Orso ucciso con una fucilata ma non è reato

Orso ucciso con una fucilata ma non è reato: per il giudice si è trattato soltanto di un banale incidente e non della volontà di uccidere una specie protetta. Ma così diventa credibile anche l’esistenza dell’unicorno.

Tre anni per avere un processo per un reato contravvenzionale, quindi oramai quasi prescritto che non arriverà mai di fronte alla Cassazione. A tanto è servita l’assoluzione del giudice Marco Billi, a conferma della richiesta del pubblico ministero Tiziana Pinterpe, entrambi del tribunale di Sulmona.

I fatti parlano di un cantoniere di 65 anni che dopo aver subito diverse razzie da parte di orsi al suo pollaio ne ha, casualmente, ucciso uno con una fucilata. L’uomo si è difeso dicendo di essere inciampato e di aver fatto partire un colpo dal proprio fucile. Mortale. Una versione che non ha convinto nemmeno l’ente parco, che pur si era costituito parte civile.

Il PNALM (Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) si è dichiarato molto contrariato per questa sentenza, per i tempi della giustizia e per una decisione che parrebbe in qualche modo legittimare le uccisioni. Il parco dice di rispettare la sentenza, e non potrebbe scrivere altro trattandosi di una realtà pubblica, ma certo non nasconde le preoccupazioni per il futuro.

Il rischio che infatti decisioni come questa possano portare a azioni violente nei confronti dei plantigradi è una possibilità reale e concreta. Inaccettabili anche tempi e modalità di esercizio dell’azione penale attuate dalla Procura di Sulmona, che destano realmente preocupazione, esplicitata dallo stesso parco che, per tastiera del suo addetto stampa, dichiara:

Infine, non possiamo esprimere un certo sconcerto per le modalità con le quali è stato condotto tutto il procedimento dalla Procura di Sulmona.

Ci sono voluti più di 3 anni per arrivare a processo, per concludere il dibattimento con la richiesta di assoluzione. Davvero difficile da capire!

E’ stato infatti il PM a richiedere l’assoluzione dell’imputato per quello che, come già detto, è soltanto un reato contravvenzionale, con pene che finiscono quasi sempre per essere sospese e che, al massimo, danno luogo a una sanzione economica. Insomma all’imputato è costato di più l’avvocato che l’eventuale, evitata, condanna. Solo che in questo caso avrebbe, il condizionale è d’obbligo, perdere il suo porto d’armi per uso di caccia. Lo stesso non si pò dire per lo Stato che di soldi ne ha spesi parecchi per questo processo.

Evidentemente i magistrati hanno ritenuto corretto e plausibile che una persona che più volte ha subito incursioni dell’orso nel pollaio, che pare essere non protetto adeguatamente, esca da casa con un fucile caricato a pallettoni, inciampi e ferisca a morte un orso. Davvero un pessimo esempio per i bracconieri e gli intolleranti.