Piano lupo va in soffitta

Il piano lupo va in soffitta per i prossimi due anni e possiamo sperare che sia presto accompagnato dal ministro dell’Ambiente Galletti, che si è rivelato il peggior ministro dall’istituzione del dicastero.

Secondo quanto battuto dalle agenzie di stampa il ministero avrebbe deciso di rinviare qualsiasi abbattimento a data da destinarsi e non prima di aver fatto eseguire censimenti, che possano effettivamente dare qualche dato certo sulla consistenza del predatore.

Il ministro parlerebbe, il condizionale è d’obbligo, di un blocco di due anni degli abbattimenti in deroga, peraltro mai autorizzati dalla Comunità Europea per il nostro paese. Di fatto quindi più che parlare di blocco sarebbe corretto parlare di rinvio, visto che gli abbattimenti non sono mai partiti.

Con un impegno economico di 1,5 milioni di Euro da qui al 2020 per la realizzazione dei censimenti e probabilmente per incrementare gli indennizzi dati agli allevatori. Questa possibilità dovrebbe arrivare a breve alla Conferenza Stato-Regioni dopo essere stata presentata alla conferenza degli assessori regionali all’agricoltura.

Sul fronte lupo l’aria infatti è sempre densa di nuovole tempestose, viste anche le richieste recenti della Val d’Aosta (leggi qui) che a fronte della presenza di circa 20 lupi, malcontati, già invoca piani d’abbattimento come se fosse assediata dalla popolazione lupina.

Per non parlare degli allarmismi che provengono dalla veneta Lessinia (leggi qui) o dal Salento, dove i lupi sarebbero stati appena avvistati, secondo alcuni senza certezza, e però avrebbero già prodotto danni sbranando animali. Perché in tutta Italia pare essere più ricercato il lupo, per danni reali o presunti che non Igor il russo, il famoso pluriomicida scampato a ogni ricerca.

Intanto però, grazie anche alla campagna mediatica che agricoltori e cacciatori hanno lancitato contro il lupo, con articoli sulla stampa a volte esilaranti per manifesta assurdità dei contenuti (leggi qui), continuano gli episodi di bracconaggio messi in atto a danni del predatore, che rappresentano la punta dell’iceberg delle azioni messe in atto a danno del lupo.

Molti atti di bracconaggio sono infatti messi in atto in modo meno eclatante di altri. Non tutti i bracconieri sono anche esibizonisti e chi ammazza un lupo non è sempre disposto a rischiare per appendere il cadavere alla fermata dell’autobus come recentemente successo a Rimini.

Nel contempo però agricoltori e cacciatori si lamentano dei danni fatti dai cinghiali e dai caprioli chiedendone l’abbattimento. Ma gli ungulati sono la preda di elezione del lupo e se lasciassimo che la natura facesse il suo corso la loro popolazione sarebbe tenuta sotto controllo in un modo più naturale e, sicuramente, efficace degli abbattimenti.

Sul lupo insomma si scatenano non solo odio e appetiti del mondo venatorio, ma anche la disinformazione che lo azzanna ogni giorno (leggi qui) con fake news.