Le proteste dei circensi non salveranno il circo

Le proteste dei circensi non salveranno il circo ma forse lo sprofonderanno in un baratro ancora più profondo.

Chi non si adegua alle logiche imposte dal’evoluzione culturale rischia di sparire per sempre.

A poco serve scendere in piazza e protestare contro il disegno di legge governativo che prevede la dismissione degli animali selvatici dai circhi. Considerando che il settore sopravvive grazie ai fondi statali previsti a favore delle attività circensi (leggi qui).

In questo mese negli Stati Uniti chiuderà per sempre il circo più famoso del mondo, il Ringling, Barnum & Bailey che non è riuscito a stare al passo dei tempi, crollando sotto le proteste delle organizzazioni che difendono i diritti degli animali, ma anche a causa del vertiginoso crollo degli incassi.

In Italia poche sono rimaste le voci che si ergono a difesa del circo e queste poche sono davvero fuori dal coro, come quelle dell’ex-ministro Giovanardi o del tuttologo critico d’arte Vittorio Sgarbi, forse più in cerca di un palcoscenico piuttosto che essere davvero sinceri difensori dei circensi.

Del resto al di là di ogni comportamento individuale che possa essere compiuto nei circhi a danno degli animali, e non sono mancate condanne recenti in tal senso, il punto focale della discussione verte proprio sull’impossibilità per il circo di garantire una vita almeno dignitosa agli animali ospitati.

Questo fattore negativo è insito proprio nella natura del circo, inteso come spettacolo itinerante, in continuo movimento, dove gli animali passano più tempo chiusi nei carri che non lavorando in pista.

Vedere poi elefanti agghindati che assumono pose innaturali, come si vede nel numero del circo Barnum nella foto che apre l’articolo, e che nemmeno considerano la loro fisiologia non è più ritenuto tollerabile. Sono cambiati i tempi, la cultura e le conoscenze sugli animali, passati dall’essere considerati macchine animate da Cartesio a esseri senzienti nel trattato di Lisbona, fondativo dell’Europa moderna.

I circhi non sono in grado di garantire nemmeno lo scarso benessere previsto dalla normativa europea sugli zoo, ora diventati tutti bio-parchi abusando spesso di questo termine, proprio per la tipologia itinerante della loro attività. In fondo il circo non ha mai avuto una grande evoluzione, in termini culturali e di benessere per gli animali, rispetto a questa locandina di inizio secolo.

Le proteste dei circensi non salveranno il circo

Non occorre nemmeno più sostenere che gli addestramenti avvengano o siano avvenuti con mezzi crudeli o che gli animali vengano percossi e privati di ogni tutela. Se anche non accade nel presente la mancanza di benessere è sotto gli occhi di tutti e non è più accettato dalle società moderne. Come dimostrano le definitive chiusure verso il circo con animali stabilite in un numero crescente di paesi.

Le proteste dei circensi non salveranno il circo, che potrà continuare a esistere solo modificando la sua natura di spettacolo basato sull’esposizione degli animali, sul mostrare i leoni e le tigri come belve feroci, sul mortificare i diritti degli animali. Che costano e hanno meno pretese degli artisti e forse anche per questo, purtroppo, sono ritenuti così importanti dai circensi per il loro futuro.