Natura violentata durante l'epidemia

Natura violentata durante l’epidemia? Oppure ha avuto modo di respirare un po’, di rigenerarsi in questi mesi di minor pressione da parte dell’uomo? Le foto che riempiono i giornali fanno passare il messaggio che tutto vada bene, che con meno umani in giro gli animali e l’ambiente si stiano riprendendo. Riappropriandosi di luoghi che gli erano interdetti quando le attività umane erano a pieno regime.

Animali che esplorano le città, che ricevendo meno stimoli negativi dimostrano di essere più confidenti, meno spaventati. Fotografati mentre camminano indisturbati in vie deserte a causa del lockdown, prontamente usati come strumento in grado di rasserenare. In questi mesi, infatti,abbiamo riscoperto l’importanza della natura, il piacere rappresentato dal camminare in un prato. Ma non tutto è esattamente equilibrato e sereno come potrebbe apparire.

Durante il periodo di confinamento, in tutto il mondo, sembrano essere aumentate e non diminuite le azioni contro gli animali e l’ambiente. Molto probabilmente con la consapevolezza che gli sforzi delle forze di polizia erano in massima parte concentrate sulle attività di contrasto all’epidemia. Non è cresciuta la consapevolezza, non pare aumentato il rispetto.

Natura violentata anche nel Regno Unito, con un aumento di atti di bracconaggio

Non dobbiamo credere che il nostro paese abbia il primato degli atti di bracconaggio, perché anche in Gran Bretagna, nonostante l’amore per gli animali, non sembrano scherzare. Secondo l’associazione RSPB, la più grande dedicata alla tutela degli uccelli, i casi di bracconaggio durante il lockdown sono aumentati. L’associazione, secondo un articolo pubblicato su The Guardian, sostiene che gli episodi siano aumentati a causa della quasi certezza dell’impunità. Raccontando di essere stati invasi dalle segnalazioni per rapaci uccisi, più di una al giorno.

Dimostrando quanto siamo ancora lontani dalla consapevolezza di rendere sempre più armonico il rapporto dell’uomo con l’ambiente. Per non trovarsi nuovamente in situazioni di questo genere, ma anche per contrastare il veloce degrado ambientale che sta connotando il nuovo millennio. Molti speravano che questa pandemia portasse a un aumento verticale della consapevolezza, ma per adesso non si vedono segni di cambiamento.

Se in Amazzonia la deforestazione continua a pieno ritmo e il Brasile non intende porci rimedio, intanto la Romania viene usata come discarica dei rifiuti europei. Bruciati nei forni dei cementifici per produrre calore, rilasciando in atmosfera una serie infinita di inquinanti. Solo il mare sembra aver avuto qualche beneficio dalla riduzione del traffico commerciale e dal minore sfruttamento operato con le attività di pesca. Ma questo non basta certo per far intravedere quei segnali di cambiamento nell’opinione pubblica.

Eppure non bisogna smettere di sperare che possano avvenire cambiamenti, che finalmente aumenti la consapevolezza. Arrivando a cambiare stili di vita, rendendoli più sostenibili.