pifferaio stermina topi lasciando vivere le bufale

Pifferaio stermina topi lasciando vivere le bufale, che proliferano sul web e diventano virali.

Mentre, quasi sempre, le notizie vere sugli animali faticano a circolare.

Se poi non riguardano argomenti sensibili come cani, gatti, randagismo e adozioni del cuore le informazioni serie hanno vita breve. In questo modo si ferma la trasmissione delle buone pratiche.

Ma volano notizie davvero improbabili come la fatwa contro i gatti emessa dal sedicente stato islamico.

La notizia è talmente ghiotta, in termini di click sui giornali online, che pur essendo farlocca al 99% fa inciampare nella bufala anche testate importanti del panorama editoriale nazionale, in ottima compagnia con i giornali di mezz’Europa.

In fondo questa fatwa unisce due argomenti interessanti: terrorismo e animali. Peraltro come se poi fosse necessario ai tagliagole di Isis aggiungere questo particolare all’elenco dei loro misfatti, per aumentarne la sinistra fama.

Se questo fosse stato un inciampo, peraltro si sa della predilezione del profeta Maometto verso i gatti, potrebbe quasi essere giustificato vista la velocità con cui testate importanti l’hanno diffuso.

Resta sempre l’eterno problema del controllo delle fonti, che su questo improbabile episodio sono praticamente nulle. Ma questa è soltanto la cartina di tornasole rispetto alle tantissime notizie che, a oltre un decennio di distanza, ancora girano sul web, riapparendo come i velieri fantasma nelle leggende dei marinai.

Come dimenticare Bonsai kitten”, la bufala dei gatti cresciuti all’interno dei vasi di vetro fin da cuccioli, tanto da prenderne la forma del contenitore come desiderato dagli acquirenti e contro questa forma di maltrattamento, che ancora appare di tanto in tanto, si scatenavano migliaia e migliaia di proteste.

Ovviamente inutili. Per non parlare della cucciolata di dieci bellissimi labrador, con tanto di foto della mamma e dei cuccioli, che sarebbero stati uccisi il giorno dopo (non si è mai saputo da chi) se non fossero stati adottati. Naturalmente la notizia era tanto improbabile quanto falsa.

Più recente la bufala politica, in chiave anti immigrati, che raccontava del sindaco di Como che aveva dato in concessione o stadio cittadino per la festa del sacrificio, facendolo trasformare in un mattatoio a cielo aperto dove, come da foto di rito, si vedevano sgozzamenti e sangue. Anche in questo caso la notizia, che gira con cadenza semestrale per i social, è assolutamente falsa.

Del resto, nel mio piccolo, anch’io avevo fatto un esperimento in uno dei primi articoli di questo blog con il pezzo Steven Spielberg va punito senza riserve, nel quale accusavo il regista di aver ucciso un triceratopo, un dinosauro preistorico estinto milioni di anni prima. Evidentemente però l’animale era ancora ben presente nelle idee dei surfisti dei social, che scrissero insulti di fuoco nei confronti del regista, in realtà reo soltanto di aver ucciso un animale di cartapesta durante le riprese di Jurassic Park.

Il confine fra vero e verosimile oramai, proprio grazie alla rete si è fuso e confuso, e in questo modo verità fasulle e bugie vere riescono a guadagnare gli onori della cronaca e la stessa attenzione delle notizie reali: la mancanza della verifica delle fonti porta spesso non solo a costruire verità improbabili, ma spesso da vita  anche a possibili speculazioni.

Non sono infatti rari i casi dove iniziative benefiche, storie di umani e animali in difficoltà, siano servite al furbetto di turno per raccogliere fondi che erano destinati più al suo personale carrello della spesa che non a aiutare davvero qualcuno.

Bisogna imparare a capire che non tutto quello che viene pubblicato è vero, che non tutte le notizie hanno scopo di sollevare un problema o raccontare un episodio di cronaca, ma possono essere costruite, nel titolo o con la complicità dell’immagine, al solo fine di generare traffico sulla rete.

Gli esperti di marketing conoscono molto bene il valore degli animali come catalizzatore di attenzione sui giornali online e questo è dimostrato, senza possibilità di errore, dal fatto che ogni prima pagina di una qualsiasi testata contenga almeno una notizia, curiosa o presunta tale, sugli animali.

Bisogna stare attenti a non credere a ogni cosa solo perché è stata pubblicata, altrimenti si rischia di fare la fine dei topi nella favola di Hamelin, dove un pifferaio magico riusciva a farsi seguire da torme di roditori liberando intere città.