maltrattamento genetico degli animali

Il maltrattamento genetico degli animali deve essere impedito, occorre arrivare al divieto di far riprodurre razze sofferenti. Un contributo lo ha dato l’Associazione Nazionale Felina Italiana (ANFI) che ha deciso di non accettare più registrazioni di gatti delle razze Scottish, Munchkin, Elf, Bambino e Dwelf .

La decisione è stata presa dopo il documento del Centro di referenza sul benessere animale (CRENBA) che ha stilato un articolato parere sul maltrattamento genetico di queste razze. Analizzando anche le norme vigenti come la Convenzione di Strasburgo sulla Protezione degli animali da compagnia.

Nel Preambolo di detta Convenzione viene riconosciuto che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, non da ultimi gli animali da compagnia verso i quali detiene particolari vincoli in virtù anche del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque al loro valore per la società.

Tratto dal parere del CRENBA del 17/09/2019

Il maltrattamento genetico deve essere considerato come una lesione del benessere animale

Non vi è dubbio che la selezione e la riproduzione di certe razze avvenga per venire incontro alle richieste del mercato. La domanda creata da persone che si occupano solo di valutare il lato estetico senza mostrare preoccupazioni per il benessere animale. Se questo nelle razze indicate da ANFI provoca una serie di problematiche muscolo scheletriche, che impediscono una vita senza sofferenza, in altre razze provoca altre patologie.

Le razze brachicefale, come i bulldog inglesi e francesi, i carlini e molte varietà di gatti persiani, non respirano correttamente. Questo comporta che debbano condurre una vita diversa da quella di un qualunque cane o gatto che abbia una corretta morfologia cranica. Animali che d’estate devono essere tenuti al fresco, facendo fatica a gestire le elevate temperature. Sofferenze immotivate, provocate solo per aderire a certi canoni estetici.

La scelta di far nascere animali con fenotipo sofferente dovrebbe essere sempre attentamente considerata e messa in discussione per evitare agli animali inutili dolore, sofferenza, di stress o danno fisico prolungato; soprattutto nel caso in cui ciò non sia giustificato da un importante beneficio a favore della salute umana, animale e dell’ambiente.

Tratto dal parere del CRENBA del 17/09/2019

Occorre arrivare a un divieto di riproduzione e all’estinzione dolce di certe razze volute dall’uomo

Il benessere degli animali viene prima di qualsiasi esigenza commerciale e estetica: alterare la morfologia di un animale per creare soggetti sofferenti deve essere visto come un maltrattamento intenzionale. Con l’applicazione delle sanzioni che la legge prevede per chi causa inutili sofferenze agli animali, senza necessità e con volontà. Animali fatti nascere solo per venire incontro ai desideri del pubblico, spesso neanche correttamente informato delle conseguenze.

Una tesi che anche in Italia iniziano a sposare molti veterinari, riconoscendo come la questione sia stata probabilmente trascurata e sia scappata di mano. La scelta di non iscrivere più certe razze di gatti nei libri genealogici è stata pubblicata sul giornale dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari (ANMVI).

Il parere del CRENBA è scaricabile QUI.