Non toccate i leoni ma sparate ai lupi

Non toccate i leoni ma sparate ai lupi: questa è una buona sintesi, seppur estrema, del pensiero che troppo spesso folgora le persone quando si trovano a non dover difendere una natura lontana, ma soltanto a dover convivere con quella che si ha sotto casa.

La tolleranza è un dono, come la comprensione del problema e la capacità di capire che non possiamo pensare di difendere solo le realtà che non stanno nell’orto di casa nostra. Dopo aver fatto il sacco dell’ambiente nel nostro paese, dopo averne devastato le coste con la cementificazione consentendo di costruire anche sulle spiagge, dopo aver avvelenato il mare con gli scarichi industriali, civili e agricoli, dopo aver consentito che camorra e ‘ndrangheta riducessero le campagne ad un deposito di scorie tossiche, con complicità di ogni genere e tipo, abbiamo avuto l’arroganza di chiedere ai paesi in via di sviluppo di difendere l’ambiente, di preservare la foresta, di tutelare i gorilla di montagna. Tutto quello che non costa direttamente a noi rappresenta un diritto, quanto invece comporta l’esercizio della tolleranza e della reciproca convivenza, in casa nostra, si trasforma in un problema insolubile sul quale costruire barricate.

 

Se facessimo un sondaggio in Italia sull’importanza di difendere gli oranghi dalla distruzione delle foreste pluviali, abbattute per far posto alle coltivazioni di olio di palma, otterremmo un plebiscito ma se facessimo lo stesso sondaggio per tutelare i grandi predatori italiani, orso e lupo, forse raggiungeremo la maggioranza, solo se prevalesse la testa e non la paura atavica, il pregiudizio. La verità è che le persone plaudono le buone azioni e la convivenza quando non toccano i loro diritti: lo dimostrano i comportamenti verso i rifugiati, che amiamo chiamare immigrati clandestini, quelli verso gli orsi in Trentino, che certo possono convivere sul territorio, ma solo fino a che si comportano come l’orso Yoghi oppure le recenti intolleranze verso i lupi in Emilia, ma non in Abruzzo dove la vita con il lupo è stata una costante mai spezzata.

L’irrazionalità di un paese come il nostro deve spaventare in quanto sembra che non abbiamo la capacità di gestire una pacifica convivenza con la natura, non dando importanza alla perdita derivante dalla mancata valorizzazione dell’enorme patrimonio che l’Italia potrebbe avere con l’ecoturismo. Ci siamo spellati le dita sulle tastiere per la morte del leone Cecil, ma non riusciamo a fare altrettanto per la strage costante di lupi che avviene nel paese, in silenzio, spesso lontano dai riflettori, nell’assoluta indifferenza dei media quando qualcuno non ci specula.

In questi giorni in Europa si protesta contro l’orrendo festival di Yulin, dove migliaia di cani sono indegnamente rubati, seviziati e massacrati in macelli clandestini, dimenticando però di sottolineare che tantissimi attivisti cinesi sono stati arrestati per aver protestato contro Yulin, in uno stato di diritto profondamente diverso dal nostro, con molte meno garanzie di quanto non avvenga in Europa. Intanto, nella civile Italia, ci sono macelli come Italcarni di Ghedi, punta di un iceberg fatto di indifferenza e complicità da parte degli organi pubblici che dovrebbero controllare il benessere animale e questo fatto suscita scandalo ma non la stessa mobilitazione. In fondo, lo dico con una punta di tristezza, i cani di Yulin valgono molto più delle vacche di Ghedi e me ne rendo conto dalla diversa audience che riesco ad avere se parlo di cani piuttosto che di vacche o di altri animali. I diritti fondamentali però dovrebbero essere universali per ogni essere vivente e non attengono alla morte, ma bensì alla dignità che riusciamo ad assicurare alla vita.

 

Nulla sembra importare poi se chi protesta contro il festival di Yulin lo faccia twittando con un chihuahua slovacco in braccio, comprato alimentando il traffico dei cuccioli. In fondo quello che premia non sempre è la coerenza, ma l’immagine che riusciamo a  trasmettere del nostro impegno. Non a caso in Italia c’è ancora spazio per un’associazione come AIDAA e le sue denunce strampalate, fatte non per sollevare un problema ma per avere articoli sui giornali, sempre troppo distratti nel valutare la realtà, come raccontavo in questo pezzo

Noi però possiamo fare la differenza, informandoci e cercando di capire, informando e cercando di contrastare, mantenendo un ruolo di cittadini attivi nella tutela dei deboli, senza per forza doverci nascondere dietro una tastiera, senza dover far prevalere la nostra emotività sul diritto di avere dei diritti, inalienabili