Salvata volpe caduta nel Naviglio

Salvata volpe caduta nel Naviglio: dopo la brutta avventura è stata recuperata da una persona che non ha esitato ad entrare nell’acqua del canale, nonostante temperature invernali.

Una bella storia a lieto fine, grazie al coraggioso intervento di Davide che mentre portava a spasso i suoi cani, a mezzanotte, ha visto la volpe annaspare nel canale e si è subito messo in moto per salvarla, visto il mancato intervento degli enti pubblici ai quali si era rivolto. Per questo non ha esitato a rischiare la propria vita nelle fredde acque del Naviglio pur di salvare la volpe, successivamente prelevata dal servizio di soccorso di ENPA Milano e immediatamente trasferita presso la propria clinica veterinaria, colmando un vuoto operativo che purtroppo esiste da sempre, in tutta Italia ed in modo particolare nel centro-sud.

Salvata volpe caduta nel Naviglio

La volpe appena salvata, tenuta al caldo sul divano del suo soccoritore

Il soccorso agli animali feriti o in pericolo nel nostro paese è ancora un’attività svolta a macchia di leopardo, in modo non costante e spesso, anche dove viene effettuato, con tempi di intervento lunghissimi, che espongono gli animali al rischio di morire fra grandi sofferenze. Alcune associazioni e molto spesso i Vigili del Fuoco, sempre in prima linea nei salvataggi complessi di animali, si adoperano per il soccorso degli animali in pericolo, nei limiti e con i limiti delle proprie possibilità operative. Per cani e gatti feriti dovrebbe sempre intervenire l’ASL, ma il condizionale è purtroppo d’obbligo, mentre la fauna selvatica dovrebbe essere soccorsa dalla Polizia Provinciale, oramai in via di smantellamento. Questa situazione è molto variabile da regione a regione, ma anche da provincia a provincia, creando non pochi disservizi e lasciando i cittadini, anche i più volonterosi in balia di informazioni approssimative e di un frequente gioco al rimbalzo da parte delle varie componenti pubbliche che a chiunque verrebbe in mente di chiamare di fronte a un’emergenza. Tutto peggiora poi nelle ore notturne, quando gli uffici dell’ASL sono chiusi, come lo sono molti comandi della Polizia Locale e Provinciale: al cittadino non resta quindi altro da fare altro che provare a ricevere aiuto da Polizia e Carabinieri, che però spesso non sanno come e chi far intervenire, mentre talvolta può capitare sottovalutino le richieste delle persone.

Le ambulanze veterinarie ed i mezzi di soccorso, previsti dal Codice della Strada, sono gestite o da associazioni come ad esempio ENPA Milano oppure da servizi veterinari privati, che svolgono servizi a pagamento. Peccato però che, facendo un esempio per tutti, nemmeno il Comune di Milano, la capitale morale del paese, riconosca un solo euro per questa preziosa attività di soccorso alla locale sezione ENPA. Quindi l’assenza di un servizio di pronto soccorso diventa purtroppo normale ed a pioggia questo vuoto si riscontra in tantissime realtà italiane, dove peraltro le associazioni, spesso, non hanno nemmeno la possibilità di disporre di idonee attrezzature e mezzi. Diventa una necessità sempre più evidente e richiesta dai cittadini quella di creare una rete di emergenza per gli animali simile a quella che esiste per il pronto soccorso delle persone, sia per garantire tempi rapidi di intervento, sia per dare certezza agli interventi di soccorso, che quando non vengono attuati mettono in pericolo la vita degli animali ma anche l’incolumità delle persone. Basti pensare al pericolo rappresentato dagli animali vaganti o feriti in autostrada oppure su strade a grande scorrimento, dove la loro presenza può causare gravi incidenti anche con esito mortale, specie per i motociclisti.

Reperire i fondi per questo servizio, in caso non si riuscisse ad avere capienza nelle poste ordinarie dei bilanci, potrebbe essere possibile andando a tassare con un’imposta di scopo il commercio degli animali da compagnia, attività in gran parte responsabile dei costi derivanti dagli abbandoni e dai rilasci in natura. Leggendo le cronache sui giornali nazionali ci si rende conto di quanto sarebbe importante poter avere un servizio di emergenza per gli animali, che potrebbe anche essere legato al numero unico 112, opportunamente strutturato. Sarebbe un segnale di civiltà e un modo per garantire maggior sicurezza ai cittadini e una concreta tutela per gli animali, non potendo lasciare alla buona volontà delle associazioni ed all’iniziativa dei singoli buona parte dell’attività di soccorso agli animali in difficoltà, che spesso mette anche in pericolo l’incolumità dei soccorritori.

Gli animali non pagano le tasse ma i cittadini si e sono sempre più quelli che si indignano per la mancata attivazione di un servizio di pronto soccorso per gli animali randagi, selvatici o comunque in difficoltà. Da Milano all’estrema propaggine della Sicilia e nessuno ha ancora detto chi si occuperà della fauna, una volta scomparsi la Polizia Provinciale e il Corpo Forestale dello Stato.