Lo zoo non aumenta conoscenza e rispetto per gli animali

Lo zoo non aumenta conoscenza e rispetto per gli animali, nonostante l’estetica complessiva di questa industria turistica sia molto cambiata rispetto al passato.

Dando al visitatore l’idea di trovarsi in un parco, anzi in un bioparco.

Dar vita un ambiente che possa assomigliare a una savana o a un pezzo di foresta pluviale aiuta a creare nel visitatore l’impressione che tutti gli animali siano nel loro ambiente e quindi in una condizione di benessere.

In antitesi con il circo dove gli animali sono custoditi e esposti in gabbie ben lontane dal poter trasmettere un’idea di serenità degli ospiti.

Il moderno giardino zoologico si è evoluto nel nome e nell’aspetto dando vita al bioparco, dove i visitatori si immergono pensando di essere realmente in un contesto naturale o quasi. In fondo l’industria “zoo”, al pari di tutte le attività turistiche basate sull’intrattenimento/divertimento, deve ricreare l’illusione, la magia, la possibilità di sentirsi in una foresta a pochi chilometri da casa.

Per questo molto spesso i moderni zoo sono molto più attenti ai desideri del pubblico che non alle necessità etologiche degli animali: chi non lo fa paga pegno e il numero dei visitatori decresce sempre più, grazie all’aumentare dell’offerta.

Certo ora tutti gli zoo hanno fondazioni che si occupando di conservazione (in modo più o meno veritiero), fanno didattica con le visite scolastiche. Presentando però una realtà artificiale, falsata, considerando che nessuna azienda parlerà male del suo lavoro o dirà che i suoi ospiti soffrono. Fa parte delle regole commerciali e ogni zoo è un’industria.

Siamo passati dai vecchi zoo italiani come Milano, Torino, Roma e Napoli, dove gli animali venivano esposti come pezzi di un museo vivente in squallide gabbie di rete e cemento a concetti visivamente molto diversi, con ambienti ricreati artificialmente.

Per gli zoo di Milano e Torino era proprio questa la genesi: erano i magazzini di un’azienda che si occupava di catturare e portare in Europa animali da ogni parte del mondo.

Ma ora i tempi sono cambiati e la sensibilità delle persone è diversa: così a Milano lo zoo è stato definitivamente smantellato nel 1992 e la stessa sorte l’ha avuta, pochi anni dopo, Torino che era dello stesso proprietario. Ma questo non ha portato a diminuire il numero di zoo in Italia perché nel frattempo altri ne venivano creati e altri se ne vorrebbero creare, come quello a cui si vorrebbe dar vita a Torino.

L’amministrazione comunale ha infatti approvato un progetto per cui nell’area del vecchio zoo di Torino, nel Parco Michelotti, si dovrebbe costruire una succursale del parco zoologico Zoom, industria turistica con animali recentemente aperta sulle colline torinesi. Ma cittadini e associazioni non ci stanno e da mesi protestano contro quello che viene presentato come una fattoria didattica esotica. Cambia il nome ma non la sostanza.

Le strutture dello zoo sono sicuramente meglio, quasi sempre, di quelle dei circhi ma dietro questo mondo resta sempre sofferenza, cattività, commercio degli animali in esubero o eutanasia, come avviene in Danimarca. Senza che vi sia il bisogno di tenere questi animali prigionieri per divertimento, trasmettendo alle giovano generazioni diversi concetti sbagliati sul nostro rapporto con gli animali.

Primo di tutti quello che la realtà possa essere alterata, facendo diventare un ambiente artificiale un angolo di foresta, illudendo il visitatore di trovarsi li.

Non c’è bisogno di tenere specie esotiche in cattività per insegnare ai bambini i segreti della vita degli animali: molto meglio un buon documentario e per chi se lo può permettere viaggi nei parchi, anche quelli vicino a casa perché il fascino di uno stambecco libero non è diverso da quello di una gazzella nella mente di un bimbo.

Del resto non dimentichiamo che nei tempi in cui non c’era internet e poco si conosceva del mondo, proprio a Torino, Eugenio Salgari ha scritto le più belle storie sull’India creando le avventure di Sandokan senza essersi mai mosso da casa. Lui sì sapeva creare una realtà fantastica e paradossalmente più vera di quanto non sia quella mostrata negli zoo.

E non si dica che i bambini devono conoscere gli animali: credo che molti genitori non vorrebbero proprio raccontare da dove viene quel pezzo di carne che comprano al supermercato o la pelliccia della mamma. Su certe cose meglio non sapere e sulla sofferenza animale meglio stendere un velo.

Resta però il fatto che lo zoo non aumenta conoscenza e rispetto per gli animali, tutt’altro. Almeno lo stato li obblighi, nell’attesa di una miglior legislazione, alla creazione di aree per la custodia gratuita degli animali esotici e pericolosi sequestrati che non si sa mai dove mettere. In questo caso almeno svolgerebbero una funzione importante.

Per tutte le specie animali, dal coccodrillo al pappagallo.