orso M57 resta nella gabbia
Foto di repertorio

L’orso M57 resta nella gabbia del centro di Casteller: il tribunale amministrativo di Trento non ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza di cattura. Rinviando la discussone nel merito alla primavera del 2021, quando oramai sarà inutile ogni decisione. I lunghi mesi di detenzione renderanno molto difficile, se non impossibile, il rilascio dell’orso anche in caso di vittoria.

cani falchi tigri e trafficanti

Ricordiamo che M57 si era reso responsabile di un’aggressione a un turista, un carabiniere, perché era stato attirato dai rifiuti nei cassonetti. Mal gestiti dall’amministrazione e causa della maggioranza degli avvicinamenti dei selvatici ai centri abitati. Proprio come mettere un’esca per attirarli, senza curarsi troppo dei danni che possa causare un’azione del genere. Mentre ovunque si posizionano cassonetti anti-orso, per non creare inutili tentazioni, ad Andalo il comune non l’ha ritenuta una priorità. E i risultati non si sono fatti, purtroppo, attendere.

Stimolando l’avvicinamento degli orsi al lago dove le persone passeggiano. Un’imprudenza che si rivelerà fatale per M57, che dopo lo scontro con il carabiniere sarà catturato. E rinchiuso nel centro di Casteller, oramai più famigerato che famoso, che già ospita M49 e un’altra orsa. In condizioni vergognose. Ma non sufficienti per sospendere l’efficacia del provvedimento dell’altrettanto famigerato governatore, Maurizio Fugatti.

L’orso M57 resta nella gabbia, ma questa storia è veramente paradossale nel suo complesso

Sugli orsi pesano conflitti di varia natura, alcuni politici, altri elettorali, altri ancora originati dall’immobilismo. Quest’ultimo viene il dubbio che sia causato dalla carenza di alternative, da una confusione fra norme, piani amministrativi e poteri. Un complesso intrico in cui gli orsi restano avviluppati come nella tela di un ragno, senza riuscire a liberarsi neanche con l’aiuto delle associazioni. Verrebbe da dire che i plantigradi non siano rinchiusi a Casteller, ma siano prigionieri di un limbo proteiforme, che cambia ogni volta forma e contenuto.

Attivisti che fanno lo sciopero della fame per difendere gli orsi, mentre le associazioni sfoderano avvocati e carte bollate che ottengono alterne pronunce. Con un ministro, Sergio Costa, dichiaratamente a favore degli orsi, ma che non riesce ad andare a punto nemmeno inviando i Carabinieri Forestali per un’ispezione. L’intervento della Polizia Giudiziaria dipinge un quadro a tinte fosche della situazione. Così la Procura di Trento apre fascicoli, ma non adotta provvedimenti.

Vista da fuori sembra la commedia delle parti, dove ognuno resta in equilibrio sulla sua casella. Mentre gli orsi restano detenuti senza diritti. Come spesso avviene agli animali, nonostante le norme e le convenzioni. Sulla pagina Facebook del ministro Costa non c’è post in cui qualcuno non gli ricordi, nei commenti, la problematica orsi. Senza essere cancellati, questo è vero, ma anche senza ottenere una risposta. Peraltro il ministero ha sempre detto che la gestione degli orsi è in mano ai trentini, lo dicono le leggi e non è opinabile.

Gli orsi sono una specie particolarmente protetta dalla legge nazionale e applicare la legge 189/2004, che disciplina e sanziona il maltrattamento di animali, non parrebbe limitato da varianti dolomitiche. Certo mandare i Carabinieri è stato un gesto forte, ma poi quella relazione durissima è stata fagocitata dalla burocrazia. Con buona pace delle condizioni di vita degli orsi.

Gli orsi sono imprigionati in condizioni pessime ma la politica non li libera e la giustizia, probabilmente, non sa dove metterli

Qualsiasi pubblico ministero, letta la relazione dei Carabinieri Forestali mandati dal ministero, avrebbe probabilmente sequestrato orsi e struttura. Non per capriccio, ma solo perché diventa un adempimento obbligatorio, pur nei delicati equilibri trentini. Che sono davvero insondabili per i non residenti, che faticano molto a capirli. Equilibri che forse suggeriscono che i Carabinieri siano inviati da fuori zona. Dicono i detrattori della Provincia Autonoma che sia difficile lavorare in contesti piccoli, dove almeno un familiare è un dipendente della PAT. Tanto che nemmeno due parlamentari, paradosso nel paradosso, riescono a entrare a visitare gli orsi detenuti.

Sul futuro destino di questi orsi, che tutti sperano sia qualcosa di diverso da Casteller, spuntano mille alternative. Anche se al primo posto delle richieste c’è quella di rimetterli dove sono stati presi, in natura. Con un radiocollare per monitorare gli spostamenti. C’è chi dice portiamoli in Abruzzo, chi vorrebbe mandarli in Finlandia, chi suggerisce aree recintate di maggiori dimensioni. Ma nulla è così facile come sembra. Dopo che è stata attuata l’idea peggiore del momento: quella di catturarli e metterli a Casteller.

Quando e, soprattutto, come finirà questa storia? Attualmente è impossibile dirlo, ma separando desideri da realtà è lecito poter supporre che non ci sarà un lieto fine e che, anche qualora dovesse accadere, i tempi saranno così lunghi da causare un danno alle psiche di questi plantigradi. Incolpevoli ostaggi di una politica che da una parte ordina cose irragionevoli, dall’altra vuole liberarli ma non trova il modo. E molti vorrebbero avere il mantello magico di Harry Potter, per farli sparire almeno per un po’. Un desiderio che forse sarebbe anche quello dei tre malcapitati orsi: sparire da Casteller e riapparire nei boschi.