Cavalier kinh in negozio di animali

La triste realtà dei cuccioli sequestrati, in tutti quei casi in cui la persona imputata viene assolta da ogni addebito rispetto all’importazione illecita e al maltrattamento di animali.

I cuccioli sequestrati,  durante le operazioni di contrasto all’importazione e al commercio illecito dei cani dai paesi dell’Est, vengono quasi sempre affidati in custodia giudiziaria gratuita a persone che ne abbiano fatto richiesta e che diano garanzie di poterli tenere in modo adeguato. Le richieste sono tantissime, molte ma molte di più del numero degli animali sequestrati, e sono giustificate sia dalla volontà di aiutare questi cuccioli sfortunati, sia per l’allettante possibilità di ottenere un cucciolo di razza (o quasi) gratuitamente. Mentre per altri animali è sempre difficile trovare realtà disponibili ad accollarsi una custodia gratuita lo stesso non avviene per i cuccioli di cani e di gatti, semplificando molto il lavoro delle forze di polizia che hanno operato il sequestro, anche in considerazione del fatto che molto difficilmente le Procure della Repubblica vogliono accollarsi le spese di custodia per gli animali sequestrati, sia per maltrattamento che nelle operazioni contro il traffico dei cuccioli.

La questione delle spese di custodia rappresenta un vero e costante problema ogni volta che viene sequestrato un animale: nessuno le vuole pagare avendo la consapevolezza che la nostra giustizia ci impiegherà anni per definire un procedimento penale , con la conseguente lievitazione dei costi di custodia degli animali e con il concreto rischio che, anche  in caso di condanna, non si riescano a recuperare i soldi spesi dalla pubblica accusa per la difficoltà di reperirli nelle disponibilità dei condannati.

Ma i problemi non finiscono purtroppo qui per i cuccioli che sono posti sotto sequestro. I procedimenti a carico degli imputati possono prendere pieghe inaspettate per i più diversi motivi ma anche per la scarsa tutela, quella reale, non mediatica, che le leggi assicurano agli animali. A questo talvolta si aggiungono atti di polizia giudiziaria non perfettamente motivati, incongruenze fra atti autorizzativi e verbali di ispezione dei servizi veterinari, errori procedurali, ritardi e prescrizioni, difficoltà dibattimentali di varia natura e da ultimo resta sempre in agguato l’archiviazione per particolare tenuità del reato. Può quindi succedere, come accaduto recentemente nel processo a carico di un commerciante di animali della provincia di Varese, che il giudice assolva l’imputato dai reati connessi all’importazione e al maltrattamento degli animali e ordini la restituzione dei cani al legittimo proprietario, l’imputato. La legge infatti non distingue fra oggetti, beni materiali  e animali che per le norme sono appunto equiparati alle cose, beni materiali che vanno restituiti senza contare l’affetto e l’impegno delle persone che li hanno custoditi. In questo modo, dopo anni di vita insieme, agli affidatari non resta che una possibilità: acquistare i cani dalla persona che è stata assolta, dal commerciante di animali che a questo punto ha una leva molto grande verso queste persone: l’amore per i loro cani.

La restituzione dei cuccioli è un provvedimento ineludibile per il giudice che assolve, che non può tener conto  delle ragioni emotive e sentimentali dei custodi, in virtù delle disposizioni a cui deve sottostare. In tutto questo però, è palese, che manchi completamente la tutela nei confronti di quelle persone che per hanno speso soldi per nutrire, curare e tenere correttamente i beni che lo Stato, quello con la “S” maiuscola, gli ha affidato senza riconoscergli un solo euro, negandogli poi anche la tutela per i loro sentimenti. Si può proprio dire “oltre il danno, la beffa”, visto che non solo i custodi hanno sostenuto un impegno per questi cuccioli, ma possono improvvisamente trovarsi di fronte alla scelta obbligata di doverli ricomprare o restituire, a seconda delle decisioni insindacabili del commerciante.

Appare di tutta evidenza che questa norma deve essere rivista, poiché non si sta parlando di beni ma di esseri viventi, che vanno tutelati unitamente ai loro nuovi compagni di vita. Sarebbe sufficiente l’applicazione obbligatoria per legge, almeno per il reato di traffico di animali e maltrattamento di animali destinati alla vendita, della normativa penale che consente l’alienazione dei beni di difficile custodia al prezzo al quale è avvenuto l’acquisto: in caso di assoluzione l’imputato avrà diritto ad avere il prezzo d’acquisto degli animali (fra i 30 e i 50 Euro massimo), mentre in caso di condanna i soldi andranno allo Stato. In questo modo tutte le parti avrebbero la corretta tutela e gli animali non rischierebbero di essere allontanati dalle famiglie che di fatto li hanno adottati, avendoli già acquistati nelle fasi immediatamente successive al sequestro.

La tutela degli animali dal maltrattamento è sempre più aleatoria, anche considerando che spesso i giudici non riescono a qualificare come reale maltrattamento quello psico-fisico, ambientale, non traumatico per carenza di conoscenze, affidandosi spesso per la formazione del loro convincimento anche ai consulenti dell’imputato, per formulare un giudizio su una materia davvero molto specifica.

 

Le leggi che tutelano in apparenza, senza preservare effettivamente i diritti nella sostanza, sono controproducenti, dando all’opinione pubblica l’idea di una tutela effettiva ed efficace che molto spesso non esiste, come possono testimoniare gli addetti ai lavori che troppo spesso hanno modo di toccare con mano i danni prodotti da normative poco chiare, di difficile applicazione, con pene irrisorie. Molto spesso i cittadini si fermano alla cronaca giornalista, che enfatizza arresti e perquisizioni e non da quasi mai notizia degli esiti dei procedimenti, tranne per quelli di grande rilievo mediatico. Una sorta di annunciazione di una punizione che molto spesso non arriverà mai, nella grande corsa a ostacoli fra prescrizione, interpretazione, approssimazione e connotazione del reato.

Nulla appare più aleatorio della scritta presente nei tribunali: la legge è uguale per tutti, mentre lo è sempre più spesso quella di orwelliana memoria: la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali di fronte alla legge. Questa è la triste realtà dei cuccioli sequestrati in caso di assoluzione dell’imputato.