Orso bruno europeo

Un orso bruno sembra interrogarsi su suo futuro. Non è il solo.

La morte di Daniza, ancora non chiarita ma destinata ad essere sfumata fino a svanire nell’italico oblio che spesso tende a ricoprire i casi scomodi, un risultato l’ha ottenuto: far comprendere quanta improvvisazione/sovrapposizione ci sia in Italia nella gestione dei progetti, spesso qualsiasi argomento riguardino. Non son più rassicuranti le notizie che arrivano sui suoi cuccioli, ancora liberi, che son sempre poche e contraddittorie.

Già su questo blog erano comparsi articoli contenenti non poche perplessità sulle modalità di gestione del progetto e sulle attività informative e preventive che dovevano essere attuate, anche e soprattutto grazie ai fondi del progetto europeo Life Arctos, finalizzato alla tutela dell’orso e alla maggior diffusione delle due popolazioni ancora sopravvissute nel nostro paese: quella del comprensorio alpino nord orientale e quella presente in Abruzzo con l’orso bruno marsicano. Il progetto ha visto la luce nel 2011, ma pochi sanno che avrà il suo termine fra poche settimane, alla fine del 2014, dovendo aver raggiunto il risultato atteso che sul sito del progetto “Life Arctos” è così descritto:  

“Il progetto mira a conseguire i seguenti obiettivi:

  • identificare e implementare misure per una pratica zootecnica più compatibile con la presenza dell’orso;
  • valutare il rischio di trasmissione di patogeni dal bestiame domestico all’orso e mettere in atto misure compensative;
  • analizzare le attuali politiche di indennizzo dei danni da orso e identificare soluzioni innovative;
  • ridurre in maniera significativa l’incidenza dei danni da orso in aree selezionate;
  • incrementare la disponibilità trofica naturale nel settore appenninico;
  • gestire il fenomeno degli orsi confidenti/problematici;
  • elevare il grado di conoscenza della specie da parte dell’opinione pubblica.”

Il protocollo per la gestione degli orsi confidenti/problematici sembra non aver raggiunto i risultati attesi, ma neanche una puntuale attuazione considerando che Daniza è stata catturata senza che fosse possibile inquadrarla, secondo lo stesso protocollo, come un orso aggressivo da rimuovere. Questo appare chiaramente indicato nel documento di programmazione delle attività di gestione:

Non rientra in questa categoria (orsi aggressivi n.d.r.) un orso che, sentendosi in pericolo, reagisce con una aggressione difensiva  come ad esempio :

  • un orso sorpreso mentre si trova su una carcassa/cibo;
  • un orso spaventato o sorpreso all’improvviso;
  • una madre protettiva verso i propri piccoli;
  • un orso provocato dall’uomo;
  • un orso che viene attaccato da cani lasciati liberi;
  • un orso in tana disturbato dall’uomo;
  • un orso a cui viene bloccata la via di fuga;
  • un orso ferito.”

Non risultano essere stati usati diffusamente come strumento di prevenzione nemmeno i mezzi di “dissuasione” previsti dal protocollo, come l’uso di petardi o l’impiego di proiettili di gomma. Né parrebbero essere state attuate altri parti del protocollo relative alla documentazione delle operazioni di anestesia di Daniza, che peraltro nello stesso documento vengono indicate con un possibile rischio morte praticamente irrilevante.

Area di intervento del progetto Life Arctos in zona Alpi

Area di intervento del progetto Life Arctos in zona Alpi

Altro importante impegno del progetto era la sua divulgazione nelle comunità interessate: gli ultimi dati disponibili sul sito di Life Arctos riguardano il 2012 e sono a dir poco drammatici: in quell’anno vennero coinvolte, in Trentino,  217 persone con incontri svolti in 4 comuni. Calcolando che in quell’anno la popolazione del Trentino era di 533.394 unità, suddivise in 217 Comuni, possiamo stimare, pur considerando che il progetto nella sua parte di effettiva diffusione dell’orso riguardasse circa 1/3 del territorio della Provincia Autonoma di Trento,  che lo stesso abbia coinvolto uno 0,18% circa della popolazione. Il resto dell’informazione dovrebbe essere stata basata su opuscoli cartacei e in PDF, peraltro ben fatti, ma sui quali non vi sono dati di diffusione. Forse in questo può essere ricercato un ulteriore motivo dell’intolleranza verso i predatori, dimostrato da una parte rilevante della popolazione, quella coinvolta in attività agricole: scarsa informazione, forse anche troppo patinata, che ha poi fatto prevalere quella più “ruspante” ed immediata dei comitati “no orso”.

Alla fine del 2014 il progetto chiude i battenti e non è dato di sapere se sarà riaperto: dopo questa data i fondi a disposizione diminuiranno in modo rilevante, considerando anche l’attuale congiuntura economica, esponendo quindi gli orsi ad ancora maggiori rischi. Purtroppo prevedo che episodi come quelli che hanno coinvolto almeno due orsi morti durante la cattura e gli atti di bracconaggio potrebbero ripetersi, con maggior frequenza con la diminuzione dei fondi a disposizione, non solo in Trentino, ma anche in Lombardia e nel Parco d’Abruzzo: meno fondi significa infatti anche avere indennizzi più lenti, meno disponibilità a fornire recinzioni elettrificate, meno soldi per la gestione ordinaria e il monitoraggio.

La sopravvivenza dei grandi predatori nel nostro paese è una scommessa ancora dall’esito incerto. 

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Aggiornamento del 16/09/2014: il filmato di un solo cucciolo di Daniza diffuso dalla Provincia. Sull’altro non ci sono certezze, ma sembra sia in buona salute. Certo restano mille incertezze sul loro futuro.