cani randagi Bucarest

Cane catturato a Bucarest – RAZVAN LUPICA / MEDIAFAX FOTO

Troppo spesso gli animalisti fanno confusione, purtroppo con la stessa approssimazione dei cacciatori: si condannano le specie considerandole predatori senza scrupoli, nel caso degli animali e le razze dimenticando i valori individuali,  ma non è mai bene ragionare per categorie. Ce lo ha insegnato il nazismo, ma ancora lo ribadiscono i totalitarismi odierni.

Ogni volta che si parla dei cani romeni, delle politiche di sterminio volute dal Governo della Romania, si scatenano sui social media commenti di una violenza inaudita, accusando i cittadini romeni di ogni nefandezza, insultandoli, proponendo violenze nei loro confronti che assumono toni da pogrom degni della storia russa. Chi propone di bruciarli, chi sostiene che sono una razza inferiore, chi propone di impalarli come fece con i nemici il conte Vlad, al secolo conosciuto come Dracula. Così, con la faciloneria tipica dei post sui social media, i commentatori invitano a sterminare i romeni, i rom e anche tutti quelli che li difendono. Questo comportamento è irresponsabile, ma diciamolo, è anche un poco stupido in quanto dimentica che, nell’accusare un popolo, si accusano anche tutte quelle persone, e sono tante, che invece gli animali li difendono, sono rispettosi e cercano di educare i loro figli all’università del rispetto, quella cui molti soloni dei diritti sembrano non aver studiato. Sono tanti i romeni che vanno nei canili pubblici per adottare i cani, che si fanno arrestare per non far catturare i randagi, che animano un movimento di cittadini che tutelano i cani e lottano con polizia, accalappiacani e governo. Accusare i romeni è chiudere la porta in faccia a queste persone, che rischiano e si muovono con spirito identitario al solo scopo di difendere i cani a cui sono affezionati.

Ma attraversando l’oceano il tenore dei commenti non cambia: il festival di Yulin in Cina, dove i cani subiscono ogni sorta di violenza, porta i numerosi frequentatori del “Bar Animal Sport” ad accusare i cinesi di essere la peggior bestia del pianeta, popolo senza educazione, privo di cultura e da sterminare. Commenti che non si possono leggere, portatori di una violenza assurda e nemici di ogni difesa dei diritti umani ed animali.  Come possiamo difendere i diritti di una categoria fragile come gli animali se vogliamo “bruciare i cinesi”, dimenticando che proprio in questo momento centinaia di loro stanno fermando i camion che trasportano i cani, con possibili conseguenze, completamente diverse e ben lontane di quelle tipiche delle nostre democrazie.

Oggi ho letto i commenti su un post fatto da ENPA Torino, alla quale è stato devastato il canile da una supposta incursione di Rom provenienti da un vicino campo autorizzato, che da anni provoca problemi. Due mi hanno colpito in modo particolare: uno sosteneva che la risoluzione del problema era facile, costituita da una tanica di benzina + accendino, un altro sosteneva che a persone che hanno comportamenti assimilabili a quelli dei nazisti non avrebbe mai dato i suoi animali da curare. La pancia e la ragione, si potrebbe dire, dove la ragione rileva l’impossibilità di difendere i diritti degli animali, con sistemi e commenti degni dei campi di sterminio.

Mentre scrivo seguo “Announo” dove si parla di allevamenti intensivi e dove scorrono immagini di reale maltrattamento che succedono in Italia, anche grazie alle omissioni fatte da alcuni servizi veterinari delle ASL, come spesso riportano le cronache anche recenti. Però se guardiamo i commenti sui social si parla di allevatori, di delinquenti che non rispettano le norme, di mancanza di controlli, ma non di italiani da sterminare. La condanna dei diversi è sempre più dura di quella dei nostri omologhi, anche solo di campanile, anche se hanno comportamenti inaccettabili.  Resta comunque il fatto che il benessere animale non dovrebbe essere presidiato dalle inchieste televisive, sempre benvenute, ma deve essere garantito dallo Stato: a questo servono le tasse, le norme, le convenzioni e l’uso dell’etica.

I diritti non possono essere gestiti come un elastico, che si può dilatare e restringere a secondo di chi siano i protagonisti. Chi vuole difendere i diritti deve metterli al centro, non può garantirli a seconda di un criterio di simpatia, di affinità o, talvolta, di complicità. I diritti devono entrare sotto la nostra pelle, essere dentro di noi, non rappresentare una copertura etica, buona per assumere posizioni o per lanciare scomuniche e anatemi.

Io non voglio avere a che fare  con quelli che difendono i diritti degli animali, ma vorrebbero vedere morte intere razze umane, con chi ha una cultura del rispetto unipatica e non empatica, vergognosa e triste.

Il razzismo mi fa orrore, io amo gli uomini, per tutto quello che di buono sono capaci di fare, pur difendendo gli animali e i loro diritti: non potrei mai farlo senza avere rispetto per i miei simili. 

Poveri animali, se continua così non diventeranno mai soggetti di diritto, ma saranno solo oggetti di contesa e continueranno a vivere una vita di sofferenza in nome della logica del profitto.