Monica Pais racconta Mano

Monica Pais racconta Mano, il cane che doveva rinascere per la seconda volta, per ritrovare una dimensione fatta di equilibrio. Il libro racconta la storia di un maremmano che era stato “buttato via”, come fosse cosa inanimata. Gettato in un canale, con le zampe legate e la museruola, senza provare pena per la sua agonia.

Ma l’ora di Mano non era ancora arrivata: un’anima bella, come ce ne sono tante, molte più di quanto sembri perché le belle persone non fanno rumore, l’aveva recuperato prima che la sua sorte fosse segnata. E l’aveva portato dalla veterinaria più cocciuta della Sardegna.

La Clinica Due Mari, a Oristano, dove lavora Monica con suo marito e lo staff, si occupa anche di animali non voluti, maltrattati. Come racconta con grande affetto nel libro, nella struttura ci sono un sacco di “rottami in via di lavorazione”, creature disperate che han conosciuto il peggio dell’uomo, ma anche la sua faccia migliore, diversamente non sarebbero li.

Monica Pais racconta la storia di Mano con garbo e ironia

Terra meravigliosa e dura la Sardegna, e Mano l’aveva subita tutta questa durezza. Ma aveva poi avuto la fortuna di incrociare Monica, la veterinaria che aveva salvato Palla, il mitico cane soprannominato così per un’altra storia di maltrattamenti.

In queste poche righe, tratte dal sito dell’associazione fondata da Monica, potete leggere le condizioni in cui Palla era arrivata alla clinica veterinaria:

“La situazione gravissima della cagnolina appare evidente ai sanitari che rilevano un laccio di nylon stretto al collo tanto da aver segato tutti gli strati cutanei e muscolari del collo, risultando infossato per tutta la circonferenza nella carne infetta, inglobato nella ferita profonda anche 8 cm . In pratica un collare messo alla cagnetta quando era cucciola e mai rimosso. Praticamente la cagnetta era cresciuta dentro un collare da cucciolo rappresentato da un laccio di nylon . La testa era gonfia e sformata dato che tutte le strutture normalmente contenute nel collo , vertebre cervicali, trachea, esofago, arterie carotidi e vasi giugulari di un cane di venti kg, si erano trovate mano mano a svilupparsi dentro un cappio con 15 cm di diametro, risultandone schiacciate e compromesse.”

Dal sito di Effetto Palla ONLUS

Il libro va assaporato come una tisana capace di scaldare il cuore, magari dopo che avete letto storie di animali finite male. Impreziosito dalle belle illustrazioni di Paolo D’Altan “Storia del cane che non voleva più amare” è uno di quei libri che vanno proprio acquistati.

Longanesi, rilegato, 120 pagine – Euro 12