Sfruttamento degli animali marini

Lo sfruttamento degli animali marini è al centro di roventi polemiche in tutto il mondo a causa delle condizioni di vita in cui i delfinari e assimilati custodiscono delfini, orche, leoni marini e altri animali, allo scopo di esibirli e fargli fare degli spettacoli.

Le stesse polemiche hanno accompagnato la nascita di Zoomarine, il parco acquatico a pochi chilometri da Roma, dove sono ospitati, sempre per gli stessi fini, delfini, pinguini, leoni marini, ma anche una serie di altri animali tenuti in cattività,

In quello che è un inaccettabile ibrido fra uno zoo ed un parco divertimenti. Anche in Europa lo sfruttamento degli animali marini è stato più volte oggetto di proteste, in modo particolare da quando il documentario “The Cove” ha svelato al mondo da dove, e soprattutto come, arrivano i delfini  presenti negli zoo.

Il prezzo in sofferenza per la loro cattura, come dimostrano tutte le campagne fatte per convincere il Giappone a mettere fine al massacro che avviene ogni anno a Taiji, sono soltanto una piccola parte di quelle che dovranno affrontare durante la loro prigionia.

In Italia esistono diverse strutture con delfini in cattività, fortunatamente non orche, e solo recentemente il delfinario di Rimini è stato dapprima posto sequestro e poi chiuso come delfinario, riaprendo però con la detenzione dei leoni marini perché lo spettacolo deve sempre andare avanti, senza uso del buon senso.

Non ci può essere sfruttamento e etica nella medesima struttura

Questa mattina aprendo il sito di ANSA ho trovato un articolo che annuncia che domani sarà inaugurato, proprio presso la struttura di Zoomarine, un “Centro di Recupero” per le tartarughe marine in difficoltà della costa laziale.

In collaborazione con l’assessorato all’ambiente della Regione Lazio: in questo modo anziché essere soltanto una struttura che tiene imprigionati i cetacei e altri animali Zoomarine potrà vantarsi di difendere le tartarughe e non solo loro, insomma una contraddizione in termini per chi trae guadagno proprio dallo sfruttamento commerciale degli animali.

Questa dualità di prospettiva, se già è stridente per altre strutture, lo è ancora di più per quanti praticano lo sfruttamento degli animali marini, costretti a vivere in condizioni troppo distanti da quelle naturali.

In vasche piccole rispetto alle loro necessità di grandi viaggiatori del mare, prive di qualsiasi arredo per ragioni sanitarie, costretti ad esibirsi come clown e per giunta venendo presentati al pubblico come animali felici.

Molti zoo italiani sui loro deplìant pubblicizzano di aver istituito delle fondazioni per la tutela degli animali e della natura, non perdendo mai occasione per annunciare nuove nascite in cattività o l’apertura di nuovi reparti.

Grazie anche alla superficialità dei giornali, sempre disponibili a dare notizie acritiche sugli animali sapendo che stimolano le visite sui loro siti, . Peccato che alcune volte animali di blasonati giardini zoologici, che raccontano di essere attentissimi al loro benessere, vengano trovati in possesso di circhi che li detengono in condizioni lontanissime dal concetto di benessere.

Non ci dovrebbero essere cetacei in cattività.

Ma vediamo come i delfinari riescono a rifornirsi di delfini, il prezzo che comporta uno spettacolo nei delfinari di tutto il mondo dove si pratica lo sfruttamento degli animali marini. Tutto questo oggi lo conosciamo anche grazie a questo video girato a Taiji dall’organizzazione SeaSheperd sempre attiva nella tutela del mare e dei suoi abitanti, lottando in modo particolare per la tutela dei mammiferi marini.

Non deve essere quindi l’apertura di un centro per il soccorso degli animali in difficoltà a legittimare i parchi acquatici dove sono imprigionati cetacei in Italia e nel mondo.

Non andate in alcun modo a visitarli, non contribuite a questa violenza e soprattutto insegnate ai bambini che il rispetto non può essere abbinato alla cattività, termine che deriva dal latino e significa prigionia.

Questa è una battaglia a favore degli animali che potrebbe essere vinta facilmente, se solo il pubblico non andasse a presso le strutture che detengono animali marini.

Una sofferenza per molti (animali), un esempio diseducativo per tantissimi (visitatori) e un enorme profitto per pochi (commercianti e gestori)

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