Seviziare gatti significa avere comportamenti antisociali

Seviziare gatti significa avere comportamenti antisociali: questo dimostra la storia di Anthony Appolonia che dopo aver seviziato 19 gatti e essere stato condannato a 5 anni di reclusione ora, tornato libero, sembra che abbia ripreso gli stessi comportamenti che lo hanno condotto in prigione. Cambiando Stato e usando molti nomi diversi.

La storia di Anthony Appolonia si potrebbe definire un caso da manuale: una persona con grossi problemi di socializzazione, con difficoltà lavorative e senza una rete familiare. All’epoca dei primi fatti accertati, successi nel 2007 nel New Jersey, furono individuati ben 19 casi di abusi e torture su gatti, che Appolonia si procurava tramite gli annunci pubblicati su internet.

Alcune persone che gli avevano affidato dei gatti nel 2007 iniziarono a avere dei sospetti sulle reali motivazioni di queste adozioni, anche in virtù dei successivi comportamenti del torturatore. Questo portò alla presentazione di diverse denunce che diedero luogo all’avvio di un’indagine, la cui conclusione dimostrò come ben 19 animali avessero fatto una brutta fine. Alla fine dell’indagine Appollonia fu processato e condannato a 5 anni di reclusione che scontò in un penitenziario del New Jersey.

Una volta uscito dal carcere, nel 2012, Appolonia si trasferì nello Stato del Delaware dove ora sembra abbia iniziato nuovamente a cercare gatti in adozione reiterando un comportamento identico, secondo quanto pubblicato dal giornale online NJ.com che sta svolgendo un’inchiesta su questo caso. Molte ombre di questo caso riguardano anche la lentezza con la quale gli uffici investigativi del Delaware stanno seguendo questa inquietante vicenda, tanto da far sembrare che non abbiano preso troppo seriamente la questione, nonostante i precedenti decisamente allarmanti del segnalato.

I comportamenti di questi soggetti, psichicamente instabili, hanno degli alti tassi di ripetitività: ricerca dei gatti attraverso annunci, richieste di adozione motivate dal fatto di essere soli e di avere bisogno della compagnia di un animale, per arrivare a un sistematico uso di alias e di diversi indirizzi mail con lo scopo di non essere collegati a adozioni, che magari successivamente, possano dar luogo a dei sospetti.

Abbandonando ora il caso di Appolonia, sul quale si può sperare le autorità facciano luce quanto prima e mettano questa persona in condizioni di non nuocere, bisogna ricordare che anche in Italia recentemente sono successi episodi analoghi, come quelli che hanno visto come protagonista supposto il killer dei gatti di Trescore Balneario (BG) per il quale si aspetta ancora la chiusura del processo di primo grado, che comunque ben difficilmente vedrà il responsabile finire in carcere e, qualora questo succedesse, sarebbe soltanto perché nel suo comportamento criminale non si limitava a seviziare i gatti ma molestava anche le donne che gli avevano ceduti. Un’ulteriore dimostrazione della pericolosità dei soggetti criminali che compiono crimini contro gli animali e della necessità di non sottovalutare mai il grado di pericolo rappresentato da questi reati.

La rete è diventata il principale crocevia delle adozioni di animali, dei traffici di animali protetti e/o vietati e delle vendite di cuccioli provenienti dalla tratta dei cani dall’Est Europa. Per evitare abusi e pericoli non bisogna fidarsi delle apparenze e non si può pensare che basti una breve chiacchierata per essere sicuri che gli animali che vogliamo affidare possano finire in buone mani.

Occorre non dimenticare infatti che l’Italia è costellata di strutture pubbliche e private dove potersi recare per adottare un animale e come, molte volte, la rete rappresenti solo una scorciatoia per non poter essere identificati con certezza, anche grazie a finti profili Facebook, mail fittizie e altri artifici.

Per cercare di far correre i minori rischi possibili agli animali sarebbe una buona precauzione, in caso di adozioni a sconosciuti, farsi fornire sempre una fotocopia di un documento d’identità e almeno una bolletta (meglio due) di un’utenza (acqua, gas, telefono, tassa rifiuti, etc.) che possano comprovare la corrispondenza fra gli indirizzi del documento e le utenze.

Troppe volte le persone si possono presentare con nomi di fantasia e anche se fortunatamente non è così frequente imbattersi in persone pericolose è altrettanto vero che è sempre opportuno usare tutte le cautele e diminuire i rischi. Avere un indirizzo di residenza certo è un modo semplice per ottenere qualche assicurazione in più, che dimostri anche la volontà di chi adotta di essere tracciabile e rintracciabile.