Il patto tradito

Il Patto Tradito

La forza e la bellezza della natura, anche se rinchiuse in una gabbia, guardano il mondo con occhi fieri.

Se avessimo mantenuto il patto che ci vedeva custodi di un mondo nel quale tutte le creature contribuivano al mantenimento dell’equilibrio, se non avessimo rotto questo accordo per ingordigia e presunzione, forse l’uomo avrebbe avuto minor progresso ma maggior felicità.

Diverso sarebbe stato anche il rispetto per gli animali e per l’ambiente, senza i quali l’uomo non può esistere.

L’uomo non è realmente un animale sociale, piuttosto è una specie opportunista che vorrebbe ricevere tutti i vantaggi del vivere in una società, come la mutua protezione, l’assistenza, la fruizione dei servizi e di tutte le utilità tipiche delle società umane, senza però volerne pagare il prezzo. Noi siamo individualisti travestiti da animali sociali, vogliamo avere senza dare, abbiamo un senso di collettività che spesso, troppo spesso, si ferma alla famiglia ed agli amici. Questo ci impedisce di pensare in modo “collettivo”, ci impedisce di avere una visione d’insieme: in fondo è sempre più importante che sia pulita ed accogliente la nostra casa piuttosto che il quartiere dove viviamo.

Per questo non abbiamo dato il giusto valore a quel bene inestimabile chiamato Terra, per questo non abbiamo rispettato il patto che l’essere più intelligente, forse, del creato aveva doverosamente stretto con la madre terra.

Leggendo gli scritti dei grandi capi delle tribù dei nativi americani, quegli indiani che al pari degli animali abbiamo ingannato e quasi completamente distrutto, ci dovremmo sentire piccoli esseri: il loro rispetto dell’ambiente era ben diverso da quello dell’uomo moderno perché loro avevano già compreso che distruggere l’equilibrio naturale avrebbe costituito l’inizio della fine. Anche i pellerossa facevano guerre, avevano comportamenti che oggi giudichiamo inaccettabili, però avevano capito l’essenza dell’armonia con il creato. La cupidigia e la corruzione non avevano ancora distrutto il mondo, quanto l’uomo è poi riuscito a fare nel giro dell’ultimo secolo, senza aver nemmeno avuto la capacità di evitare guerre, torture, genocidi e altre azioni riprovevoli.

Questo scrisse Okute, capo della nazione Sioux:

“Tutte le creature viventi, tutte le piante sono parimenti essenziali alla vita 
e ognuna ha un suo posto.
Ogni animale dimostra la sua ragione d’essere con atti precisi.
I corvi, le poiane e le mosche, anche i serpenti, 
pur diversi tra loro hanno qualcosa in comune, hanno un’utilità e una ragion d’essere.
In origine probabilmente gli animali hanno vagato sopra molti estesi paesi 
prima di trovare il luogo più adatto per vivere.
E questo perché ogni essere vivente dipende dalle condizioni naturali che lo circondano.
E dunque gli animali e tutti gli esseri hanno riflettuto a lungo 
prima di scegliere il posto dove vivere.”

Quando anche noi arriveremo ad assimilare queste parole allora, forse, sarà giunto il tempo per poter aver nuovamente una speranza : quella di guardare e poter vedere un futuro per i nostri successori. Il tempo credo sia quello giusto perché quella parte di umanità che si riconosce in certi principi, basati sul rispetto di tutte le creature, cerchi di riprendere il timone di questa immensa, meravigliosa e magica, ma purtroppo fragilissima barca.