Minilepri nel mirino

Le minilepri nel mirino dei cacciatori per arrivare alla loro completa eradicazione in quanto ritenute dannose. Dopo essere state deliberatamente immesse sul territorio per soddisfare le “esigenze” dei cacciatori. Senza adottare principi di cautela che avrebbero dovuto impedirne anche la sola importazione.

Sono anni che sui giornali e su vari siti, compresi quelli venatori, si parla di arrivare all’eradicazione della minilepre (Sylvilagus floridanus): un lagomorfo americano, più piccolo della lepre europea ma più adattabile, facilmente allevabile e molto prolifico. Rilasciato in ambiente dai cacciatori, proprio come i cinghiali balcanici, e ora classificato come una pestilenza.

Da anni sono in atto piani di contenimento e di eradicazione, che non possono avere successo, nonostante quanto afferma ISPRA e il mondo universitario collegato ai progetti LIFE europei. Quelli che finanziano ricerche e stanziano fondi non solo per la conservazione, ma anche per arrivare all’impossibile annientamento delle minilepri e di altre specie giudicate invasive.

I piani di eradicazione riguardano molte specie introdotte intenzionalmente dall’uomo in ambiente. Ma con le specie usate per fini venatori i responsabili anziché essere in qualche modo sanzionati sono premiati. Queste specie infatti diventano bersagli sui quali è possibile sparare per tutto l’anno essendo ritenuti animali dannosi. Bersagli viventi di un luna park riservato ai cacciatori, aperto per 365 giorni l’anno.

Minilepri nel mirino, ma con la certezza di non riuscire a eradicarle

Come ho più volte scritto, al di la di ogni considerazione etica su una gestione faunistica che quasi sempre vede il mondo solo attraverso la canna di un fucile, il nodo centrale è l’impossibilità di eradicare una specie. Impossibile che accada per mano umana in un’area continentale vasta, quando questi animali si sono stabilmente insediati e abbiano raggiunto una diffusione capillare.

Non ci si riesce con nutrie, scoiattoli grigi, cinghiali e l’elenco sarebbe ancora molto lungo. Questa eradicazione non riuscirà nemmeno con le minilepri. In compenso si creerà un’ulteriore occasione di divertimento per i cacciatori, che sono i soli responsabili di questa colonizzazione. Un’occasione di svago che costerà la vita di migliaia e migliaia di animali, che costituirà una fonte di disturbo per la fauna. Abbattimenti annunciati che non serviranno a nulla.

Le minilepri saranno così un bersaglio disponibile per 365 giorni l’anno

La gestione della fauna in Italia è fatta come se ci trovassimo in guerra con l’ambiente e i suoi abitanti (leggi qui) e raramente, in percentuale, si attuano sistemi e politiche che non prevedano lo sparo. La politica, ma anche il mondo che gravita intorno alla gestione faunistica, è legato a filo doppio con quello venatorio.

ISPRA propone metodi ecologici alternativi all’abbattimento più per dovere (lo prevedono le normative europee) che non per convinzione, anche perché i metodi ecologici difficilmente danno risultati nell’immediato. L’unico metodo che potrebbe realmente funzionare sarebbe il divieto assoluto di importare sul territorio europeo specie animali alloctone vive, che possano insediarsi con successo. Applicando il principio di precauzione che dovrebbe essere alla base di ogni decisione.

Invece preferiamo essere in perenne guerra con gli animali, dando a pochi cacciatori la possibilità di combinare danno e di averne anche un vantaggio. Continuando su questa strada faremo stragi infinite, riempiendo l’ambiente di tonnellate di piombo, senza ottenere risultati apprezzabili. Uccidendo con grande disinvoltura con la scusa che si tratta di animali alloctoni invasivi.