lupo claudio ucciso dalla stupidità

Lupo Claudio ucciso dalla stupidità di un bracconiere.

Sopravvissuto a un investimento era stato munito di un radiocollare al momento di essere rimesso in libertà dopo le cure.

Stava fornendo dati importanti sul suo comportamento prima che un bracconiere lo uccidesse.

Proprio il suo radiocollare, quello che stava trasmettendo informazioni importanti ai ricercatori del progetto Mirco Lupo, è stato ritrovato tagliato e gettato sotto un ponte di Cessapalombo, un piccolo comune in provincia di Macerata. Nessuno ancora sa dove sia il corpo dell’animale.

Finisce così la storia di Lupo Claudio e finiscono anche tutte le possibilità di avere informazioni importanti sulla vita di questo giovane esemplare che, una volta liberato dopo essere stato investito, si era riunito al branco, per poi lasciarlo nuovamente e iniziare a vagabondare su un area al confine fra il territorio libero e quello del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Sul sito del parco si legge non solo la rabbia del suo presidente Tommaso Navarra, incredulo davanti a tanta umana stupidità, ma anche la determinazione di ricercare l’autore di questo gesto. Appare evidente che il responsabile abbia voluto far sapere ai ricercatori che il lupo era stato ucciso, proprio tagliando il radiocollare e gettandolo per farlo ritrovare.

Questa storia si potrebbe dire che è figlia di un campagna contro i lupi messa in atto in questi ultimi anni, quando da pochi fantasmi che popolavano solo i boschi della Sila i lupi hanno raggiunto una diffusione ben distribuita sul territorio italiano e non solo.

Per questi lupi, per il progetto Mirco Lupo l’Europa e l’Italia si sono spese, hanno stanziato fondi per la tutela del lupo italiano, della sua peculiarietà e per la convivenza sul territorio. La comunità scientifica, quella meno incline a navigare nel mare dei compromessi, conosce infatti l’importanza dei predatori.

Ultimamente il ministro dell’ambiente Gian Luigi Galletti, con il progetto del ministero che consentiva anche gli abbattimenti selettivi dei lupi, ha ridato fiato e vigore a quanti pensano sia impossibile convivere con i predatori. Dando nuova linfa ai bracconieri, quasi ci fosse una giustificazione nel loro operato.

Dopo il rinvio della decisione sull’abbattimento dei lupi qualche esaltato potrebbe aver deciso che uccidere Lupo Claudio avrebbe potuto essere un modo per lanciare un segnale, un pessimo segnale, quasi un avvertimento a dimostrazione del fatto che, legale o meno, l’abbattimento dei lupi sarebbe continuato con tutti i mezzi possibili.

Seguendo un poco il Galletti pensiero che si può riassumere nella dichiarazione fatta dal ministro dove lo stesso affermava che, senza la previsione di abbattimenti controllati, il lupo sarebbe stato in pericolo perché ci avrebbero pensato i bracconieri a ridurne il numero e sarebbe stato peggio. Detto, fatto!

Dopo l’ennesimo episodio di bracconaggio occorrerebbe un provvedimento d’urgenza che stabilisse sanzioni più severe per l’uccisione di animali particolarmente protetti, appartenenti alle specie indicate nell’articolo 2 della legge 157/92. Occorre portare la sanzione da contravvenzione a delitto, punendola con la reclusione fino a tre anni e una multa salatissima, senza possibilità di accedere alle attenuanti generiche e alla sospensione della pena, con esclusione perpetua dalla possibilità di detenere armi.

In questo modo si passerebbe dalla situazione attuale, che prevede l’estinzione del reato versando poche migliaia di euro, senza pene accessorie, a una pretesa punitiva diversa, che senza incarcerare alcuno comporti però una deterrenza molto alta e quindi efficace.

Solo in questo modo possiamo sperare di ottenere una tutela reale dei lupi, dei predatori, così importanti per il nostro ambiente per il mantenimento degli equilibri faunistici, operando una selezione naturale delle prede, senza necessità di mettere in atto continui piani d’abbattimento regalati al mondo venatorio.