Lacrime di coccodrillo stanno sommergendo l'Italia

Lacrime di coccodrillo stanno sommergendo l’Italia: sono quelle dei nostri politici che sanno promettere, dispiacersi e distribuire colpe senza spesso avere la capacità di affrontare davvero le emergenze. Così gli incendi divorano il paese, l’ambiente viene deturpato sempre di più e restano solo parole e promesse che mai risolvono.

La leggenda narra che i coccodrilli piangano dopo aver ucciso le loro prede: così sono dette lacrime di coccodrillo le rassicurazioni e la commozione di chi prima lascia che un disastro si concretizzi e poi si dispera per le conseguenze.

In questo momento l’Italia brucia grazie alla siccità e al grande lavoro messo in atto dai piromani, criminali senza scrupoli che per ottenere vantaggi economici o per semplice stupidità, innescano incendi che hanno quasi sempre conseguenze disastrose per persone e animali, ma anche per i costi che si dovranno affrontare per sanare le ferite sul territorio. Certo non è solo colpa della politica se l’Italia brucia, ma purtroppo anni di politiche sbagliate, di leggi non fatte o non applicate, di scelte scellerate nei modi e nei tempi hanno agevolato questa situazione.

Oggi è l’anniversario dei 25 anni dalla scomparsa di Paolo Borsellino, coraggioso e indimenticato magistrato che insieme a Giovanni Falcone, barbaramente ucciso pochi mesi prima, aveva cercato di scoperchiare il malaffare di Cosa Nostra, le sue collusioni con il potere e con la politica dell’isola e nazionale. Oggi si versano fiumi di lacrime, molte delle quali sono lacrime di coccodrillo, versate da uno Stato troppe volte assente, talvolta colluso e da un parlamento troppo impegnato a occuparsi dei problemi dei partiti e della crisi della politica.

Non possiamo dimenticare che lo Stato che oggi piange Borsellino, ricordando la sua morte e quella della sua scorta, affrontata e attesa in modo consapevole,  è lo stesso Stato che non è stato capace di garantire leggi efficaci, che in questi decenni ha consentito a una corruzione dilagante di spadroneggiare, lasciando che sbranasse letteralmente il paese. Proprio come gli incendi stanno facendo sul territorio forestale italiano.

Paolo Borsellino

Lo Stato che ha smantellato la Forestale, senza assicurarsi che l’arrivo della stagione degli incendi vedesse in campo una struttura organizzativa in grado di sostituirla integralmente, magari potenziandola, per capacità operativa nel contrasto degli incendi. Una delle peculiarità operative del Corpo Forestale dello Stato, attrezzato con uomini e mezzi destinati proprio alla lotta contro piromani e incendi boschivi.

Così quest’estate sembra che ci siano problemi per l’impiego dei mezzi che erano della Forestale, per la conversione delle patenti da civili a militari e tutto questo a causa di una ristrutturazione che non è stata correttamente pianificata nel trasferimento di uomini, mezzi e competenze. Il fuoco però non attende e i piromani nemmeno.

Ci sono voluti anni per arrivare alla creazione del catasto degli incendi ma a tutt’oggi, diverse regioni, pezzi del nostro Stato, non hanno ancora adempiuto, agevolando di fatto chi incendia per trarne un vantaggio economico. Siamo un paese a due velocità e a poco sono serviti i sacrifici in vite umane per trasformarlo in una paese dove il rispetto della legalità sia davvero primario. Inutile piangere lacrime di coccodrillo per Paolo Borsellino quando il malaffare regna sovrano.

I cittadini devono essere il motore di questo cambiamento, della reale trasformazione dello Stato in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche perché lo Stato siamo anche noi, siamo tutti noi, e quando le cose non funzionano la colpa è solo in parte della politica: sono i cittadini che da troppo tempo hanno smesso di farla e di controllarla. I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.