I lupi, come tutti i predatori, hanno tantissimi nemici, ad iniziare da allevatori e cacciatori.

I lupi, come tutti i predatori, hanno tantissimi nemici, ad iniziare da allevatori e cacciatori.

Negli ultimi mesi in Italia sono stati abbattuti una decina di lupi, grazie anche a una legge molto, troppo, debole. Il lupo è un animale particolarmente protetto dalla normativa vigente, ma chi lo uccide rischia una sanzione irrisoria, che spesso neanche coincide con il ritiro della licenza di caccia. Una vergogna che dimostra quanto la nostra legge sulla fauna selvatica sia vergognosamente arretrata e sbilanciata nei confronti della caccia. In Italia non esiste una legge sulla tutela della fauna selvatica, soltanto una norma che regolamenta l’attività venatoria e incidentalmente parla anche di fauna selvatica, in quanto collegata alla caccia. Solo l’Europa ogni tanto ci costringe a repentini cambiamenti, per fortuna, sempre contrastati dalle Regioni che vedono compromesso il loro bagaglio di voti costituito dai cacciatori.

Il lupo è il più grande predatore italiano, se escludiamo l’orso che non ha abitudini alimentari esclusivamente da carnivoro, ed è al vertice della catena alimentare, operando in maniera selettiva proprio sulle popolazioni di ungulati. Quelle popolazioni tanto care ai cacciatori che possono effettuare i cosiddetti “piano selettivi d’abbattimento”, quei piani che il lupo pratica a “costo zero”, togliendo il divertimento ai nostri selecontrollori, come amano definirsi i cacciatori che attuano piani di selezione.

Certo i predatori spesso non sono selettivi e talvolta può capitare che aggrediscano il bestiame domestico, con grande contrarietà degli allevatori: nonostante siano indennizzati non vogliono, infatti, lupi, volpi, orsi e grandi rapaci ritenendoli ancora animali nocivi. Osservando la situazione sotto il profilo scientifico si dovrebbe essere soltanto contenti che i lupi, al pari di orsi e sciacalli e di qualche timida lince, abbiano ricolonizzato la penisola, guastando i piani di chi pensava sarebbero bastate quattro fucilate e qualche boccone avvelenato per contrastare la loro avanzata ed il loro allontanamento dalla “red list”, quella degli animali a rischio di estinzione.

L’avanzata e l’incremento numerico dei predatori dimostra ancora una volta come non sia l’uomo a poter decidere, ma la natura con la portanza ambientale, il fattore che determina quanti animali possano essere sopportati da un dato territorio. Non esiste operazione di reimissione in natura di specie minacciate che possa avere successo se l’ambiente non è adatto a riceverle, non esiste possibilità di eradicazione dovuta soltanto a lacci e fucili e non alla diminuzione della portanza ambientale.

Non è accettabile che l’Italia abbia una legge di tutela della fauna selvatica così indecente, faziosa e asservita allo strapotere del mondo venatorio. Le leggi devono essere fatte nel rispetto dei beni collettivi e non di una lobbie che si occupa solo dei suoi interessi, compromettendo i diritti dei più e la salvaguardia dell’ambiente. Non serve essere animalisti per comprenderlo, basta essere tecnici liberi da condizionamenti, politici ed economici: due virtù davvero quasi estinte in questo paese. Intanto i lupi, nonostante bocconi e pallettoni, crescono di numero, con buona pace di bracconieri vigliacchi e di leggi inutili.