macellazione rituale

La macellazione rituale praticata, senza il preventivo stordimento degli animali, dalla comunità ebraica ed islamica per motivi religiosi, è consentita da una normativa comunitaria.

Voluta per tutelare le minoranze la norma inizia a non essere più condivisa da alcuni Stati europei che stanno valutando di rivedere la deroga.

Non è molto importare entrare nei precetti religiosi che sono alla base della macellazione rituale, praticata per produrre carni halal o kosher, come vengono definite a seconda della religione.

Il punto importante è se sia possibile, in paesi laici e non confessionali, accettare che ulteriori sofferenze siano inflitte agli animali, durante la macellazione, nel nome della religione.

Proviamo a guardare la questione sotto un profilo laico e privo di pregiudizi, visto che sin troppo spesso la macellazione rituale viene utilizzata come strumento di propaganda contro una religione, quella islamica, dimenticando molto spesso che questa pratica, pessima, accomuna due grandi religioni e due schieramenti fin troppo spesso contrapposti.

Nella Comunità Europea e in Italia esistono precise direttive e leggi di recepimento nazionale che obbligano il preventivo stordimento prima della macellazione come un obbligo, non come una buona pratica.

La volontà del legislatore è infatti quella di ridurre al minimo le sofferenze per gli animali durante l’abbattimento, spesso senza riuscirci per una serie di concause, procedendo al loro stordimento prima di procedere alle operazioni di dissanguamento, che dovrebbero quindi avvenire su un animale incosciente.

Queste normative possono essere invece derogate, in nome della tutela delle minoranze per quanto concerne appunto la macellazione rituale, che può avvenire mediante sgozzamento senza preventivo stordimento.

Secondo gli studi fatti un bovino con questo metodo perde conoscenza in un tempo variabile fra i 45 e i 60 secondi: un tempo che potrebbe sembrare breve, ma che così breve non è e per rendervene conto vi invito a guardare il vostro orologio senza fare nulla che non sia verificare quanto sia lungo un minuto.

Non voglio entrare nei dettagli della macellazione, in questo discorso meno rilevanti e sicuramente non graditi a molti che vogliono capire, senza per forza dover essere immersi nella sofferenza, che diventa un’altra forma di violenza che ritengo allontani le persone dalla comprensione di un problema, che invece esiste.

Appare indubbio che la macellazione rituale infligga agli animali una maggior sofferenza, diversamente il legislatore non avrebbe imposto il preventivo stordimento. Quindi diamo per scontato che questa forma di maltrattamento sia legalizzata al solo fine di andare incontro a esigenze derivanti da un precetto religioso.

Credo che questo sia un grande errore perché altre sono le libertà da tutelare e questa non è tale da compromettere la vita o il benessere della comunità ebraica o di quella musulmana, che potrebbe scegliere di non mangiare la carne prodotta secondo le regole della Comunità Europea.

Qualcuno potrebbe dire che questo è un punto di vista opinabile ed è probabilmente vero, visto che diversi possono essere gli angoli di lettura che riguardano religione e diritti degli animali; a dirla tutta non è che nemmeno quella cattolica sia così munifica di attenzioni nei loro confronti e quindi sarebbe davvero difficile scagliare la prima pietra.

Però c’è un dato che non è opinabile: questa deroga sulla macellazione rituale è concessa solo ed esclusivamente per motivi religiosi, per la tutela di comunità confessionali e non per motivi commerciali.

Proprio questo è il nodo dove la soggettività finisce ed inizia il mondo dell’oggettività incontrovertibile: la carne prodotta secondo i metodi derivanti dalle deroghe per la macellazione rituale dovrebbe essere venduta a un pubblico di fede islamica ed ebraica e non a un pubblico indistinto, fatto di consumatori che fanno scelte prevalentemente economiche e non religiose.

Quindi, ricapitolando, in nome della tutela delle minoranze e di una fede religiosa viene posta in essere una minor tutela degli animali, che però non corrisponde esattamente ai criteri che hanno giustificato le deroghe.

Se la Comunità Europea e l’Italia non hanno intenzione di far cessare questo regime derogatorio, come sarebbe auspicabile, si mettano almeno in atto disposizioni per cui la carne prodotta secondo le deroghe per la macellazione rituale non sia posta in libera vendita.

Almeno che possa essere acquistata solo in determinate sedi che garantiscano che l’acquisto avvenga solo da parte dei fedeli e non da parte di persone che acquistano la carne halal o kosher soltanto in quanto costa meno.

Le regole devono seguire il buonsenso e il gran numero di macellerie religiose presenti nelle città non sembrano dimostrarlo. Nel frattempo, grazie a questo, molti animali patiscono una pena accessoria che potrebbe essere agevolmente eliminata. Senza tirare in ballo la festa islamica del sacrificio perché già ora non è consentito, in alcun caso, uccidere gli animali fuori dai macelli.

Ancora una volta la politica usa gli animali e i loro diritti (negati) per dimostrare teoremi davvero risibili.