genere meno umane.

La povertà spaventa, fa paura e per questo si ripuliscono le strade. Con gli uomini bisogna all’apparenza usare mezzi più soft, di quelli che, sempre in apparenza, appaiono rispettosi. Giusto il tanto che basta per non sollevare le critiche, troppe critiche, da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Con i cani è diverso, anche se non è più come una volta (un vero peccato, secondo molti).

Non si possono più spargere quintali di veleno e abbatterli a fucilate, come hanno fatto anni fa a Kiev, per non far montare la protesta della comunità internazionale. Meglio catturarli, raccontare di portarli in canili per farli adottare e poi, invece, abbatterli senza aver scrupoli. Lo dice a The Guardian Vladimir Burmatov, parlamentare russo. Parlamentare di un paese dove non è mai la scelta più facile quella di mettersi contro il potere.

Il budget per la risoluzione del problema dei randagi sembra essere di poco più di un Euro a cane: questo significa che non ci sono fondi per praticare nemmeno eutanasie umane. Cosi ogni animale resta solo come un cane randagio, perché la FIFA si è sempre disinteressata, in realtà, della sorte degli animali durante i campionati. Questo non è un problema che riguarda il pallone, i mondiali, lo show business né i calciatori con i loro ingaggi stellari.

Ma un mondo che non è capace di occuparsi di poveri, di diseredati, di deboli a due o quattro zampe è un mondo a cui manca qualcosa. Mancano sicuramente l’umanità e il rispetto, due valori che alimentano l’empatia. Al contrario la loro assenza va crescere l’indifferenza per l’altro, il diverso, il povero.

Resta solo l’arido mondo degli affari, dove nessuno alza la voce per contrastare la barbarie. Commessa dallo zar di tutte le Russie e tollerata dai paladini di libertà e diritti. Ma in fondo sono solo clochard e cani. Mica si può perdere tempo con gli ultimi.