Il ministro Salvini dichiara guerra al lupo, facendo rientrare dalla finestra gli abbattimenti che erano stati esclusi dal Piano Lupo predisposto dal Ministero dell’Ambiente. Con un colpo di teatro degno della peggior politica, ma assolutamente in linea con la linea filo venatoria della Lega.

Ovviamente il Ministero dell’Interno sta alla gestione faunistica quanto Zio Paperone alla Banca d’Italia, ma tant’è. Nella sindrome (elettorale) di onnipotenza del nostro ministro, abituato a occuparsi per definizione d ogni argomento che gli passi per la testa, è entrato anche il lupo.

Così ha preso carta e penna e ha fatto scrivere da chi ne sa una circolare ai prefetti della Repubblica. In cui illustra che quando i lupi diventano un problema di ordine pubblico, di sicurezza pubblica, possono essere abbattuti. A patto che, naturalmente, non ci sia un’altra alternativa all’abbattimento. Ma come, nell’urgenza della “legittima difesa”, si possono studiare alternative? E perché vengono demandate ai Prefetti?

La gestione dei lupi non spetta al Ministero degli Interni

Non ci sono stati, in due secoli, attacchi alle persone, non ci sono branchi famelici che vogliono attaccare le comunità e non esistono i lupi mannari. Dunque non dovrebbe esistere nessuna circolare del ministro Salvini, ma le elezioni sono alle porte e Salvini ha bisogno di guadagnare consensi. Con grande spregiudicatezza, ben sapendo che questa circolare sarà impugnata e sconfessata.

Ma il tempo è dalla parte di Salvini: i tribunali amministrativi ci metteranno mesi per bloccare questa disposizione. Tanto basta per traghettare le elezioni europee e cercar di drenare voti. Nel frattempo qualche sconsiderato inizierà a mettere in atto azioni di bracconaggio legalizzato, delle quali rischierà di pagare in proprio le conseguenze.

Salvini scrive ai Prefetti che sussiste “l’esigenza di adottare interventi di carattere preventivo ai fini della tutela della pubblica incolumità e della salvaguardia delle attività tradizionalmente legate alla montagna, all’agricoltura e alla zootecnia, nel pieno rispetto delle regole fissate, anche a livello europeo ed internazionale, che riconoscono il valore sul piano ambientale e della biodiversità della presenza di questi grandi carnivori”

Associazioni sul piede di guerra

Le associazioni di tutela ambientale protestano ma cosa dice il ministro dell’ambiente Sergio Costa? Al momento proprio nulla di rilevante, nonostante abbia appena reso noto il suo Piano Lupo. Probabilmente cercando di evitare uno scontro diretto con il proprietario di questo governo.

Nel frattempo le associazioni di tutela ambientale e di protezione degli animali sono scese sul piano di guerra, minacciando azioni legali contro il Ministero degli Interni. Che non ha competenza alcuna sulla gestione faunistica in quanto i lupi, con la sicurezza pubblica, c’entrano davvero poco.

Salvini e la Lega stanno diventando un problema serio e concreto per la tutela ambientale, a causa dei legami troppo stretti con la componente agricola e filovenatoria. Nel silenzio della politica che al momento non ha preso posizione, al contrario dei cacciatori che hanno già iniziato a oliare i fucili, senza peraltro poter avere grandi speranze.

La nota del Ministero dell’Interno di fatto non sposta proprio nulla rispetto agli iter già previsti per gli abbattimenti. La novità è solo nel cercare di utilizzare l’argomento lupo in chiave elettorale, grazie a una circolare inviata ai Prefetti che esubera dai confini del Ministero dell’Interno. Con la ridicola esortazione di far convocare dai Prefetti i Comitati Provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Un nulla di reale come spiega bene Il Dolomiti in questo articolo, ma un uso pericoloso e distorto delle funzioni del Ministro dell’Interno, per il quale ogni strumento è buono per ottenere consenso, anche quando vengono superati i confini della realtà.

Modificato in data 13 aprile 2019