La libertà dalla paura garantisce il benessere di uomini e animali: per gli uomini si traduce nella libertà di giudizio e nelle azioni, per gli animali nel non dover subire situazioni che siano una continua fonte di stress.

Lo diceva gia Roger Brambell nel suo fantastico e illuminato studio che lo ha portato a definire le “5 libertà” indispensabili, quelle da garantire per poter assicurare il benessere degli animali negli allevamenti, che ancora erano lontani dall’essere industrie.

Ancora oggi però troppe persone sembrano non aver capito che il coraggio di combattere la paura, il diritto di non aver paura, di non subire ritorsioni, di non dover vivere in ansia deve essere un diritto per il quale vale la pena di lottare. Non esistono eroi, non esistono persone che affrontano un pericolo senza riflettere: esistono persone che hanno il coraggio di affrontare la paura, che mettono in gioco la tranquillità per l’equità, il vivere tranquillo con la dignità del vivere.

Nel pensare al benessere di uomini e animali ci dobbiamo allontanare dagli stereotipi: non basta vivere ed essere vivi, non basta mangiare e bere e non basta nemmeno riprodursi. Questo non è il benessere, questo è soltanto sopravvivere che, peraltro, per gli animali non è molto diverso dall’agonia. Sopravvivere in modo accettabile, infatti, richiede conoscenza di se, richiede la conoscenza dell’esistenza del futuro, necessita di conoscere la speranza.

Se pensate a quanto la paura, l’ansia ma anche la noia condizionino la vita degli uomini vi renderete agevolmente conto di quanto questi sentimenti, sensazioni e situazioni possano rappresentare una situazione difficile da sostenere per chi le vive, come gli animali, senza avere la possibilità di percepire altro.

Noi che difendiamo i diritti degli animali non possiamo che avere il coraggio di difendere i diritti degli uomini. Diversamente rappresenteremmo una contraddizione in termini, uomini senza coraggio che non hanno il coraggio di pretendere che correttezza, equità e trasparenza siano una parte irrinunciabile del nostro operare.

Per fare un esempio “umano” credo che un’associazione che vive sulla paura dei suoi membri e che, per questo, perdano il coraggio di ribellarsi alle ingiustizie per paura delle conseguenze, rappresenti una realtà inaccettabile. Il giudizio non cambia tanto nei confronti di chi usa questi sistemi per restare al comando piuttosto che per quanti li subiscono senza reagire. La nostra libertà è costata anche la vita a qualcun altro che ha lottato per farcene dono.

Facciamoci un piccolo esame di coscienza prima di decidere se agire, come agire o come riuscire a non mettere la testa nella sabbia, come stupidamente si racconta dello struzzo. Io sono conscio delle mie paure e forse perché ne conosco il peso metto sempre le paure come una causa di malessere, prodromica al maltrattamento, quando faccio corsi sulla tutela dei diritti e sul maltrattamento degli animali.

Fra poco la mia associazione vivrà un confronto elettorale denso di attese, aspettative, paure e anche di molte convenienze. Chissà che questa elezione veda un riscatto dei valori, dell’individuale correttezza per il bene degli animali. Per premiare persone come questa, una delle tante che mi ha scritto una lettera:

Non ho le prove ( e mai le avrò… e a questo punto mi interessa il giusto) che il mio senso dell’onore e della dignità personale nel non chinare la testa di fronte a ciò che lede i miei principi, mi abbia gravemente nociuto. Da ben 21 anni mi sono sempre occupata di cani. Di una passione ne ho fatto un’attività anche lavorativa. Avevo un centro cinofilo e uno fra i tanti interessi che avevo è stato il recupero comportamentale dei cani con disagio esistenziale ( io lo definisco così in quanto derivato dall’ignoranza, in tutti i sensi, dall’essere umano). E siccome io devo TUTTO a loro , mi è sembrato il minimo tirar fuori dai canili quei cani etichettati come “non adottabili”, recuperarli e farli poi felicemente adottare. Le racconto ciò non per “imbrodarmi” ma per spiegarle in breve l’amore e soprattutto il rispetto che ho nei loro confronti. Purtroppo la mia attività è stata interrotta il 31 di agosto e mi ripeto, dopo ben 21 anni, da una segnalazione “anonima”. Il mio Centro Cinofilo non aveva la distanza legale dalla casa più vicina. Questo dispetto (forse il termine giusto è infamità) mi è costato, a 51 anni, la fine di tutto. Come le dicevo, non ho le prove ma io so chi è stato. Una persona che aveva già provato a farmi fuori da Enpa come socio ma che, non essendoci riuscito, ha poi trovato altre strade per farmela pagare. L’unica cosa che infatti mi potrà tener lontana dalla prossima assemblea è che, avendo dovuto mettere in vendita la mia casa per ovvi motivi, a giorni mi trovo costretta a lasciare l’Italia e a cercar “fortuna” in…

Una persona che ha subito con coraggio e conosciuto la paura, ma che ha deciso che il primo non ha prezzo e che la seconda, senza coraggio, è solo vergogna.