Pericolo attacchi orsi

Pericolo attacchi orsi: questa potrebbe essere la sintesi di quanto vuole far apparire l’amministrazione del Trentino, cavalcando la diffidenza popolare, normalmente presente verso tutti gli animali predatori e non solo.

Il progetto volto ad incrementare la presenza degli orsi in Trenino parte nel 1999, grazie ai fondi stanziati dalla Comunità Europea, con il rilascio di 10 orsi nel periodo 1999/2003 in cui furono immessi 3 maschi e 7 femmine sul territorio.

Sotto varie denominazioni il percorso di reintroduzione dell’orso è proseguito senza interruzioni e nel 2014 il progetto Life Arctos è stato sostituito dall’attuale Life Dinalp Bear, che prevede il coinvolgimento di altri stati dell’Europa orientale come la Slovenia e la Croazia, secondo il protocollo operativo che è alla base di Dinalp.

La provincia autonoma di Trento tiene alla presenza degli orsi in Trentino, essendo ben conscia che rappresentano un’attrazione per il turismo, un biglietto da visita per una regione a forte vocazione “green”, che sta cercando di attrarre investitori e ha necessità di mantenere alto il flusso turistico, ma vorrebbe che nel contempo non creassero alcun problema. L’ottimizzazione voluta da Trento deve quindi passare attraverso una condizione irrinunciabile: ogni orso che crea un problema deve essere catturato e/o abbattuto, dimenticando come il concetto di gestione della fauna debba essere basato su principi di coesistenza “intelligente”, mirando a una crescita di sensibilità della popolazione nei confronti del patrimonio “orso” e passando attraverso la corretta formazione/informazione.

I protocolli del progetto Dinalp prevedono l’abbattimento e/o la cattura degli animali solo come ultima soluzione, ben comprendendo come la pericolosità degli orsi derivi quasi sempre da errori umani dovuti alla cattiva gestione del territorio (in particolare dei rifiuti) e da comportamenti non corretti delle persone. Questi fattori determinanti non vengono invece correttamente evidenziati e, quel che è peggio, l’amministrazione trentina soffia sul fuoco, anziché cercare di spegnerlo, giocando sul fattore “sicurezza” di valligiani e turisti e sulla possibile pericolosità degli orsi per l’uomo. Insomma la logica di un colpo al cerchio ed uno alla botte: progetti Life ed elettori, orsi e valligiani.

Secondo il progetto Dinalp gli orsi possono essere rimossi e/o abbattuti solo in caso di particolari situazioni, che devono essere correttamente accertate:

– orso ferito che attacca l’uomo;
– orso che nonostante attività di deterrenza praticate da un team esperto frequenti aree residenziali o cerchi di entrare in edifici;
– orso che entri in case non abitate
– orso che abbia attaccato l’uomo, senza essere stato provocato, né intenzionalmente né inavvertitamente;

in queste casistiche non si parla di “falsi attacchi” come causa di rimozione, quelli cioè messi in atto dall’orso con il solo scopo di spaventare le persone, senza volontà di operare una reale aggressione,  secondo il manuale di gestione del progetto Dinalp.

Adesso l’obbiettivo dell’amministrazione trentina è l’orsa KJ2, resasi responsabile di un attacco a danni di una persona che faceva jogging a Cadine (TN), con il suo cane al guinzaglio (affermazione del ferito). Quel che si conosce dell’episodio è solo il racconto dell’aggredito e ad oggi non sono state rese note eventuali indagini per meglio comprendere quanto successo. La valutazione dei fatti cambierebbe, ad esempio, se risultasse che il cane della persona che faceva jogging ed è stata aggredita fosse entrato nel bosco, magari seguito dal proprietario che si è poi imbattuto nell’orso.

Tante le ipotesi e le domande, non ultima quella che riguarda il fatto che il cane fosse realmente al guinzaglio, mentre il padrone faceva jogging. Purtroppo questo episodio, come quello accaduto l’anno scorso, è avvenuto in assenza di testimoni e già quello del 2014 aveva creato ben più di una perplessità sulla reale dinamica. In quest’ultimo caso sulla stampa non viene riportato il ruolo del cane prima dell’aggressione né durante la stessa, mentre anche i giornali locali non perdono l’occasione di soffiare sul fuoco della politica anti orso.

