Non esistono cani pericolosi

Il giornale La Stampa dava oggi notizia di recenti provvedimenti adottati nel Regno Unito per punire i proprietari di cani che avessero provocato lesioni titolando: “Regno Unito: pugno duro contro i padroni di cani pericolosi”.

Il titolo corretto avrebbe dovuto essere “Regno Unito: pugno duro contro i padroni di cani che provocano lesioni”.

Non ci sono cani pericolosi per definizione, ma soltanto cani che hanno, per taglia e carattere, maggiore possibilità di causare danni seri se non correttamente gestiti o, peggio, se condizionati per essere aggressivi.

Questa è in effetti una vecchia diatriba fra quanti sostengono che ci sarebbero razze da mettere al bando e altri che ritengono che il problema non sia la razza ma come gli animali siano stati cresciuti ed educati,  dove la taglia costituisce un amplificatore di rischio: un piccolo cane è talvolta più mordace, per paura, di un cane di grande mole, ma naturalmente il pericolo è decisamente più basso.

La moda di avere cani di grossa taglia, che chiunque può comprare senza limitazioni e verifiche preventive, ha creato un Italia un grave fenomeno collaterale rappresentato dall’abbandono di questi animali nei canili. In questo modo si è creato uno stock di cani di grande taglia, con difficoltà di gestione variabili,  ai quali molto difficilmente sarà data una seconda chance, anche a causa dei molti casi di cronaca e della paura che si è instillata nelle persone nei confronti dei cosiddetti “cani pericolosi”.

Questi cani, prevalentemente molossoidi e pastoroidi, sono destinati a trascorrere la loro esistenza in canile, alcune volte in condizioni di benessere sufficienti, talvolta in condizioni di maltrattamento allucinanti che dureranno per tutta la loro vita. Partendo da questa considerazione, quindi da un profilo di tutela dell’animale, credo sarebbe opportuno introdurre concrete limitazioni alla loro vendita.

Obbligando, preventivamente, gli aspiranti proprietari ad avere un patentino che certifichi la loro idoneità; esattamente il contrario di quanto avviene oggi dove i corsi, in particolari casi, sono resi obbligatori dopo l’acquisto a seguito di episodi di aggressione.

Non è più tollerabile vedere bulli di periferia e personaggi di dubbia integrità morale che tengono al guinzaglio pitbull, american staffordshire, rottweiler, cani corso e di molte altre razze simili al solo scopo di usarli come se fossero un’arma da offesa o da difesa personale. Non è più tollerabile riempire i canili di queste razze che non hanno futuro solo perché non esiste regola, non c’è sanzione, non si mettono dei limiti.

Questa mancanza di scelte costa agli animali in termini di sofferenza, alla collettività in termini economici e di rischi per l’incolumità delle persone. Proviamo a pensare a una rivoluzione copernicana: non occupiamoci dei cani pericolosi ma bensì impediamo ai proprietari pericolosi di possedere cani che possano poi diventare un problema.

Per usare o detenere cose che possono costituire un pericolo per gli altri sono richieste autorizzazioni, licenze, patenti: non è certo troppo pretendere che chi vuole detenere un cane debba avere un certificato d’idoneità.

Il Corpo Forestale dello Stato (ora Carabinieri Forestali) ha addirittura scoperto un’organizzazione dedita all’allevamento e all’ibridazione di cane come il lupo cecoslovacco con lupi selvatici, creando soggetti potenzialmente molto pericolosi, alla ricerca di cani sempre più aggressivi, quindi sempre più potenzialmente pericolosi.

Le indagini non hanno poi escluso che alcuni di questi ibridi siano stati reimmessi, volontariamente o accidentalmente in natura con tutti i rischi del caso per la purezza della popolazione dei lupi italiani, già sufficientemente minacciati dai bracconieri. E’ sempre l’uomo l’artefice dei disastri di questo genere, quale che sia la motivazione che lo spinge: l’animale più intelligente del pianeta è troppo spesso così stupido da mettere in pericolo la sua stessa sopravvivenza.