Metti una trota aliena

Per anni abbiamo eluso ogni principio di cautela, rilasciando in modo più o meno consapevole animali non appartenenti alla nostra fauna. Un lungo elenco di specie che ora si vorrebbe eliminare, abbattendole, in quanto indesiderate. Solo a posteriori sono state ritenute infestanti, dannose, foriere di squilibri ambientali.

La lista è lunghissima e riguarda molti animali che per decenni abbiamo allevato e commerciato per le motivazioni più disparate: animali da compagnia, da pelliccia, per la caccia o per l’alimentazione. Nutrie, tartarughe d’acqua, procioni, scoiattoli grigi, cinghiali balcanici, minilepri, parrocchetti per indicare alcune specie terrestri. Ma anche animali acquatici come siluri, gamberi della Louisiana, pesci rossi.

Tutti queste specie sono poi state introdotte in ambiente, per caso o per volontà. Si sono insediate, acclimatate, riprodotte e hanno dato origine a popolazioni liberamente e stabilmente presenti sul nostro territorio. Come tutte le specie animali e vegetali immesse artificialmente, ma talvolta anche arrivate a causa delle mutazioni climatiche, possono entrare in conflitto con fauna e flora autoctona.

Questo conflitto giustifica sempre la stessa richiesta, impossibile però da attuare: liberiamo l’ambiente da queste specie. Così vengono predisposti e attuati piani di abbattimento, quando oramai il danno è fatto e non c’è possibilità di trovare soluzione. Pur sapendo che gli abbattimenti non servono e che oramai queste specie resteranno sul territorio italiano o su quello europeo.

Il principio di cautela non è stato applicato

Secondo il principio di cautela non dovrebbero essere importati esemplari vivi appartenenti a specie che possano insediarsi se sfuggite al controllo. Ma le lezioni del passato non sono servite da monito e per interessi, economici o di altra natura, si è sottovalutato il rispetto del principio e le direttive comunitarie.

Il nostro attuale Governo, annegando il provvedimento all’interno del decreto semplificazioni, ha recentemente deciso di autorizzare delle deroghe ai divieti vigenti. Consentendo, in via di principio, di poter immettere specie alloctone nell’ambiente. In contrasto con il buon senso e con le norme europee, ma per la gioia dei pescatori, che devo avere (sic) delle trote pronto pesca. Che non si riesce a far si che provengano specie autoctone certificate.

Anche per questo la Presidenza del Consiglio dei Ministri stabilisce nuove regole, anche in deroga alla Direttiva Habitat stabilendo che:

“(…) in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare possa derogare al divieto di reintroduzione, introduzione e popolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone nel territorio italiano, sulla base sia di studi che evidenzino l’assenza di effetti negativi sull’ambiente, sia di appositi criteri.

Vogliamo eradicare specie alloctone e invece ne immettiamo di nuove

Non è necessario essere scienziati per capire quanto sia assurdo introdurre nuove specie in un ambiente già pieno di problematiche. Peraltro gli studi fatti in precedenza hanno dimostrato come fra teoria e realtà vi siano grandi diversità. Se così non fosse stato non ci troveremmo oggi a parlare di una serie di specie alloctone presenti in natura. A seguito di errate decisioni umane.

Per il momento la comunità scientifica è allarmata e i pescatori, invece, sono molto contenti. Già questo dovrebbe far capire che un problema esiste. E non bastano le assicurazioni del Ministero dell’Ambiente a farlo scomparire. Il rischio è, come sempre, che animali e ambiente ma anche i cittadini, si trovino a dover pagare un prezzo alto per non esserci comportati in modo attento, prudente.

Resta da sperare che il Ministero dell’Ambiente, pur avendone la possibilità, decida di non mettere in atto alcuna deroga, non autorizzando nessuna immissione. Però il buon senso dovrebbe essere quello di non aprire la porta a provvedimenti pericolosi. Per motivi politici e non certo di corretta gestione.