L’informazione verso residenti e turisti avrebbe dovuto essere più precisa e con divieti che vengano fatti rispettare: la persona aggredita aveva un cane con se, durante la stagione degli accoppiamenti degli orsi,  con il quale è entrato nel bosco; quando ha visto l’orso, anziché restare immobile come raccomandato dal protocollo, si è messo a urlare ed a correre. Il racconto dell’incidente meriterebbe maggiori accertamenti, considerando che non sempre chi riporta un danno è immune da responsabilità, mentre talvolta è risultato essere proprio la causa del comportamento aggressivo dell’animale. Se l’aggressione non fosse immotivata ma in qualche modo indotta, anche dalla presenza del cane, dovrebbe cambiare completamente l’angolo di visione sul comportamento dell’orso.

Si vorrebbe poter gestire la fauna a piacimento, senza che questa possa creare alcuna problematica alla società degli uomini, ma anzi sia portatrice esclusiva di vantaggi. In realtà gli orsi in Italia rappresentano un pericolo per l’uomo davvero residuale, sicuramente infinitesimamente più basso di quello rappresentato dai calabroni, che ogni anno uccidono in Europa dalle 20 alle 50 persone (numero sottostimato), morti che però non toccano gli stessi portatori di interessi: cacciatori e allevatori, che mal digeriscono la presenza degli orsi e dei predatori in generale. Del resto tutti gli animali predatori, fino all’avvento della legge 968/77, erano considerati nocivi e potevano essere abbattuti in ogni tempo essendo visti come avversari dell’uomo, nella tragica miopia ambientale di quel periodo.

Se il Trentino cavalca la pericolosità degli orsi per l’uomo, mescolando falsi attacchi con attacchi reali, predazioni con comportamenti pericolosi e così via, la realtà nazionale dimostra la presenza di una lobbie che soffia sul fuoco, che instilla ad arte l’idea di pericolosità di tutti i predatori per l’uomo. Secondo il WWF ogni anno in Italia vengono uccisi 150/200 lupi, l’altro grande predatore sotto costante attacco, eppure non si hanno notizie di aggressioni da parte dei lupi ad esseri umani dal dopoguerra. La strage silenziosa, quasi sempre con bocconi avvelenati, però prosegue incessante.

Ad oggi non sono state ancora messe in atto tutte le prescrizioni che erano già previste nei progetti Life Arctos prima e Dinalp ora. Un esempio per tutti è rappresentato dalla pagina internet che nell’ambito del progetto Dinalp, doveva essere riempita di contenuti dalla provincia di Trento, ma che ad oggi risulta essere ancora vuota: il peggior modo di informare valligiani e turisti. Lo spray anti orso, altro importante strumento di deterrenza, non è stato ancora autorizzato in Italia, nonostante il suo uso sia raccomandato nelle indicazioni dei progetti Arctos e Dinalp e rappresenti uno degli strumenti più utilizzati, nei parchi del nord America e in altre parti del mondo, per prevenire ferimenti dove siano presenti orsi.

Ancora una volta un brutto pasticcio che ci si augura possa essere valutato con un approccio completamente diverso da quello che risultò  letale, nel 2014, per l’orsa Daniza. I presupposti non lasciano ben sperare sulle reali intenzioni dell’amministrazione trentina nei confronti dell’orsa KJ2, per la quale sono state già approntate non solo le trappole a tubo, ma anche i lacci da cattura, uno strumento davvero molto discutibile. A questo si aggiunge la volontà di diminuire drasticamente la presenza sul territorio dei plantigradi, giudicati incompatibili con la sicurezza della popolazione.

Le associazioni protezionistiche e ambientali sono sul piede di guerra e questa si annuncia come un’estate calda per gli orsi del Trentino, come accadde l’anno scorso dopo la morte dell’orsa Daniza.