Il randagismo è uno dei tanti problemi irrisolti degli animali, che si legano a quelli di gestione del patrimonio naturale e alla tutela dell’ambiente. La mancanza di piani organici di periodo, che prevedano una serie di azioni programmate, è uno dei nostri grandi problemi.

In questo modo in Italia si gestiscono le situazioni secondo la logica del giorno per giorno. Un sistema che non fornisce garanzie di risultato, ma soltanto un enorme dispendio di risorse. Continuando a gestire malamente i problemi senza intaccare le cause.

La contrazione del randagismo passa da sterilizzazioni di massa, anche dei cani padronali, e dal possesso responsabile, che deve essere tale anche quando si decide di avere un animale. Magari mettendo limiti al libero possesso senza regole. Ma questi sono provvedimenti impopolari, che in un paese costantemente sotto elezioni non sono ben visti dai politici.

Serve avere una visione di periodo su ambiente e tutela animali

Questo continuo procedere a tentoni crea due problematiche interconnesse: la prima legata alla mancata risoluzione del problema, la seconda dovuta all’abitudine nei cittadini, che considerano i problemi una componente non risolvibile, endemica. In questo modo anziché responsabilizzare le persone si ottiene l’effetto opposto: il problema va avanti da sempre, io non posso farci nulla. Si chiama procedimento di abituazione.

Lo stesso rischio lo stiamo correndo per le questioni ambientali, un altro settore in cui mancano piani di periodo. Stiamo pensando come risolvere il problema della plastica, ma non sembra che abbiamo ancora una linea chiara su come gestire i rifiuti in genere, a livello almeno nazionale.

In questo modo restiamo in bilico fra discariche, che rappresentano il peggio del peggio, mancata costruzione di inceneritori ma, in compenso, abbiamo il lato oscuro del rifiuto. Quello costituito da capannoni e fabbriche dismesse che vengono illegalmente riempite di rifiuti anche tossici senza che nessuno, incredibilmente, se ne accorga.

Depositi illegali che poi prendono fuoco, non più nella terra dei fuochi ma al Nord, dove la crisi ha picchiato duro e gli edifici industriali vuoti non mancano. E ancora una volta i crimini ambientali, che sono si contro l’ambiente ma ammazzano anche le persone, non si riescono a prevenire. Nemmeno quando viaggiano su centinaia di camion verso siti produttivi chiusi. Nessuno vede.

Il problema non viene affrontato e qualcuno si arricchisce

Identico discorso è quello della gestione faunistica, dove non ci sono piani complessivi e tutto il problema non gira intorno alla scienza ma alla caccia. Anche qui mancano piani di periodo, non si conosce nemmeno il significato dell’importanza di aumentare la resilienza ambientale. Si continuano a sfornare piani di abbattimento inutili.

La mancata visione olistica delle problematiche ambientali è oramai un problema molto serio a causa degli effetti dannosi che produce. Raramente si parla di territori, di gestione integrata e di analisi delle cause. Al massimo si riescono a curare, sempre e solo a fucilate, gli effetti nefasti.

Nel frattempo su molte di queste situazioni ci sono consorzi criminali che si arricchiscono, speculando su continue emergenze. In Italia credo che l’emergenza sia iniziata il giorno dopo quello della fine della guerra e non sia mai finita. Possibile che nessuno pensi seriamente che questo metodo di gestione non produce risultati, ma solo danni? La risposta purtroppo appare affermativa.

Il randagismo è uno dei tanti problemi irrisolti degli animali, la gestione dei rifiuti è uno dei problemi irrisolti per l’ambiente, la caccia è un problema serio per la gestione faunistica. Sembra un ragionamento facile, una piccola breccia dovrebbe poter essere aperta, realizzata. E invece no, abbiamo solo metodi costanti per affrontare emergenze decennali.