maltrattamenti agli animali nei macelli

Maltrattamenti animali nei macelli ma non solo, visto che è stata aperta un’inchiesta penale sulle condizioni di detenzione degli animali presso l’Istituto Zooprofilattico di Brescia.

Che fra l’altro è il Centro di referenza nazionale per il benessere animale, come riporta in un articolo, davvero inquietante, il Corriere della Sera.

In Francia stanno chiedendo a gran voce che tutte le operazioni che avvengono nel ciclo delle attività di macellazione siano registrate da telecamere.

Per cercare di limitare e sanzionare i maltrattamenti animali nei macelli, che troppo spesso è stato dimostrato che sfuggano a ogni controllo.

In Italia lo Stato si indigna poi getta la spugna con gran dignità, vien da dire utilizzando le parole di Fabrizio De Andrè, considerando che a tante dichiarazioni e promesse fatte nei decenni da ministri e funzionari ben poco è stato davvero fatto per evitare che a un ciclo produttivo già a elevata sofferenza ne sia aggiunta altra solo per trascuratezza, insensibilità, riduzione dei costi e aumento dei profitti.

Ora, paradossalmente, un’inchiesta ha investito proprio la sede di Brescia di quell’istituto di diritto pubblico dove ha sede il Centro di referenza nazionale per il benessere animale: l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, che si dovrebbe proprio occupare, fra le altre cose, di indicare procedure e rilasciare pareri sul benessere degli animali.

L’inchiesta sullo Zooprofilattico parte da un’altra inchiesta, ma dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC) che nulla c’entra con il benessere animale ma che indaga su altri vizi umani, legati a concorsi e appalti irregolari. Da questi accertamenti un’ispezione ha accertato pessime condizioni di detenzione di molti animali secondo quanto afferma il Corriere della Sera. Quello che il giornalista non dice, ma che è doveroso sottolineare, è che in casi come questo il numero di funzionari pubblici che dovevano essere per forza a conoscenza di questa situazione di maltrattamenti era sicuramente rilevante, ma nessuno di questi, nella sua funzione di pubblico ufficiale, ha evidentemente scelto di rispettare gli obblighi che la legge gli impone e, presa carta e penna, abbia scritto alla Procura.

Il nostro è un paese poggia su un substrato di corruzione molto spesso purtroppo, ma che è anche sorretto da una catena infinita di connivenze che risulta difficilissima da spezzare, spesso si rompe solo quando proprio non è più possibile far finta di non vedere. In questo modo negli allevamenti intensivi, nei trasporti e nei macelli si consentono ogni tipo di violazioni e questo è oramai un fatto indiscutibile, dimostrato dalle tantissime inchieste di associazioni, magistratura e di qualche organo di controllo. Nel frattempo il nostro Ministero della Salute, la sanità regionale, che indica anche attività e priorità dei servizi veterinari delle ATS o ASL, e molti degli organi di controllo non riescono a tenere sotto controllo una situazione delicata come questa.

Gli animali, ma anche i consumatori per ragioni diverse, si trovano a dover pagare un prezzo altissimo in termini di maltrattamenti che sono costretti a subire, senza avere una protezione reale e costante, ma potendo contare solo su azioni spot che spesso mirano a garantire più controllati e controllori che non a perseguire il minimo benessere animale. Realtà che vivono anche i nostri vicini transalpini visto una montante protesta delle associazioni francesi contro le nefandezze che vengono compiute nei macelli. Ben vengano quindi le telecamere ma da sole non bastano: occorrono meccanismi diversi e maggiori controlli, occorrono persone sensibili e attente, occorrono medici veterinari con la schiena diritta e la voglia di svolgere con coraggio e determinazione il loro mestiere.

Appare di tutta evidenza che il meccanismo dei controlli non funzioni, che la procedura che ha portato i servizi veterinari pubblici a rivestire la posizione di ente che autorizzano un impianto e, nel contempo, di organi che poi vigileranno sul suo funzionamento si è rivelato perdente, inefficace e forse corruttivo. Questo dualismo non è stato in grado di fornire garanzie che si possano tradurre per un minimo benessere degli animali e non in una infinita serie di violenze, troppo spesso conosciute e non represse. Bisogna che lo Stato smetta di indignarsi per poi gettare la spugna, senza alcuna dignità, ma che abbia il coraggio di scardinare meccanismi di potere, ruoli e convenienze che nelle ATS e ASL possono portare solo a mantenere uno stato di cose che ha dimostrato i suoi limiti. Le associazioni per i diritti degli animali devono schierarsi senza paura contro un Ministero che deve smettere di rassicurare sul benessere animale e cominciare a garantirlo sul serio. Il tempo delle parole è finito da un pezzo.

Gli animali non possono essere dichiarati esseri senzienti dal trattato di Lisbona, recepito in Italia e dietro il quale spesso si cerca di nascondere la differenza che passa fra un’affermazione di principio e lo stato dei fatti, per essere nella realtà trattati come se fossero macchine prive di anima, di sofferenza e sensibilità. Bisogna rispettare il loro diritto, inalienabile, di non subire evitabili maltrattamenti solo per profitto o mancata applicazione delle norme.

In questa battaglia si devono schierare tutti i cittadini, vegani, vegetariani o onnivori, perché è un interesse comune la legalità e il rispetto dei diritti degli animali, delle regole ma anche la pretesa che lo Stato garantisca a tutti i diritti riconosciuti dalle normative e anche quelli che dovrebbero essere garantiti dal semplice buonsenso.