orsi imprigionati a Casteller
Rendering gentilmente messo a disposizione da Alessandro Ghezzer

I tre orsi imprigionati a Casteller, detenuti senza apparente possibilità di revisione della sentenza, sembrano vivere fuori dal tempo. Come i prigionieri politici nei regimi dittatoriali, dove i diritti civili sono sospesi. Forse con la sottaciuta speranza che i tempi burrascosi e altri eventi li facciano dimenticare da chi si batte per loro. Relegandoli per sempre in una struttura che non è idonea alla detenzione di orsi selvatici. Condannandoli a una vita di privazioni e sofferenza che molti uomini neanche possono (forse) immaginare.

cai falchi tigri e trafficanti

Per molti la sofferenza degli animali non contempla quella derivante dalla perdita della libertà, dall’impossibilità di condurre un’esistenza che gli permetta di poter mettere in atto i comportamenti naturali. Per secoli abbiamo pensato che gli animali avessero necessità solo di mangiare e bere per restare vivi, di sufficiente spazio per sgranchirsi e di poco altro. Esseri viventi, è vero, ma primitivi e senza pensieri, senza necessità diverse da quelle pratiche. L’assolvimento di quei bisogni che consentono non di vivere, ma solo di restare vivi. Una differenza non da poco, anche per un essere umano.

Copernico li assimilava a macchine incapaci di provare dolore, sia fisico che ancor più interiore. Poi nel secolo scorso, grazie a Konrad Lorenz, si è affacciata l’etologia, lo studio del comportamento, la conoscenza non solo della morfologia ma dell’essenza interiore che possiedono anche gli animali non umani. Una presa di coscienza che ci ha portato poi a definirli in Europa come “esseri senzienti”. Un riconoscimento arrivato molto dopo l’affermazione delle “5 libertà” identificate da Brambell, quali diritti minimi inalienabili per gli animali allevati.

Ma agli orsi imprigionati a Casteller non riconosciamo diritti, violando forse anche quei pochi stabiliti per legge

In effetti non solo siamo lontani dal poter dire che questi orsi siano trattati e custoditi con rispetto, ma possiamo anzi affermare l’esatto opposto. Negando loro la possibilità di esercitare un comportamento naturale, ma anche andando in direzione contraria ai diritti minimi e alla loro tutela dal maltrattamento. Riconosciuto dalla legge dello Stato come un reato perseguibile d’ufficio. Con l’obbligo per le forze di polizia di interromperlo, mettendo in atto quanto possibile per migliorare la condizione dell’animale maltrattato: sia un cane piuttosto che un gatto o un orso.

Questa storia racconta una brutta parabola, in senso laico, nella quale sembrano convivere tutto e il contrario di tutto, compresa la sospensione delle leggi e dei valori (pochi) che contengono a tutela degli animali. Eppure per condizioni di detenzione anche meno afflittive di quelle a cui sono costretti gli orsi di Casteller ci sono state sentenze di condanna. Mentre per gli orsi in questione non si arriva nemmeno, per il momento, a ipotizzare un reato. Diversamente scatterebbe quantomeno un sequestro e la nomina di un custode giudiziario. Questo nonostante una dettagliata relazione dei Carabinieri CITES inviati dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Eppure se quegli orsi non fossero orsi, non si trovassero in Trentino, non fossero stati incarcerati per ordine di Maurizio Fugatti, il governatore della Provincia Autonoma di Trento, qualcuno avrebbe già fatto probabilmente molte cose. Ma la legge non può essere elastica e modellabile come la plastilina, anche se, in questo caso, sono tante le perplessità che restano senza risposta. Infatti se anche fosse stato davvero indispensabile catturare e tenere in cattività questi orsi, le modalità in cui sono detenuti non trovano giustificazione. La Procura ha aperto quattro fascicoli, allo stato tutti, per quanto si sa, privi di indagati. Nel frattempo la situazione resta congelata.

Discutere ora sull’idoneità di Casteller alla detenzione dimostra l’inadeguatezza di chi doveva aver già previsto tutte le ipotesi

Quando questo progetto di reintroduzione è partito, occorre sempre ricordare solo grazie ai soldi dei contribuenti europei, era stata già prevista la possibilità che ci fosse necessità di catturare e tenere in cattività, oppure abbattere, gli orsi definiti problematici. Sarebbe stato quindi necessario individuare e attrezzare per tempo un’area apposita, con strutture e spazi sufficienti per non diventare una prigionia insopportabile. Cosa che non è accaduta, tanto che sono in corso lavori di adeguamento della struttura che detiene solo tre animali. In condizioni incompatibili con la loro natura.

Rendering gentilmente messo a disposizione da Alessandro Ghezzer

Qualcuno potrebbe dire che in periodi di pandemia come questi ben altri sono i problemi, che non quelli degli orsi detenuti a Casteller. E sarebbe un’osservazione miope in quanto proprio il nostro pessimo rapporto con la natura ci ha portato a dover vivere questi momenti terribili. Considerando l’ambiente come una proprietà esclusiva dell’uomo, che si è ritenuto libero di poterlo considerare come una risorsa inesauribile, capace di assorbire ogni trauma che avessimo deciso di infliggergli. Un errore che ora ci sta mettendo in ginocchio.

Gli orsi rinchiusi a Casteller sono diventati per molti un simbolo di libertà e diritti negati, di uno strapotere della politica che ha fatto degli orsi il nemico numero uno. Di una gestione dell’ambiente che ci vede padroni di decidere, ma incapaci davvero di convivere. E sempre più voci indicano come sbagliata la scelta di reintrodurre degli orsi in un territorio tanto antropizzato, pieno di coltivazioni e impianti di risalita, diviso da strade e autostrade. Privo di corridoi che consentano il libero spostamento in sicurezza degli animali selvatici. Ma oramai è davvero troppo tardi.

Casteller ha delle piccole strutture in cemento, le cosiddette tane, dove gli orsi trascorrono gran parte del giorno e probabilmente la notte

Che qualcosa non funzioni al centro lo si capisce dal tentativo di tenere fuori tutti da quella struttura. Non hanno avuto successo le richieste di visitare il luogo di detenzione fatte dalle associazioni e da alcuni consiglieri provinciali. Un comportamento non trasparente che limita fortemente il normale potere di verifica degli amministratori e dei rappresentanti del terzo settore. Inammissibile visto che non si sta parlando di un’area militare o comunque soggetta a vincoli di sicurezza da giustificare la restrizione.

Il veto è stato opposto anche a due parlamentari che per poter accedere a Casteller hanno dovuto richiedere l’intervento dei Carabinieri della locale Compagnia. Davvero strano, considerando che i nostri parlamentari possono tranquillamente entrare nelle carceri per verificare il trattamento dei detenuti, ma non quando si tratta di orsi. Visita che si è conclusa con l’ennesima denuncia!

La situazione al momento è in stallo, le proteste proseguono ma nulla è dato di sapere dal fronte istituzionale, soprattutto dal Ministero dell’Ambiente. Che pur avendo competenze limitate sulla fauna trentina, resta sempre il baluardo che deve garantire un corretto trattamento degli animali. In particolar modo quelli particolarmente protetti dalla legge che sono comunque un patrimonio della collettività.

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