Si possono salvare foche uccidendo altre foche

Si possono salvare foche uccidendo altre foche oppure questa scelta contrasta con gli scopi etici? Fino a che punto il fine giustifica i mezzi? Secondo il celebre giornale The Guardian qualcosa stride nelle scelte di protezione delle foche messe in atto dalla celebre associazione RSPCA inglese.

Che da una parte salva le foche, con operazioni di soccorso spettacolari, ma dall’altra certifica gli allevatori di salmoni, che le foche le uccidono. Il giornalista George Monbiot di The Guardian ha scritto un dettagliato articolo sul suo giornale (leggi qui).

A pochi giorni di distanza dal salvataggio di una foca rimasta intrappolata e salvata in modo davvero rocambolesco. Dopo che l’associazione RSPCA aveva pubblicato un comunicato stampa, raccontando i particolari del salvataggio sono iniziate le polemiche.

Anche perché il salvataggio di Marina, questo il nome dato alla foca salvata che viene poi reimmessa nell’ambiente naturale, è diventato parte di un noto programma televisivo che tratta questi temi.

Durante una diretta qualcuno ne ha infatti chiesto conto al direttore della comunicazione dell’associazione. Chiedendo se non ritenesse che ci fosse un doppio binario nel salvare una foca per poi certificare, dietro compenso, l’eticità della produzione dei salmoni in Scozia.

Le foche vengono uccise per evitare danni agli allevamenti di pesci

Sapendo che ogni anno centinaia se non migliaia di foche vengono uccise per proteggere gli allevamenti ittici. Infatti RSPCA non si occupa solo di tutelare gli animali dalle crudeltà ma ha assunto anche il ruolo di associazione che certifica l’eticità delle produzioni animali.

Comprese quelle dei salmoni che in Scozia sono causa di gravi problemi ambientali. E dell’uccisione di molte foche. Il direttore delle campagne dell’associazione si è difeso dicendo che non si tratta di approvare la caccia alla foca, ma soltanto di mettere in atto un controllo su animali infestanti (letteralmente pest control): le foche.

Il doppio binario diventa eticamente indifendibile quando l’approvazione di metodi e controlli non si basa soltanto su scelte etiche, che si possono o meno condividere, ma è un giudizio inquinato da un rapporto economico. E sembra secondo quanto afferma il giornalista di The Guardian che RSPCA si rifiuti di rendere pubblici i dati.

La politica di riduzione del danno non può superare i limiti etici

Ho sempre espresso in modo chiaro che ritengo la riduzione del danno una condizione comunque da guardare con favore ove viene praticata. Questo non significa approvare metodi o produzioni ma soltanto prendere atto che sono stati messi in atto comportamenti positivi, che rappresentano un passo in avanti.

Ma in questo caso sembra trattarsi più di una fuga in avanti, che di una politica di riduzione del danno, peraltro inquinata pesantemente dal controvalore economico dell’operazione.

Trasponendo il problema nel nostro paese sarebbe come se l’associazioni si adoperassero per salvare un lupo imprigionato e nel contempo accettassero il fatto che gli allevatori possano sparare ai lupi. Considerandolo queste uccisioni come un metodo di controllo accettabile. Si creerebbe, giustamente, una dicotomia inspiegabile.

Peraltro le foche sono particolarmente osteggiate da quegli allevatori che rifiutano di allevare salmoni con reti a doppia cintura, che di fatto impedirebbero predazioni da parte delle foche. Proprio come da noi avviene per i lupi e con il rifiuto dei mezzi di contrasto: recinti elettrici e cani da guardiania.

Senza contare che gli allevamenti di salmone sono una grande fonte di inquinamento e una causa di trasmissione di parassiti anche alle specie selvatiche. Questo resta comunque un serio problema dell’acquacoltura. Che un’associazione che si occupa di benessere animale non può sottovalutare.

La liberazione animale e l’Acquario di Genova

In questi giorni Leonardo Caffo, noto filosofo teorico della liberazione animale nel nostro paese, con all’attivo numerose pubblicazioni, che ha espresso tutto il suo sdegno, sulla propria pagina Facebook nei confronti dell’Acquario di Genova.

Reo di aver organizzato cene a base di pesce fra le vasche rappresentando In effetti una palese contraddizione, non foss’altro di messaggio: rispetto contro cibo.

Specie quando sono strutture come l’Acquario e si propongono come realtà educative oppure associazioni come RSPCA che dovrebbe rappresentare un faro per la protezione degli animali dalla crudeltà. Non sarà per niente facile arrivare a un mondo vegano ma occorre almeno separare i rapporti fra etica e economia. Non solo nel campo dei diritti degli animali.

Ritenere scelte più attente di altre e considerare positivamente la riduzione del danno non può far sovrapporre ruoli e posizioni, che per definizione devono diversi.

Sembra di essere tornati agli anni ’80 quando le associazioni protezionistiche gestivano canili pubblici, dove i cani venivano soppressi dopo tre giorni. Erano posizioni e ruoli davvero incompatibili con il buon senso e l’etica, anche se in quegli anni era molto diversa da quella di oggi.