olio di palma rischia di diventare un toccasana ambientale

L’olio di palma rischia di diventare un toccasana ambientale grazie alla spinta delle lobby industriali, dei produttori e della solita informazione degli opposti, dove è sempre vero tutto ma anche il suo contrario.

La battaglia si sposta dal campo scientifico ambientale a quello dei social, che oramai ci hanno insegnato come sia quasi impossibile differenziare informazioni vere, false o solo verosimili. Specie da parte di un consumatore sempre più vorace, che digerisce tutto, spesso senza capire cosa abbia davvero ingerito.

Così oramai la battagli sull’olio di palma ha perso mordente, si è sempre più ammorbidita e in alcuni casi ha trasformato la realtà, così l’olio di palma rischia di diventare un toccasana ambientale, con l’approvazione di Greenpeace e del WWF Intenazionale che hanno fatto un pubblico endorsement nei confronti dell’ormai famoso grasso, forse uno dei più controversi, purché coltivato responsabilmente.

La sostenibilità delle coltivazioni di palme da olio è spesso una bugia

Grazie a posizioni molto diverse dei giganti dell’alimentare,  troviamo Barilla che sta sostituendo l’olio di palma in tutti i suoi prodotti, dopo le rivelazioni dell’OMS e le proteste dei consumatori preoccupati dei danni ambientali. Sul fronte opposto si schiera invece Ferrero che non toglie l’olio di palma dalla Nutella, dichiarando di approvvigionarsi solo da produttori che garantiscono olio di palma sostenibile.

La magica parola “sostenibile” sta facendo dimenticare persino la più famosa abracadabra, visto che oramai i prodotti si stanno dividendo in sostenibili, nel senso di eco-sostenibili e quindi rispettosi dell’ambiente e delle comunità locali e gli altri, quanti non possono fregiarsi di questo appellativo tanto etico quanto, troppo spesso, decisamente fasullo.

A partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso abbiamo assistito a un disboscamento selvaggio del sud est asiatico, proprio per far posto alle famigerate piantagioni di palma da olio, che hanno trasformato centinaia di migliaia di ettari di foresta in piantagioni mono cultura di palme da olio.

Questo avveniva ed è avvenuto strappando le terre agli indigeni, sacrificando migliaia di animali, alterando equilibri ambientali importantissimi per arrivare a creare sterminate piantagioni di palma da olio, una pianta ad elevata resa, basso costo e alto impatto ambientale, come tutte le monocolture estensive.

Chi non ricorda la foresta data alle fiamme, gli oranghi in fuga e le proteste degli indigeni, spesso represse nel sangue come avviene ed è avvenuto in buona parte del mondo.

Prima si deforesta e poi quando la foresta non c’è più le coltivazioni diventano sostenibili

Ora però l’olio di palma diventa eco-sostenibile, un prodotto amico che non va demonizzato se arriva da produttori che rispettano le regole, che non alterano gli ecosistemi e che sono rispettosi dei diritti, sindacali e salariali, delle comunità locali.

Quindi, penserà qualcuno, esiste un mondo buono e un mondo cattivo in cui si coltiva l’olio di palma? No, purtroppo, la realtà è diversa: esiste un mondo in cui i danni sono già stati fatti, la foresta è già stata distrutta, gli oranghi non ci sono più e ora questo nuovo ambiente è si una foresta, ma di palme da olio. Che diventano sostenibili.

Quando non c’è più nulla da distruggere è evidente che la produzione è compatibile con l’ambiente. Forse. Però non si deve dimenticare che le piantagioni hanno distrutto una gran parte della foresta del sud est asiatico, così come l’allevamento e l’agricoltura estensiva stanno sconvolgendo l’equilibrio del bacino del Rio delle Amazzoni.

Questo non lo dovremmo dimenticare, ma il pubblico dei social, che poi sono il bacino dove le industrie si incontrano con i consumatori, sono troppo spesso così voraci da ingoiare qualsiasi polpetta, anche quelle avvelenate.

Se non impareremo a navigare nel mondo dell’informazione con attenzione il rischio sarà di trasformarci da illusori padroni della rete a facili prede. Se la rete è un bosco sterminato i suoi frequentatori dovrebbero comportarsi come i cercatori di funghi e fare molte attenzione a quanto mettono nel cestino: il web è pieno di funghi tossici.

Così l’olio di palma rischia di diventare un toccasana ambientale. Con buona pace e soddisfazione della famiglia Ferrero.