animali arroganti

animali arroganti

Dobbiamo prenderne atto, che ci piaccia o meno, perché la storia ci impartisce ogni giorno lezioni che non possiamo ignorare: l’uomo per fare soldi, se non ci fossero mutati costumi e tutele, sarebbe ancora ad esporre nei circhi sventurati deformi come “Elephant man”.

La legge non lo consente più, ma per il settore intrattenimento peschiamo a piene mani dagli animali, ridotti a simulacri della loro essenza, del loro esistere, per far soldi e compiacere una componente così retriva da non considerare i diritti, né quelli umani, né quelli animali.

Per questo ha riaperto in pompa magna il delfinario di Rimini, chiuso per maltrattamenti con il sequestro dei delfini, che continua per uno strano motivo (si è sempre chiamato così) ad appellarsi come tale anche se sono passati dai delfini ai leoni marini.

Certo verrebbe naturale chiedersi perché mai una struttura chiusa e non idonea per i delfini a gennaio 2015 possa riaprire per ospitare leoni marini: la risposta è semplice quanto disarmante ed è motivata dalla normativa che impone determinati requisiti per i cetacei, ma nulla prevede per altri mammiferi marini.

In questo modo i delfini vanno all’Acquario di Genova, sempre in cattività, e Rimini si riconverte per garantirsi introiti. Nascondendo la realtà di una cattività crudele per ogni mammifero marino, sia un cetaceo o un leone marino. 

In fondo però rendendo trasparente una realtà del mondo che si occupa di animali: alcuni sono totemici, come cani e gatti, altri da difendere, come balene e delfini, mentre ce ne sono altri ancora che hanno un’importanza relativa, non rientrano nel nostro immaginifico. Purtroppo!

I delfinari sono fabbriche di soldi e di noia mortale per i cetacei

Le vasche dei delfinari/leonmarinari sono sempre costruite con gli stessi criteri, vale a dire vuote! Gigantesche piscine dove gli animali prigionieri, smettiamola di definirli ospiti, passano la loro vita fra una noia inaccettabile e spettacoli che mortificano la dignità di uomini e animali, ma che soprattutto garantiscono agli uomini introiti di tutto rispetto.

In fondo, anche nel 2015, il fascino di un leone marino che tira la palla all’istruttore rappresenta, purtroppo, un momento ludico. Di questo noi dobbiamo vergognarci profondamente, per l’incapacità di essere riusciti a far avanzare la cultura del rispetto, per non essere riusciti a fare cultura, né giuridica, né sociale.

La titolare del delfinario, Monica Fornari, sostiene che le proteste degli animalisti non rovineranno l’inaugurazione e (dico io) gli incassi del leonmarinario: purtroppo avrà ragione. La nostra specie non garantisce diritti ai suoi simili, che diritti può riconoscere ad animali che ci somigliano, senza, per loro fortuna, essere uguali a noi?