Per sconfiggere il crimine ci vuole coraggio, anche il coraggio della paura

Una bella immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Molti si chiederanno il nesso fra le figure di Falcone e Borsellino e la tutela degli animali: basta invece pensare alla difesa dei diritti, al coraggio della denuncia, all’onestà dell’operare per capire che loro, proprio loro, hanno tracciato una strada che dovrebbe essere il traguardo di ogni cittadino che si occupi dei diritti dei deboli. Purtroppo la platea dei soggetti fragili è molto più vasta di quella che si crede e, in parte, è anche colpa nostra, dell’umana inazione.

Troppe volte noi demandiamo la tutela dei diritti, talvolta anche dei nostri, a figure o istituzioni esterne al nostro essere, al nostro operare, come se questa fosse una condizione garantita per tutti, solo che basti invocarla. Così non è, in Italia e in tantissime parti del mondo: i diritti sono conquiste che sono state strappate, spesso pagando prezzi altissimi, spesso mettendo a rischio la propria vita. Questi comportamenti virtuosi avrebbero dovuto servire a costruire generazioni di “sentinelle dei diritti dei deboli”, ma non è andata come sarebbe stato auspicabile; in questa stagione virtuale troppi si sentono “combattenti” solo firmando una petizione, condividendo un articolo, mettendo un like su Facebook, senza dare valore all’impegno sociale reale, fatto di denuncia, di coinvolgimento, di affermazione dei propri diritti, fatta anche per affermare, per difendere quelli dei più deboli. In questa epoca inquieta sembra che le persone abbiano delegato ad altre e sconosciute entità la tutela delle fasce deboli, siano queste  animali, uomini, bimbi, donne oppure anziani; parrebbe si sia perso il coraggio di impegnarsi in prima persona, di aiutare, di soccorrere, di denunciare, mettendoci la faccia.

Ogni giorno siamo testimoni consapevoli di molti fatti socialmente dannosi, ma demandiamo agli altri l’impegno dell’azione, spesso il nostro si ferma alla segnalazione o ancora più spesso all’indignazione. Non basta, ce l’hanno insegnato Falcone e Borsellino, ma anche tantissimi, troppi, cittadini e servitori dello Stato che hanno scelto di mettersi in gioco per cambiare questa società. Troppe volte, ancora oggi, arrivano segnalazioni anonime, si raccontano crimini contro persone e animali, ma non si vuole testimoniare, si vedono maltrattamenti ma non ci vogliamo mettere in mezzo, non si vuole un coinvolgimento: per paura, per convenienza, per indifferenza.

Diciamolo chiaramente: in fondo i “cattivi” vincono non per particolare intelligenza o capacità, ma purtroppo per scarso impegno dei buoni, anche su fatti banali, non di mafia, non così rischiosi. Provate semplicemente a entrare in un condominio, dove un anonimo ha segnalato un qualsiasi maltrattamento ad un cane: suonando a dieci campanelli troverete otto porte chiuse e, forse, uno o due persone che hanno il coraggio di denunciare, che sono disponibili a testimoniare.

Abbiamo forse perso il senso della responsabilità, del dovere morale di essere parte di una società, quella degli uomini, che dovrebbe avere il coraggio di tutelare le creature fragili che la abitano a vario titolo. Siamo diventati animali opportunisti, forse ancora sociali anche se spesso solo se conviene, se il pericolo minaccia noi, la nostra cerchia. Senza renderci conto che questo buio ha prodotto una società che tutela poco i deboli, che si inchina ai potenti e che ha perso il coraggio di farci sentire cittadini, non sudditi. Non lamentiamoci però di quanto succede ad uomini e animali, non lamentiamoci se leggiamo sui giornali che di quell’essere maltrattato, uomo o animale che fosse, lo sapevano in molti, ma nessuno è intervenuto.

Una bella canzone di Faletti, uomo di grande spessore, capace di mille travisamenti e di grandi emozioni, anni fa diceva ” Minchia signor tenente, lo so che parlo col comandante,
ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante, la voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto, ma qui diventa sempre più dura quando ci tocca fare i conti con il coraggio della paura“. E’ tempo che ci riprendiamo società e diritti, nostri e delle categorie fragili, esponendoci in prima persona “con il coraggio della paura”. Proprio per il dovere che questo mondo non diventi ancora più buio e per la consapevolezza che tutto questo è realmente possibile, basta impegnarsi, volerlo, crederci.