orsi catturati in Trentino
Foto di repertorio

Per gli orsi catturati in Trentino tutto è immoto. Certo il momento è incredibilmente complesso, ma visto che, nonostante la pandemia, sembra che il tempo non manchi per le attività futili, appare ovvio che bisognerebbe dare priorità a quelle utili. Come sottrarre gli orsi selvatici di Casteller a una detenzione in condizioni insostenibili. Questa questione passa sulle teste degli animali ma è eminentemente politica e, come sempre, finisce che per questo siano i più deboli a pagare.

cai falchi tigri e trafficanti

Un esempio è l’assessora Giulia Zanotelli, titolare della delega per la Provincia di Trento su agricoltura, foreste, caccia e pesca, che trova il tempo per occuparsi (male) degli orsi. Rilasciando un’intervista a Il Dolomiti nella quale espone teorie e progetti per la loro gestione. Sostenendo come l’abbattimento degli orsi problematici possa essere un “modo funzionale di gestione del progetto“. Una teoria che non è la prima ad agitare, sostenendo che l’eliminazione di alcuni orsi, che hanno avuto un normale comportamento ursino ma hanno creato danno all’uomo, sarebbe utile alla gestione del progetto.

Su questa ipotesi si scontrano da sempre due opposte fazioni, nelle quali militano anche persone titolate per parlare del problema. Non il politico di turno per intenderci. Omettendo di considerare però, senza per questo andare alle origini del piano di reintroduzione degli orsi, che questa non era una scelta obbligata per la Provincia di Trento e che questo tipo di azioni dovrebbero essere considerate l’ultima spiaggia. Dopo aver perseguito ogni strada possibile e eliminato le cause che sono alla base dei comportamenti indesiderati.

Per gli orsi catturati in Trentino c’erano altre alternative alla detenzione in un centro inadeguato

Prima di arrivare a pensare a carcerazione e/o abbattimento la politica dovrebbe avere percorso tutte le strade necessarie, anzi indispensabili, per una convivenza pacifica. Azioni che in Trentino non sembrano essere state fatte, preferendo percorrere la sola scorciatoia della captivazione o dell’abbattimento. Imprigionando gli orsi in una struttura non pensata per essere un posto in cui i plantigradi possano essere ospitati per un lungo periodo, potendo condurre una vita quantomeno accettabile sotto il profilo etologico.

D’altro canto trovare delle soluzioni strutturali comporta dei costi con investimenti che la Giunta non pare intenzionata a sostenere, così la via comoda è quella del fucile: “Queste soluzioni sono molto impegnative in termini di costi – commenta Zanotelli – e non costituiscono una soluzione nel lungo periodo. In questo senso è necessario prendere in considerazione sin da subito anche l’abbattimento quale strumento funzionale alla rimozione di esemplari problematici o pericolosi”.

Tratto dall’articolo de Il Dolomiti dell’8 novembre 2020

L’assessora Zanotelli dimentica di citare una serie di colpevoli omissioni che l’amministrazione trentina ha compiuto dalla partenza di questo progetto sino ad ora. Mancanze che, per correttezza, non hanno riguardato solo la parte politica che governa in questo momento, ma anche i predecessori di diverso orientamento politico. Cosa che in fondo interessa poco sia agli orsi che ai cittadini che hanno a cuore la loro sorte. Il progetto è stato, dal mio punto di vista, carente nella parte logistica (centro detenzione orsi) e comunicativa. E i danni conseguenti a queste carenze, nel medio periodo, stanno affiorando tutti.

Un amministratore pubblico dovrebbe avere un concetto diverso della fauna, una parte del capitale naturale del paese da proteggere

Le aggressioni alle persone da parte degli orsi in Trentino sono tutte, nessuna esclusa, provocate da azioni umane sbagliate. Fatto che non stupisce considerando che neppure gli stessi operai forestali sembrano essere stati istruiti su come comportarsi incontrando un orso. Eppure basterebbe davvero poco per evitare problemi: non andare con i cani liberi nei boschi, avere una fonte di rumore come un campanellino sullo zaino, non frequentare le zone dove si sa che ci sono orse con piccoli e vietare l’ingresso alle persone, in determinate aree e in particolari periodi, come avviene in Abruzzo. Oltre alla gestione corretta dei rifiuti urbani.

Quando qualcuno si lamenta che in questo modo si viene a limitare la libera fruizione della montagna, anche se per tutelare un animale che non solo è un simbolo ma un importante componente dell’ecosistema, bisognerebbe ricordar loro i limiti che impongono i cacciatori durante la stagione venatoria. Quando un grandissimo numero di persone non sono più libere di passeggiare tranquillamente in mezzo alla natura. Per evitare il rischio, non così improbabile, di prendersi una fucilata. Sono molti di più morti e feriti per cause di caccia di quante siano le persone ferite, anche solo lievemente, da animali selvatici (escludendo le punture di api, vespe e calabroni).

L’assessora Zanotelli dovrebbe recitare il mea culpa, per aver perpetuato la scelta di non predisporre, preventivamente, di strutture adeguate per la captivazione di orsi. E per aver esagerato, con la sua amministrazione, nell’emettere una prolusione di ordinanze confuse, arroganti nel modo e immotivate nei contenuti. Facendo perdere soldi ai contribuenti, tempo ai tribunali, faccia e considerazione al Trentino nel mondo. Forse potrebbe essere valutato il danno erariale quando si usano strumenti amministrativi per ottenere consenso politico?

Bisogna separare la gestione faunistica e quella ambientale da caccia e pesca, eliminando una contraddizione in termini

Il capitale naturale costituito dalla fauna e dalle risorse ambientali non deve continuare essere gestito da chi ha come punto di riferimento i cacciatori e i pescatori. Sarebbe come se venisse creato un ministero destinato a occuparsi, contemporaneamente, della tutela dell’ambiente e di quella dell’industria delle energie fossili. Una scelta decisamente irrazionale e illogica ma anche molto, molto poco credibile.

La prima attività dello Stato dovrebbe essere la difesa dell’ambiente nella sua interezza, per preservare un patrimonio che appartiene a ogni singolo cittadino. Senza privilegiare invece il depauperamento delle risorse per motivi ludici: la caccia non deve più essere considerata il metodo con cui regolare le dinamiche di popolazione della fauna e non deve venire anteposta alle azioni di tutela.

Una contraddizione riconosciuta da tempo in ambiente scientifico e dimostrata in modo empirico da decenni di fallimenti nel contenimento degli animali ritenuti dannosi. Soltanto che gli interessi politici e quelli economici troppo frequentemente si sovrappongono, creando danno ma anche impedendo una gestione corretta della politica faunistica nazionale.

Sugli orsi imprigionati a Casteller restano immutate le perplessità sull’immobilismo giudiziario che nonostante più denunce e una nota informativa dei Carabinieri Forestali consente il permanere dei plantigradi nella prigione trentina. Senza che l’opinione pubblica possa, allo stato dei fatti, poter sperare in qualche risultato sulla tutela effettiva di questi animali.