lungo viaggio delle orche di Genova
Foto tratte dai profili social dei ricercatori

Dall’Islanda parte il lungo viaggio delle orche di Genova, riconosciute da un’organizzazione islandese grazie alla comparazione fra le selle e la pinne dorsali. L’identificazione dei cetacei è stata resa possibile grazie ai rilievi fotografici fatti in Islanda e, in questo periodo, a Genova compiuti dai ricercatori.

La notizia è stata data da due organizzazioni italiane che si occupano di cetacei tramite la loro pagina Facebook. Questa sarebbe la più lunga migrazione di orche documentata dai ricercatori, dimostrando che i cetacei nel loro vagabondare avrebbero coperto una distanza di oltre cinquemila chilometri.

Il POD di orche staziona sempre al largo di Genova

La spiegazione che danno i ricercatori è che gli animali si siano in qualche modo “persi”, dopo essere entrati in Mediterraneo senza riuscire a trovare più il modo per uscirne. Il mar Mediterraneo potrebbe aver avuto una sorta di effetto nassa, facendo entrare i cetacei dallo stretto di Gibilterra per poi intrappolarli. Le orche sono in grado di orientarsi grazie

Secondo i ricercatori le orche cercherebbero di dirigersi a Nord, forse per tornare in Islanda. Il punto più a nord del nostro mare è rappresentato proprio da Genova: oltre questa posizione la terraferma blocca qualsiasi spostamento impedendo ai cetacei di poter risalire il globo verso acque conosciute.

I ricercatori sono unanimi nell’affermare che ora occorra soltanto aspettare, lasciando agli animali il compito di valutare il da farsi. Pare esclusa la possibilità di un intervento umano che potrebbe solo amplificare i rischi per le orche. In una situazione che al momento appare già problematica ,considerando che un adulto del gruppo sembra che sia in precarie condizioni di salute.

Al momento è difficile prevedere cosa succederà e il punto più importante è che i cetacei non vengano infastiditi. Per questa ragione saranno continuamente monitorati da lontano, per acquisire dati utili alla loro conservazione e per mantenerne il controllo. Le orche di Genova stanno togliendo il sonno a molti ricercatori, che sono disarmati di fronte a una situazione che non può prevedere un intervento umano diretto.