Lotta randagismo servono azioni non buone intenzioni

Lotta randagismo servono azioni non buone intenzioni. Di queste ultime è lastricato l’inferno, quello dei cani di strada. Dei tanti randagi che popolano l’Italia e parte del mondo e che restano prigionieri dell’indifferenza umana rispetto al loro destino.

In molti paesi del mondo i cani randagi affollano le strade e le campagne e sono vittime di massicce uccisioni messe in atto nei modi più crudeli, molto spesso con il veleno. Ma nulla manca nel panorama degli errori travestiti da metodi.

Metodi per il contenimento del randagismo che in alcuni paesi si chiamano sterminio, in altri chiusura nei canili e in altri ancora fame, malattie, maltrattamenti.

Oggi sul Giornale di Sicilia è comparso un articolo, “La ricetta degli esperti – Collaborare e sensibilizzare ecco come eliminare il randagismo“: dopo averlo letto speravo che il titolista avesse buttato lì il solito titolo a effetto. Ma il breve pezzo è peggio del titolo e voglio sperare che le dichiarazioni che il giornalista mette fra virgolette, di un dirigente dei servizi veterinari siciliani, siano state estrapolate da concetti più ampi di maggior respiro.

Oggi queste affermazioni suonano come una beffa, dopo che sono passati circa 22.995 da quando, nel lontano anno 54 del secolo scorso fu promulgato il Regolamento di Polizia Veterinaria che dava disposizioni sul contenimento del randagismo e sulla prevenzione della rabbia.

Il randagismo è un problema europeo e non soltanto

Certo in questo l’Italia si trova in buona compagnia anche con altri paesi dell’Europa orientale, come Romania, Bulgaria, Bosnia, Serbia ma anche Spagna. Non è però una grande soddisfazione saperlo come non migliora la sensazione la certezza che in India e Pakistan si facciano, da sempre, stragi di cani nelle strade, dove non ci sono piani diversi e di più ampio respiro.

Stragi di 6/700 animali alla volta vista la vastità del fenomeno. Peccato che però queste morti, queste stragi non servano e non siano mai servite a risolvere l’annoso problema, solo a sfoltire qua e là una popolazione che, come l’erba di un prato in primavera, ricrescerà ancor più senza interventi davvero risolutivi.

Pensiamo di costruire (ancora) il ponte sullo Stretto di Messina ma non riusciamo a sconfiggere il randagismo e già questo parrebbe davvero una barzelletta, se però il nostro meridione non fosse in realtà la dimostrazione di questo fallimento, considerando che se il randagismo è quasi scomparso al nord trova ancora sacche al centro ma diventa una piaga al sud.

Così sono iniziati i viaggi della speranza dei cani, ma anche dei gatti, che dal sud Italia vengono mandati al nord, spesso malamente è giusto dirlo, con la speranza di trovar per loro una vita migliore. Certezza che non c’è considerando che troppi cani mandati al nord dal meridione finiscono poi per restare rinchiusi nei canili a causa di adozioni emozionali, sbagliate, mal fatte.

La sterilizzazione a tappeto è l’unico possibile rimedio

Per risolvere il problema non ci sono altre strade che quella di mettere in atto campagne di sterilizzazione obbligatoria per tutti i cani non di razza (sono meno colpiti dall’abbandono, anche se non ne sono esenti in modo assoluto), senza fare distinzione fra randagi e di proprietà.

La sorgente da cui nasce il fiume che ingrossa il randagismo parte proprio dall’abbandono e dalla non gestione dei cani messa in atto dai proprietari/detentori, che troppo spesso li lasciano liberi di vagare senza preoccuparsi delle conseguenze. Alle voci contrarie a un piano siffatto bisogna ricordare che ci sono centinaia di migliaia di cani prigionieri nei canili e molti di più vaganti sul territorio. Solo questo è già un motivo più che sufficiente.

Non occorrono grandi idee, solo normative stringenti, controlli, piani efficaci di sterilizzazione e il randagismo, nell’arco di un medio periodo, diventerebbe solo un ricordo. Per questo obiettivo ricordo alle anime belle che sono contrarie a minare l’integrità riproduttiva degli animali, probabilmente equiparando la sessualità animale a quella umana, che non esistono altri sistemi. Non ci sono, non funzionano, non risolvono e bisogna smettere di affrontare un’emergenza che costa sofferenze, maltrattamenti e morte a migliaia e migliaia di cani con uno spirito che, seppur in buona fede, serve solo a perpetuare all’infinito il problema.

Senza poter in tutto questo dimenticare il fenomeno del randagismo felino, problema che sta aumentando in modo preoccupante anche nelle regioni del nord Italia e che non deve affatto essere sottovalutato. Con quello che ogni anno si spende per fare una cattiva gestione del randagismo si potrebbero fare grandi cose, con risparmi che si potrebbero già realizzare in pochi anni, per arrivare, finalmente, a avere la trasformazione del randagismo da emergenza a problema, da tenere monitorato per averlo sotto controllo.

Per la lotta randagismo servono azioni non buone intenzioni.